Qualità della cura e cooperazione con le altre professioni sanitarie, Congresso ROI

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Milano, 4 giugno 2018 – In attesa che il Ministero della Salute apra i tavoli di confronto per la definizione del profilo professionale dell’osteopata, in attuazione dell’iter per l’istituzione della professione sanitaria previsto dall’art. 7 della Legge 3/2018, il ROI – la più antica e rappresentativa associazione degli osteopati in Italia con oltre 3.000 iscritti – continua a perseguire la sua missione: stimolare la diffusione e valorizzare l’osteopatia in Italia, oltre che promuovere la ricerca in ambito osteopatico.

Ed è proprio questo l’obiettivo dell’annuale Congresso Nazionale, giunto alla sua quarta edizione, che quest’anno punta i riflettori sull’evoluzione dell’osteopatia e in particolare sull’utilizzo delle “prove di efficacia” nella pratica clinica per migliorare la qualità della cura e la cooperazione con le altre professioni sanitarie.

“Le prove di efficacia: il patto terapeutico tra paziente ed osteopata” è il titolo del 4° Congresso del Registro degli Osteopati d’Italia, che si terrà il 7 e l’8 Giugno 2018 presso l’Enterprise Hotel, in C.so Sempione 91 a Milano.

La prima delle due giornate congressuali si aprirà con una sessione di workshop dedicati alla professione osteopatica e alla pratica clinica. L’attenzione sarà poi tutta rivolta alla ricerca e in particolare alla presentazione degli studi dei ricercatori italiani che hanno analizzato l’efficacia del trattamento osteopatico sulla funzione visiva, sulla simmetria di risposta del riflesso vestibolo oculare e sulla dismenorrea primaria, oltre che l’effetto placebo in osteopatia.

È nella seconda giornata che si entrerà nel vivo del tema del Congresso, le “prove di efficacia”, evidence based in inglese, quale strumento indispensabile su cui tutte le professioni sanitarie fondano il ragionamento e la pratica clinica, ossia la Evidence Based Practice (EBP). Ed è proprio “L’utilizzo delle prove di efficacia nella pratica clinica” l’argomento della prima sessione di approfondimento: come gestire e utilizzare i dati e i risultati della ricerca scientifica nella pratica clinica quotidiana? È la sfida ambiziosa con cui devono misurarsi i professionisti della salute, mentre dall’altro canto, i ricercatori dovrebbero sempre considerare i reali bisogni del paziente per attivare un percorso di analisi che fornisca evidenze applicabili, come evidenzia l’intervento finale di Paola Mosconi, responsabile del Laboratorio di ricerca per il coinvolgimento dei cittadini in sanità del Dipartimento di Salute Pubblica dell’IRCCS Istituto Mario Negri.

La seconda Sessione “La gestione della complessità della cura attraverso un approccio informato” raccoglie gli interventi di altri professionisti della salute sul tema, a sottolineare quanto la Evidence Based Practice rappresenti un approccio comune a tutte le professioni sanitarie e quindi un imprescindibile strumento per condividere il sapere scientifico e le decisioni cliniche, in particolare nella gestione condivisa dei pazienti.

Nella terza Sessione “L’efficacia clinica del trattamento per un dialogo trasparente con il paziente” si entra nel vivo della pratica osteopatica, con gli interventi di Kylie Fitzgerald, australiana, laureata in Scienze (Osteopatia) presso la Victoria University di Melbourne e parte del corpo docenti della stessa Università per l’insegnamento della Osteopathic Medicine, sul trattamento manipolativo osteopatico nei disturbi ginecologici, di Andrea Formica, docente e responsabile dell’area educativa in ambito clinico presso l’Istituto Superiore di Osteopatia (ISO) Milano, sulla gestione del dolore in osteopatia e di Giacomo Consorti, osteopata e ricercatore, che presenta gli aggiornamenti  del Glossary of Osteopathic Terminology Usage Guide dell’AACOM.

La quarta e ultima Sessione “Il pensiero critico sull’Evidence Based Practice” rappresenta un fondamentale momento di riflessione sulla complessità di integrare nella pratica clinica i risultati emersi dalla ricerca delle “prove di efficacia”. Sarà Giorgio Cosmacini, già primario nell’Istituto Scientifico Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e docente all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano di Storia del pensiero medico e Storia delle Scienze Biomediche, ad approfondire le criticità e le problematiche metodologiche legate alla Evidence Based Practice, applicata alla complessità e individualità di ogni singolo paziente.

Infine, la Tavola Rotonda conclusiva riporta l’attenzione sul paziente, su come e in che misura l’Evidence Based Practice può essere una risposta ai suoi bisogni di salute, per chiarire il ruolo delle preferenze dei pazienti nelle scelte terapeutiche e l’importanza delle EBP per la cura e la condivisione del percorso terapeutico individuato.

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