Chirurgia del tumore della prostata: ‘Approccio Bocciardi’. I dati a 10 anni dal primo intervento

Il chirurgo Aldo Bocciardi, direttore del reparto di urologia dell’ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, ha eseguito ormai oltre 900 operazioni con questa tecnica che utilizza il sistema DAVINCI® e il risultato è una riduzione al 20% dei casi di disfunzione erettile e al 5% quelli di incontinenza urinaria, contro percentuali fra il 30 e il 100 e fra il 10 ed il 40 del passato, rispettivamente, con soli 3 giorni di ricovero e relativo risparmio sulla spesa pubblica. La sua nuova metodica fa scuola in tutto il mondo. La neoplasia prostatica colpisce ogni anno oltre 36.000 italiani (dati AIRTUM), è la seconda causa di morte per tumore nell’uomo e non esiste una prevenzione primaria specifica

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Prof. Aldo Bocciardi

Milano, 23 maggio 2016 – Nuove conferme per la chirurgia del cancro alla prostata con il metodo mini-invasivo ideato dal chirurgo Aldo Bocciardi, Direttore del reparto di Urologia all’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, che utilizza l’evoluzione robotica della laparoscopia grazie al sistema davinci® con un approccio anatomico differente rispetto alle tecniche tradizionali.

La novità introdotta da questa tecnica – ricordiamo – consiste nel diverso percorso anatomico: “Puntando sulle potenzialità del super-ingrandimento ottico e tridimensionale e sull’ampiezza di movimento e di rotazione del braccio robotico – spiega Bocciardi (60 anni, milanese di adozione, ma ‘di fiere origini toscane’) – incidiamo il peritoneo parietale, lo strato che riveste le pareti della cavità addominale nello spazio fra la vescica e il retto, accedendo così alle vescicole seminali e alla prostata nel pieno rispetto dei fasci nervosi. In questo modo, i rischi non sono del tutto debellati, ma decisamente minori. L’incisione è molto ridotta quindi meno traumatica, evitando l’eccessivo sanguinamento”.

In pratica si arriva alla prostata attraverso un percorso che passa dietro la vescica, ottenendo così una migliore preservazione della continenza urinaria e un migliore risparmio dei nervi deputati all’erezione, il tutto rispettando la priorità oncologica di eradicazione del tumore.

Neoplasia prostatica: 36mila casi
La neoplasia prostatica colpisce ogni anno oltre 36.000 italiani (dati AIRTUM), è attualmente la neoplasia solida maligna più frequente nell’uomo, costituendo il 15% circa di tutte le neoplasie maschili ed è la seconda causa di morte per tumore nell’uomo, dopo la neoplasia polmonare. Non esiste una prevenzione primaria specifica.

Raro prima dei 45 anni, il tumore della prostata ha una incidenza che incrementa progressivamente con l’età che quindi rappresenta il fattore primario di rischio. Sono infatti più colpiti gli uomini con una età superiore a 65 anni con un picco di incidenza tra i 72 ed i 74 anni. Tra i 60 e gli 80 la malattia si presenta in 1 uomo su 8.

Altri fattori di rischio importanti sono la familiarità, la dieta (sembrano essere fattori protettivi un elevato apporto di vitamina E, di licopene e di acidi grassi omega-3), la razza (quella afroamericana è a maggior rischio di tumore) e lo stile di vita in generale.

Il tasso di guarigione del cancro alla prostata è elevatissimo (oltre l’80%) ma fino a ieri, dopo l’intervento, era forte il peso di conseguenze funzionali come incontinenza urinaria ed impotenza sessuale. Con l’“Approccio Bocciardi”, dopo l’operazione la vita quotidiana può riprendere in tempi molto brevi e con essa anche il desiderio di una relazione soddisfacente con se stessi e con gli altri.

Nuovi risultati
La tecnica di Bocciardi, presentata per la prima volta nel 2010 alla comunità scientifica sulla rivista “European Urology”, nel tempo è stata perfezionata permettendo di migliorare i risultati, come dimostrato dalle pubblicazioni scientifiche. Inoltre l’esperienza ha portato il chirurgo di applicarla anche ai casi oncologicamente più complessi. Attualmente Bocciardi è arrivato alla soglia dei 1000 interventi eseguiti con il suo approccio e i risultati indicano una riduzione al 20% dei casi di disfunzione erettile ed al 5% quelli di incontinenza urinaria, contro percentuali fra il 30 ed il 100 e fra il 10 ed il 40 del passato, rispettivamente.

Riscontri clinici
Il chirurgo spiega: “Con l’approccio retro-vescicale alla prostatectomia radicale robotica, entro un mese dall’intervento il 95% dei pazienti non presenta incontinenza urinaria e la maggior parte di loro (escludendo chi presenta deficit erettile già prima dell’intervento) presenta erezioni valide e rapporti sessuali soddisfacenti. Tutto questo, mantenendo l’obiettivo primario che è quello oncologico, ovvero l’asportazione e la cura del tumore della prostata. I riscontri clinici positivi riguardano anche altri parametri importanti: fino agli anni ’90, con la prostatectomia radicale con tecnica a cielo aperto si rendeva necessaria quasi sempre una trasfusione di sangue a causa dell’emorragia in una percentuale di casi tra il 20 ed il 40. Oggi il dato è sceso al 10%”.

Rilevante pure il dato economico: la spesa per un ricovero ospedaliero normalmente è di alcune centinaia di euro al giorno, con l’“Approccio Bocciardi” il paziente viene dimesso dall’ospedale dopo soli 3 giorni. Con la chirurgia tradizionale “a cielo aperto” la degenza era di 8-10 giorni.

Quando si può applicare
L’“Approccio Bocciardi” è applicabile nei casi in cui le condizioni cliniche generali del paziente e le caratteristiche della malattia consentano l’indicazione al trattamento chirurgico. I trattamenti disponibili per il tumore della prostata, infatti, sono molteplici e la scelta terapeutica si basa su diversi fattori. “In generale – dice il dott. Bocciardi – l’intervento chirurgico si attua nei pazienti con aspettativa di vita superiore ai 10 anni e consiste nella asportazione completa della prostata, delle vescicole seminali ed eventualmente dei linfonodi loco-regionali. L’obiettivo primario è l’eradicazione completa della malattia preservando, laddove tecnicamente fattibile e oncologicamente corretto, la continenza urinaria e la funzione erettile grazie al risparmio delle strutture neuro-vascolari deputate all’erezione e mantenendo l’integrità anatomica del collo vescicale”.

Dove: in Italia e all’estero
L’“Approccio Bocciardi” sta facendo scuola in tutto il mondo. Il chirurgo è chiamato ad eseguire sessioni di chirurgia in diretta a scopo formativo ai più autorevoli convegni mondiali come nel 2015 quelli di Bilbao, Istanbul, Aalst. In Italia, la sua metodica è applicata anche a Roma, Grosseto e Bassano del Grappa; il Direttore del principale istituto di urologia degli Stati Uniti la applica da tempo, apprezzandone i risultati e ancora in Francia, dove il noto chirurgo Richard Gaston di Lione è stato uno dei primi a riconoscerne il valore.

fonte: ufficio stampa

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1 Risposta

  1. Nicola Dinapoli scrive:

    Non leggo i dati sulle chirurgia R1, quelle cioè con residuo di malattia che obbligano ad un trattamento radiante adiuvante che diventa il vero atto curativo del paziente, visto che poi le dosi da somministrare sono le stesse del trattamento radicale, con effetti collaterali aumentati dalla precedente (inutile) chirurgia. E se si obietta che la chirurgia ha comunque effettuato un debulking ricordo che non esiste NESSUN dato che affermi la validità oncologica di quest’atto (il debulking)

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