Al Policlinico Gemelli il primo Centro in Italia per la cura del linfedema, malattia che colpisce gli arti

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All’inaugurazione l’intervento del prof. Isao Koshima, Full Professor della Tokyo University, e maggiore esperto mondiale del trattamento della patologia che colpisce soprattutto le donne che hanno effettuato interventi di chirurgia oncologica per asportazione di un tumore al seno o all’apparato ginecologico, ma non solo. Il nuovo centro del Gemelli offre terapie microchirurgiche di ultimissima generazione in grado di curare in modo risolutivo i pazienti affetti da una invalidante patologia, spesso sottovalutata e sotto diagnosticata, che In Italia colpisce circa 40mila persone, e migliorare la loro qualità di vita

piedi-di-donnaRoma, 22 giugno 2016 – Apre presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma un centro unico in Italia per la cura del linfedema, una malattia sempre più diffusa che colpisce i vasi linfatici degli arti ed è caratterizzata da gonfiore. Diretto dalla prof.ssa Marzia Salgarello, Direttore UOC Chirurgia Plastica e Ricostruttiva – Responsabile del Centro per il Trattamento Chirurgico del Linfedema del Gemelli, si tratta della prima struttura dedicata al trattamento dell’invalidante patologia con un approccio microchirurgico di ultimissima generazione, caratterizzato da metodiche cosiddette “fisiologiche”, ovvero che agiscono nel pieno rispetto di anatomia e fisiologia del sistema linfatico.

Il Centro è stato concepito con l’obiettivo di rivolgersi all’enorme numero di pazienti affetti da questa condizione (sono 40.000 l’anno i nuovi casi di linfedema, gli stessi numeri del cancro della mammella) che fino a oggi sono rimasti, di fatto, “orfani di cura”.

L’inaugurazione si è svolta alla presenza dell’ing. Enrico Zampedri, Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli e del prof. Rocco Bellantone, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, insieme con il prof. Giovanni Scambia, Direttore del Polo per la Tutela della Salute della Donna e del Bambino al cui interno il Centro per il Linfedema è collocato.

Nella giornata inaugurale si è tenuta anche la lectio “La supermicrochirurgia nel trattamento del Linfedema” del prof. Isao Koshima dell’Università di Tokyo, tra i massimi esperti mondiali sulla patologia del sistema linfatico.

“Il Centro – spiega la prof.ssa Salgarello – completa la carta dei servizi del Policlinico Universitario A. Gemelli in campo oncologico offrendo risposte anche finalizzate al miglioramento della qualità della vita dei pazienti colpiti da tumore che troppo spesso vivono il paradosso terapeutico secondo cui guariscono dal cancro, ma al costo di dovere affrontare una patologia benigna, ma cronica e invalidante, qual è il linfedema”.

La malattia
Il linfedema periferico è una patologia cronica, progressiva, debilitante causata dall’accumulo patologico di liquido (linfa) nei tessuti (linfostasi) degli arti superiori o inferiori. Le principali forme di linfedema che si osservano sono: “primarie”, dovute a malformazioni dei vasi del sistema linfatico, e “secondarie”, dovute a eventi avversi esterni che alterano la normale funzione del sistema linfatico. La chirurgia oncologica è tra la cause più frequenti di linfedemi secondari.

In Italia si registrano circa 40.000 nuovi casi all’anno di linfedema, tra forme primarie e secondarie. Tra il 5 e il 41% delle donne con tumore della mammella, dal 2,4 al 41% delle donne con tumore della cervice, dell’utero e delle ovaie, e tra il 25 e il 67% delle donne con tumore della vulva sviluppano linfedema dopo trattamenti oncologici. Un impatto notevole di questa patologia si osserva anche dopo trattamenti oncologici per tumori prostatici, melanomi e sarcomi.

Il linfedema riduce la funzionalità dell’arto interessato; può associarsi a dolore, a infezioni ricorrenti e alterazioni cutanee; può rendere molto difficile la vita sociale e di relazione, impattando sulla qualità di vita; raramente può evolvere in una patologia maligna, il linfoangiosarcoma. Il linfedema normalmente si osserva a distanza di 1-4 anni dopo la chirurgia oncologica. Spesso sottovalutati, i pazienti arrivano a diagnosi di linfedema quando il “gonfiore” è stabile e persistente, e quindi in uno stadio clinico intermedio o avanzato.

A chi si rivolge il nuovo centro
Tutti i pazienti affetti da linfedema sia primario che secondario possono far riferimento a questo centro per conoscere le possibilità e le diverse opzioni terapeutiche. Per i pazienti con fattori di rischio per linfedema si consiglia di effettuare una visita di controllo ambulatoriale entro l’anno dalla conclusione delle terapie oncologiche, indipendentemente dai sintomi.

In questo modo diviene possibile effettuare la diagnosi precoce di linfedema, anche grazie all’ausilio di una metodica diagnostica di ultimissima generazione, minimamente invasiva e ambulatoriale quale “la linfografia a fluorescenza con verde di indocianina”.

Rivolgendosi al CUP (SSN – 0688805560) o all’ALPI (800-262272) si può prenotare una visita ambulatoriale di Chirurgia Plastica per ottenere una prima valutazione. La diagnosi precoce della malattia è importante perché consente di evitare la progressione del linfedema. Inoltre, le possibilità di successo della microchirurgia aumentano quanto più precoce è lo stadio della malattia.

Le cure
Fino a oggi il linfedema è stata considerata una malattia trattabile solo da un punto di vista sintomatico, utilizzando la terapia fisica combinata. Questa prevede un impegno a vita da parte del paziente il quale, oltre alla fisioterapia decongestionante, deve indossare a vita indumenti elasto-compressivi e attenersi scrupolosamente e quotidianamente ad alcune “regole” per evitare la progressione della malattia e le possibili infezioni (“skin care” quotidiano, attenzione agli sforzi di ogni tipo, utilizzo di repellenti soprattutto in estate per limitare al massimo le punture di insetto, attenzione anche a piccoli traumatismi, cautela nell’esposizione solare diretta. Tutte queste attenzioni servono a evitare di incorrere in una linfangite, malattia intercorrente che farebbe aggravare il linfedema e comporterebbe un peggioramento ulteriore).

Presso il nuovo Centro del Policlinico il linfedema si può curare grazie a due metodiche microchirurgiche fisiologiche:

  1. Le anastomosi linfatico-venose (LVA) con tecnica supermicrochirurgica. L’intervento consiste nel deviare (bypassare) i collettori linfatici a delle piccole venule sotto pelle di dimensioni di circa 0.2-5 millimetri allo scopo di “scaricare” i vasi linfatici che risultano ostruiti. L’intervento si effettua con l’utilizzo del microscopio intraoperatorio e con tecniche di supermicrochirurgia. L’intervento chirurgico si effettua attraverso delle incisioni di circa 2-3 cm, ed è quindi poco invasivo.
  2. Trapianto autologo di linfonodi/tessuto linfatico. L’intervento consiste nel prelevare in modo selettivo del tessuto linfatico/ linfonodi con i loro vasi trofici, da una zona del corpo (es. inguine, collo, ascella) per trasferirli a livello dell’arto che è interessato dal linfedema, ricollegando i vasi dei linfonodi a dei piccoli vasi locali con l’utilizzo del microscopio. L’obiettivo dell’intervento è riportare dei linfonodi/tessuto linfatico nell’arto malato per migliorare il drenaggio linfatico. La zona di prelievo dei linfonodi viene studiata preoperatoriamente anche utilizzando la metodica del “reverse mapping”, che permette di selezionare in modo specifico linfonodi che non andranno a disturbare il normale drenaggio linfatico della zona di prelievo.

Con la terapia microchirurgica il 91,2% dei pazienti ha riportato miglioramenti soggettivi, con riduzione della circonferenza dell’arto affetto fino al 70%, fino al 78% dei casi ha interrotto l’utilizzo di indumenti elasto-compressivi, e fino al 100% dei casi non hanno più riportato episodi di infezione.

“Il centro del trattamento chirurgico del linfedema – spiega la prof.ssa Marzia Salgarello – offre un team di esperti che si prende cura del paziente in un sistema integrato, in cui i fisioterapisti collaborano con i chirurghi nel trattamento e nella preparazione del paziente alla chirurgia, e poi lo seguono nella fase successiva. La nuova terapia chirurgica del linfedema vuole proporsi come il momento più incisivo nella cura della malattia, con l’obiettivo di migliorare i sintomi della malattia stessa (le dimensioni dell’arto, il numero o la frequenza delle infezioni) e quelli soggettivi che si riflettono sull’immagine di sé, sulle attività quotidiane e sulla vita sociale, con rilevanti ripercussioni sulla qualità della vita”.

“È questo un progetto avveniristico – conclude la prof.ssa Salgarello – che ha come primo momento la divulgazione a tutti i pazienti di queste nuove possibilità terapeutiche: fare arrivare a loro, i pazienti, la conoscenza di questa novità di cura è il nostro primo passo, che getta le basi per la cura di domani”.

fonte: ufficio stampa

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20 Risposte

  1. Avatar stefania massa ha detto:

    Soffro di flebolinfostasi primaria da molti anni, non ho altre patologie, ho fatto trattamenti linfod manuale e assunto a cicli integratori… Sono del Piemonte, posso rivolgermi a voi per una consulenza? Ringrazio per l’attenzione e porgo distinti saluti

  2. Avatar Margherita ha detto:

    Vorrei avere dei contatti per parlare con un esperto che mi possa aiutare a risolvere il problema che ho, linfedema arti inferiori, il prima possibile. Grazie.

  3. Avatar Alessandra Sana ha detto:

    Buongiorno, anche io soffro di linfedema gamba sx x asportazione dei linfonodi inguinali ( melanoma). Vorrei avere più informazioni in merito all’intervento, attesa e costi e la riabilitazione post operatoria. Grazie

  4. Avatar Serenella Tronci ha detto:

    Dove si trovano le vostre risposte? Chi bisogna contattare? Non vedo numero di telefono

  5. Avatar Valentina ha detto:

    Salve,
    Mi hanno diagnosticato linfoedema agli arti inferiori primo stadio in quanto i miei vasi linfatici non funzionano. Anche in questo caso si può ricorrere alla chirurgia?

  6. Avatar Rosita ha detto:

    Mio papà ha avuto svuotamento linfonodi inguinale a seguito di melanoma alla gamba. Ora il ginocchio dell’arto cede e si infiamma spesso, oltre la dimensione di tutto l’arto. Avremmo piacere sapere se possiamo fare qualche cosa e avere un vostro contatto per una visita. Vi ringrazio tantissimo, spero di avere presto una vostra risposta. Il mio papà fa fatica a camminare, oltre al grande disagio per la dimensione della gamba.

  7. Avatar Stefania ha detto:

    Esiste anche il reparto di Microchirurgia diretto dal dott. Campisi a Genova e dott. Boccardo.

  8. Avatar rosangela di stefano ha detto:

    A marzo dovrò andare a fare una visita a Roma, sono preoccupata per l’intervento. Qualcuno mi può dare notazie in merito all’intervento? Grazie mille

  9. Avatar Irene alessio ha detto:

    Gentile dottoressa, prenoterò a breve la visita da lei perché il mio problema sembra abbastanza serio. La ringrazio in anticipo

  10. Avatar Mattia Stefania ha detto:

    Un’amica ha ascoltato l’intervista e me ne ha parlato , vorrei mi contattaste poichè dopo una mastectomia e conseguente svuotamento ascellare , mi rirovo con un linfedema primario al braccio sinistro…. vi ringrazio in anticipo

  11. Avatar vincenza ha detto:

    Ciao mi chiamo Vincenza anch’io come tanti ho ascoltato l’intervista della dottoressa Marzia Salgarello, sono di Firenze e ho subito un intervento di Mastectomia con svuotamento ascellare nel 2008. Sono anni che lotto con un linfedema che riesco a tenere sotto controllo con guaine elastiche e terapie di linfodrenaggio due volte all’anno. Sono anni che non posso piu’ indossare un vestitino o una camicia carina o un cappotto decente…
    Vorrei risolvere il problema, essere me stessa, questo mi aiuterebbe anche psicologicamente, perche’ non mi accetto.
    Chiedo un contatto per poter capire se eventualmente posso avere un trapianto autologo di linfonodi.
    In piu’ gentilmente chiedo contatti di persone che sono state gia’ operate grazie.

  12. Avatar Maria Pacetta ha detto:

    Mi è piaciuta l’intervista con la dott.ssa Marzia Salgarello, cortesemente vorrei un contatto per definire un eventuale intervento al braccio sx avendo un linfedema a seguito di una Mastectomia con scavo ascellare….. ringrazio anticipatamente sperando di essere contatta

  13. Avatar roberta ha detto:

    Sono una donna di 52 anni che dalla pubertà ha iniziato ad avere problemi di linfedema agli arti inferiori, tenuto sotto controllo con una serie di trattamenti e accorgimenti citati nell’articolo. Vorrei veramente risolvere il problema perchè ciò mi aiuterebbe psicologicamente visto che da anni non indosso più una gonna e nascondo le gambe.

  14. Avatar Rita ha detto:

    I miei hanno visto il servizio in TV e mi scendono lacrime di gioia nel leggere e aver saputo di questa innovazione! Sono più di 10 anni che ne soffro(ho 32 anni), problema congenito e mi ritrovo in molte cose! Mi attiverò per venire da voi perché voglio risolvere il problema con tutta me stessa e ritrovare la serenità di una volta! Saluto ringraziando la scienza e tutti i medici con il cuore pieno di speranza!

  15. Avatar Nicoletta ha detto:

    Finalmente! Anche io dal 2008, anno in cui ho subito isterectomia radicale con asportazione dei linfonodi, lotto con un linfedema alla gamba sx. Mentre quello destro è guarito il sx tende sempre di più a peggiorare. Spero di riuscire presto a farmi visitare dall’equipe del Gemelli.

    • Avatar Anna ha detto:

      Ho lo stesso problema di gamba gonfia da ormai 3 anni, ma ora sta peggiorando. Volevo qualche consiglio su come contattare gli esperti e sapere se qualcuno ha risolto. Grazie

  16. Avatar anna ha detto:

    Finalmente! Contavo molto sulla soluzione di questo problema che ho anch’io all’arto destro inferiore, conseguenza di isterectomia totale con asportazione di linfonodi.
    Spero non sia difficile avere un vostro contatto.
    ANNA

  17. Avatar Roberta ha detto:

    Ho seguito un servizio televisivo su queste nuove tecniche chirurgiche e sono realmente interessata alla cosa visto che soffro dall’82 di lìnfedema primario agli arti inferiori e che riesco a tenere sotto controllo con calze elastocompressive e linfodrenaggio, sarebbe fantastico liberarsi di questi fastidiosi, seppur necessari,ausili

  18. Avatar Massimo DRUDI ha detto:

    Vi contatterò presto. Ho subìto una cistectomia totale a dicembre 2015, dopo aver fatto tre cicli di chemioterapia. Comincio ad avere dei gonfiori, avendo ricominciato a lavorare e a stare in piedi.
    Per noi pazienti piu’ o meno ex è importantissimo avere queste notizie e informazioni.
    Grazie, MASSIMO DRUDI

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