Dolore cronico, troppe carenze legislative sull’uso dei cannabinoidi

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Foggia, 3 gennaio 2019 – “Il consumo di cannabis è inadeguato, in un contesto di tanto dolore cronico, troppo sottovalutato ovvero bistrattato”, afferma Leonardo Consoletti, Direttore Struttura SD di Medicina del Dolore dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Foggia.

Intanto, secondo l’esperto, manca ancora un’adeguata cultura e una giusta informazione sugli oppiacei, non solo nel mondo ospedaliero-universitario e istituzionale ma anche in quello dei medici di famiglia e dei pazienti. E poi “occorre rendere la cannabis più facilmente disponibile e a costi contenuti” sottolinea il medico foggiano, e aggiunge che “sarebbe importante renderla rimborsabile da parte di tutte le Regioni in maniera omogenea.

“In Italia – fa notare – si sta facendo molto poco per ridurre il dolore cronico” e suggerisce anche di dar vita a più movimenti o associazioni sul modello della Fondazione Isal di Rimini che da diversi anni si propone di diffondere tra i cittadini i contenuti della legge 38/2010 (legge sul dolore – ndr): lotta al dolore inutile quale è il dolore cronico e il diritto ad avere un ristoro del proprio dolore in ogni dove d’Italia, in maniera omogenea e senza differenze di trattamento.

Molte inoltre le criticità dal punto di vista legislativo ed etico. E tra le tante, Leonardo Consoletti evidenzia quella per la tutela legale dei pazienti alla guida di autoveicoli e che devono assumere oppiacei e/o cannabinoidi per motivi clinici.

Ma cosa c’è di nuovo nel confronto Cannabinoidi – Oppiacei? “Per i Cannabinoidi ‘antalgici’ stanno crescendo le evidenze di efficacia ma sono ancora anedottiche: il timore è di essere allo stesso anno zero dei cinquemila anni fa dell’oppio che pure nasce come una pianta. Da allora si è avuto un lungo cammino per gli oppiacei ma ancora vi sono difficoltà prescrittive in tutto il mondo. Oggi il timore è quello di ripetere con la cannabis gli stessi errori”, risponde l’esperto.

“La vera novità – conclude Consoletti – potrebbe essere allora quella di condurre seri studi scientifici per giungere a livelli di EBM (evidence based medicine) accettabili per facilitare la prescrizione  sia di cannabinoidi che di oppiacei”.

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