Amore e passione

coppia-al-tramontoSecondo Wikipedia l’amore “è un sentimento intenso e profondo di affetto, simpatia e adesione, rivolto verso una persona, un animale, un oggetto o verso un concetto, un ideale.” L’amore “romantico” è struggimento, comunione, affetto, passione fisica ma soprattutto spirituale, diverso dal sentimento d’affetto verso i membri di una famiglia o verso altri esseri umani. Il termine amore viene anche utilizzato per definire l’intensa passione per qualcosa o come forma di dedizione totalizzante a un ideale, per es. spirituale o religioso.

Ovviamente queste definizioni lasciano il tempo che trovano. È necessario tornare alla filosofia greca per comprendere qualcosa in più. Secondo il pensiero greco pre-platonico l’amore, l’Eros, è un Demone che impregna la mente, che ossessiona la psiche dell’uomo sino a portarlo alla follia o alla morte. L’idea della donna amata è talmente impregnante da non lasciare spazio ad altri pensieri. Tutto ci conduce a Lei. Nessun’altra ci interessa. Nulla è possibile senza di Lei. Il respiro, il battito cardiaco ci sono solo se Lei è con me. La vita ha senso solo perché esiste Lei. La sua perdita significa morte. Nella medicina ippocratica dell’isola di KOS, mille anni avanti Cristo, questo invasamento era definito “follia amorosa” e come tale veniva trattata (l’invasato veniva calato in un pozzo con dei serpenti sacri).

Sempre secondo la filosofia greca anche l’amore, come tutte le cose in natura, è ciclico come le stagioni. All’inizio c’è l’Eros, la passione, la potente pulsione vitale, il desiderio. Poi segue la Filia, l’affetto profondo, meno tormentato e agitato, più stabile e sicuro. Infine l’Agape, la comunione, la condivisione di un progetto comune. Ma come in tutti i sentimenti anche l’Amore presenta un’ombra, un lato oscuro. Dall’agape si può passare alla Fobia, alla paura di perdere la propria identità ed il senso dell’esistenza. L’altro ci spaventa e preoccupa. Il passo successivo è il “Neikos” la rabbia, la vendetta, la violenza. Ma il cerchio si deve chiudere e quindi l’ultimo gradino è “Thanatos” la morte. Che l’Eros si può rovesciare nell’odio questo gli antichi greci lo sapevano benissimo tanto che negli Argonauti la maga Medea arriva ad uccidere non solo la rivale in amore, ma anche gli stessi figli per punire Giasone. In questo caso i bambini non erano persone, ma rappresentavano e sostituivano l’uomo amato. Sigmund Freud, profondo conoscitore del mondo ellenico (dopo alcuni viaggi ad Atene era un competente collezionista di classici e cimeli) riprende molto questi concetti tanto da definire la psiche in bilico tra due pulsioni: Eros principio di vita, Thanatos principio di morte.

Nel simposio di Platone gli intellettuali ateniesi espongono, durante una cena con abbondante vino, la loro idea di amore. Agatone, il padrone di casa che festeggia, parla di Eros come il più giovane e bello degli dei. Per lui l’amore è bellezza, gioventù, vigore fisico, potenza. Pausania invece parla di Amore spirituale (Afrodite celeste) e amore volgare, fisico (Afrodite Pandemia) mentre il medico Erissimaco parla di Afrodite polimnia, cioè portatrice di caos, disordine, disastri invece che di armonia ed equilibrio. Originale è il discorso di Aristofane che ricorda il mito degli androgini, esseri dispettosi e irriverenti con due teste, quattro mani e 4 gambe. Zeus per punirli li divise in due formando un uomo ed una donna. Divisi, per tutti la vita cercheranno di ricongiungersi per ritornare alla forma primordiale. È invece Socrate che riscuote il maggior consenso. Per lui Eros è figlio di Poros (bisogno) e Penìa (povertà). Non è bello, atletico come Agatone voleva far pensare, ma magro, scaltro, furbo e malizioso. Essendo figlio del Poros e Penìa, il filosofo ateniese voleva trasmettere l’idea che solo chi ha coraggio e fame di passioni, di bellezza, di verità è capace di amare. L’uomo sazio, ricco, soddisfatto non sente il bisogno di innamorarsi.

Per gli antichi romani una sintesi del concetto di Amore si trova nell’Asino d’oro di Apuleio. Qui viene raccontata la storia di Eros e Psiche. La giovane fanciulla è felice di amare al buio il suo uomo fino a quando non decide di vederlo in volto. Da quando illumina con una lampada ad olio il bel viso del giovane amante iniziano le sue disgrazie che arriveranno a condurla sino al regno dei morti. L’autore ci mette in guardia da un Eros vissuto senza mistero, senza fantasia, sogno, senza incantesimi ma in modo esplicito, pubblico e quindi osceno.

Per la psicanalisi l’eros mette in discussione l’identità di una persona. L’uomo in preda a pulsioni incontenibili dimentica di essere marito, padre, lavoratore. L’identità richiede un lavoro continuo, difficile, pesante. L’eros distrugge tutto in pochi attimi. Qualsiasi pudore, resistenza, cade di fronte a lui. Solo per Jung l’Eros può essere energia, forza, vita. Per lui vale il mito di Anteo, il gigante che affronta Ercole e che ogni volta che cade trae energia e forza dalla viscere profonde della terra (è figlio di Gea). Solo l’inconscio sotterraneo può alimentare il principio di vita. Ercole per uccidere Anteo è costretto a sollevarlo da terra.

Per la psichiatria l’amore è una condizione di ossessione ipomaniacale impermeabile a tutte le evidenze. A differenza delle forme fobiche ossessive non porta malessere e sofferenza, ma euforia e gioia. Non dormo ma sono felice. Non mangio ma sono pieno di energia. Per la medicina questa psicopatologia va curata con neurolettici che bloccano la libido, il nucleo accubens della gratificazione, le vie del piacere (appiattimento affettivo).

Per la chiesa l’Amore è donarsi. È la gioia di dare ciò che si possiede. È la prima religione al mondo che spiega che donare è meglio che ricevere. Fare il bene agli altri significa stare bene, provare gioia. Enzo Bianchi, il teologo priore della Comunità di Bose in Piemonte, spiega nei suoi scritti che il vangelo più volte riprende il concetto di “non fare agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te”. Il cristianesimo è l’unica religione che indica il “perdono” come l’unica strada per giungere all’amore ovvero alla “gioia interiore”. Le altre religioni monoteiste addirittura parlano di “vendetta”.

A questo punto, essendo convinto di aver confuso le vostre idee sull’amore, concludo precisando che l’Amore, quello con la A maiuscola, non esiste. Esiste invece la “relazione” tra due persone. È il “rapporto interpersonale” che produce energia, emozione, felicità. Senza l’altro tutto diventa inutile, sterile, senza senso. Vivere con l’altro è la nostra natura. Da solo sono confuso e perso.

Pierluigi Vergineo

Pierluigi Vergineo

Medico Chirurgo Specializzato in Neurologia. Psichiatra presso l’Ambulatorio di Alcologia – Servizio Tossicodipendenze ASL BN1 di Benevento

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