Costituito all’IDI il Working Group Melanoma. Nel team di lavoro l’eccellenza italiana

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Primo obiettivo, comprimere i tempi tra risultati della ricerca oncogenetica e beneficio per i pazienti. L’attività del Working Group, coordinata da Giandomenico Russo, direttore del laboratorio di Oncologia Molecolare all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma, tra i più importanti centri europei per la cura della pelle può contare sulla sinergia generata con altri quindici IRCCS che, uniti in rete, hanno accesso a un terzo dei nuovi casi/anno in Italia (circa 4 mila) e 1.300 pazienti già in terapia

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Roma, 5 febbraio 2018 – Individuare biomarcatori in grado di predire la terapia col minor tasso di collateralità possibile in assenza di beneficio clinico: è l’obiettivo primario del Working Group Melanoma, unità collaborativa composta da esperti medici e ricercatori nata, assieme ad altre sei, attorno ad Alleanza Contro il Cancro, la più grande rete di ricerca oncologica italiana che aggrega l’élite oncogenomica del Paese. Il protocollo, una volta a regime, garantirà anche una sensibile riduzione della spesa farmaceutica oncologica sostenuta dal Sistema Sanitario Nazionale per terapie ad alto costo.

L’attività del WG, coordinata da Giandomenico Russo, direttore del laboratorio di Oncologia Molecolare all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma, tra i più importanti centri europei per la cura della pelle – e dove trova sede e laboratori la segreteria operativa dello stesso WG – può contare sulla sinergia generata con altri quindici IRCCS che, uniti in rete, hanno accesso a un terzo dei nuovi casi/anno in Italia (circa 4 mila) e 1.300 Pazienti già in terapia.

“Il melanoma – commenta Russo – è un tumore aggressivo delle cellule melanocitarie, quelle che, per semplificare, colorano la nostra pelle. Sono presenti per lo più negli strati cutanei, per circa il 95% ma anche in altre parti del corpo come le mucose dell’esofago e dell’occhio. Nel cinquantennio compreso tra il 1950 e il 2000 – informa Russo – il Melanoma è aumentato del 600% e nella fascia d’età tra 0 e 50 anni è una delle neoplasie più frequenti. Nel 2018 sono attesi circa 14 mila casi con una leggera prevalenza per gli uomini stimata a circa 7.300, mentre l’incidenza tra le donne dovrebbe attestarsi intorno ai 6.700”.

Punto di partenza del lavoro del Working Group del melanoma è la caratterizzazione delle alterazioni genomiche dei tumori nell’attuale routine clinica: solo pochi geni – delle centinaia alterate – vengono comunemente analizzati e non tutti i pazienti accedono a queste analisi. L’utilizzo delle tecnologie di nuova generazione (NGS – Next Generation Sequencing) consente al WG di effettuare un sequenziamento rapido – a costi contenuti e su larga scala – del genoma utile all’identificazione della migliore strategia terapeutica per ogni paziente.

“All’inizio, scoprire che il Melanoma mutava in almeno 30 mila modalità differenti ci aveva particolarmente impensieriti – dice ancora Russo – anche se poi abbiamo compreso che in chiave immunoterapica eravamo dinnanzi a un vantaggio: la formazione parallela di nuovi antigeni permette infatti di stimolare il sistema immunitario a reazioni più incisive contro il Melanoma tramite farmaci in grado di stimolare la risposta immunitaria”.

Un lavoro importante coordinato per la parte clinica da Paolo Ascierto dell’Istituto Pascale di Napoli e per la parte preclinica da Licia Rivoltini dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, entrambi punti di riferimento nazionale e internazionale sulla materia.

“L’attività del WG – ha concluso Russo – è focalizzata pertanto ad accorciare quanto più possibile i tempi tra i risultati della ricerca oncogenetica e il beneficio relativo per i pazienti favorendo la diffusione e l’implementazione dei test partendo dagli IRCCS ed espandendo poi il modello agli altri operatori sanitari nazionali”.

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