Trapianto di menisco in artroscopia. Intervista al prof. Stefano Zaffagnini

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Bologna, 3 ottobre 2018 – Con il cemento biologico si può salvare il ginocchio, riducendo infiammazione e dolore. Una tecnica mininvasiva che evita l’impianto di protesi. È uno dei temi affrontati nel 7° Congresso nazionale Sigascot (Società italiana ginocchio artroscopia sport cartilagine e tecnologie ortopediche), iniziato oggi a Bologna a Palazzo dei Congressi (3-5 ottobre).

La tecnica, sperimentata in Italia per la prima volta dal professor Pietro Randelli, presidente della Sigascot, si chiama subcondroplastica, una risorsa per gli sportivi soprattutto, che in tempi brevi possono sperare di tornare sui campi di gioco.

“Si tratta – spiega Pietro Randelli, presidente Sigascot – di un cemento osseo naturale. È una strategia per ridurre il numero di ginocchia protesizzate, salvando il ginocchio”. Complessivamente, sono oltre 100.000 mila ogni anno in Italia gli interventi chirurgici al menisco a causa di artrosi. Tra gli argomenti al centro del congresso, il trapianto meniscale, reso possibile grazie a un numero sempre maggiore di donatori, oltre alla disponibilità di protesi di ultima generazione.

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Prof. Stefano Zaffagnini

Intervista al prof. Stefano Zaffagnini, professore ordinario all’Università di Bologna e direttore di Clinica ortopedica all’Istituto Ortopedico Rizzoli, presidente del Congresso Sigascot

Professor Zaffagnini, quali sono le nuove metodologie per il trapianto del menisco?
Oggi siamo nelle condizioni di eseguire l’intervento in artroscopia utilizzando dei sistemi di sutura all inside, che permettono la fissazione alla capsula del trapianto, mentre per le due inserzioni anteriore e posteriore si eseguono dei tunnel in cui vengono fatti passare dei fili di sutura poi fissati alla tibia. Il paziente può riprendere le attività quotidiane molto più velocemente.

È possibile intervenire su tutti i pazienti?
I pazienti ideali sono soggetti giovani, precedentemente operati al tessuto meniscale che proprio per l’assenza del menisco sono sofferenti. In questi casi il trapianto di menisco è in grado di salvare per oltre dieci anni la vita del ginocchio permettendo loro di ritornare alla vita quotidiana e all’attività sportiva anche agonistica. Ovviamente con l’avanzare dell’età e in presenza di articolazioni degenerate, il risultato clinico diminuisce, permettendogli comunque di avere una vita di relazione normale.

Qual è il tempo di recupero soprattutto per gli sportivi?
Il periodo di recupero dopo il trapianto di menisco è di circa 45 giorni, se parliamo di carico completo, ma per il ritorno allo sport occorrono mesi.

Quali sono le prospettive della ricerca nel trapianto di menisco?
Le ricerca è impegnata a migliorare l’inglobazione da parte del ricevente del tessuto omologo mediante cellule staminali ma anche a ridurre la extrusion meniscal.

Trapianti complessi?
Ci troviamo spesso di fronte alla necessità di dover eseguire lesioni legamentose, revisioni di crociato, osteotomie di ginocchio in associazione ai trapianti meniscali. Questo per ridare al paziente un ginocchio che gli permetta di eseguire un’attività fisica adeguata alla sua età, facendo a meno della protesi. In questi casi occorrono interventi complessi per cercare di ottenere una sostituzione biologico-articolare che consenta di migliorare la vita di tutti i giorni e l’attività sportiva.

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