Dalla genetica all’AI: nasce la prevenzione cardiaca 3.0 con 20 eccellenze italiane in rete
Da stamane l’Annual Meeting della Rete Cardiologica IRCCS del Ministero della Salute organizzato insieme alla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. Una piattaforma digitale nazionale connette 20 istituti per studi multicentrici e ricerca collaborativa. Il Presidente Lorenzo Menicanti: “Ora bisogna accelerare il passo e tradurre i progressi nella pratica quotidiana del Servizio Sanitario Nazionale”. Traiettorie future già delineate: evoluzione delle infrastrutture condivise per sequenziamento genomico, imaging avanzato, bioinformatica, rafforzamento dell’interoperabilità tra sistemi, arricchimento qualitativo e quantitativo dei dataset, integrazione di algoritmi di intelligenza artificiale e formazione
Roma, 21 novembre 2025 – “La forza della Rete Cardiologica IRCCS non risiede soltanto nei dati che abbiamo raccolto e stiamo raccogliendo, ma nella capacità di tradurli in beneficio concreto per i pazienti”: questo l’incipit con cui il Presidente Lorenzo Menicanti ha aperto l’Annual Meeting in corso all’Università Cattolica del Sacro Cuore campus di Roma – co-organizzato assieme alla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, associata al network.
Al meeting ha portato il proprio saluto il Ministro della Salute, prof. Orazio Schillaci, che ha sottolineato come “la prevenzione sia una priorità del Ministero della Salute, una leva strategica per migliorare lo stato di salute della popolazione e garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”.
Il Ministro ha evidenziato il ruolo dell’innovazione tecnologica nello sviluppo di “modelli predittivi e personalizzati”, indicando il progetto CVrisk-IT – finanziato dal Ministero – come “un esempio concreto in ambito cardiovascolare di come si possa costruire una prevenzione integrata e su misura, basata sull’uso avanzato dei dati clinici e delle tecnologie digitali”. Schillaci ha concluso ribadendo l’impegno del Ministero “a promuovere una sanità proattiva, in grado di identificare il rischio prima che si trasformi in patologia, a beneficio della salute dei cittadini e dell’efficienza del sistema”.
Affiancato dal prof. Gianfranco Parati – coordinatore scientifico della Rete e Direttore scientifico dell’Istituto Auxologico Italiano, socio del network – Menicanti ha tracciato il profilo di una collaborazione scientifica che oggi riunisce venti istituti impegnati nello studio e nel trattamento delle patologie cardiovascolari. I numeri del 2024 ne restituiscono la portata: 76.000 ricoveri, 1.650.000 accessi ambulatoriali, 1.800 posti letto e 1.400 ricercatori attivi. L’attività scientifica si è concretizzata in 1.100 trial clinici, 2.600 pubblicazioni e 20.000 obiettivi di ricerca sviluppati nell’anno.
Al centro del sistema un’infrastruttura digitale condivisa: una piattaforma cloud certificata AGID (garantisce che i servizi cloud e le tecnologie utilizzate siano idonei per la Pubblica Amministrazione, secondo requisiti tecnici verificati e riconosciuti a livello nazionale), basata su architettura open-source e connessa attraverso GARR (utilizzo della infrastruttura nazionale ad alte prestazioni dedicata alla comunità accademica e della ricerca italiana), progettata per armonizzare raccolta, integrazione e analisi dei dati tra gli istituti.
La piattaforma ospita attualmente 10 studi multicentrici, con 43.553 soggetti arruolati, 268 eCRF (electronic Case Report Form, schede digitali strutturate utilizzate per raccogliere dati clinici in modo uniforme) personalizzate e un totale di 4.900 variabili, di cui 174 standardizzate nel Minimum Data Set comune. È un’architettura pensata per garantire interoperabilità e favorire l’espansione della ricerca collaborativa su scala nazionale.
Tra i progetti strategici figura CVRISK-IT, il più ampio studio prospettico e randomizzato oggi in fase avanzata di avvio: 30.000 cittadini saranno coinvolti in un modello integrato di valutazione del rischio cardiovascolare che combina genetica, imaging coronarico, parametri clinici classici e fattori di stile di vita.
Il progetto, che coinvolge 17 hub (IRCCS) e una trentina di spoke (strutture sanitarie) si propone di superare i limiti predittivi degli score tradizionali e di valutare il rapporto costo-efficacia della medicina di precisione applicata su larga scala alla prevenzione primaria.
Come sottolineato dal Ministro Schillaci, “la collaborazione tra gli IRCCS della Rete Cardiologica e numerosi centri sul territorio ha permesso di trasformare questo approccio in un progetto concreto, capace di anticipare i bisogni e di tradurre l’informazione in strumenti di prevenzione validi e accessibili”.
Le relazioni introduttive hanno anche delineato le traiettorie future: evoluzione delle infrastrutture condivise, sequenziamento genomico, imaging avanzato, bioinformatica, rafforzamento dell’interoperabilità tra sistemi, arricchimento qualitativo e quantitativo dei dataset, integrazione di algoritmi di intelligenza artificiale e sviluppo di percorsi formativi comuni per clinici, biologi e data scientist.
“Abbiamo costruito una rete solida – ha concluso Menicanti – Ora dobbiamo trasformare questo patrimonio in un impatto duraturo sulla prevenzione e sulla cura cardiovascolare nel Paese. I risultati ci sono. Ciò che conta, adesso, è accelerare il passo e tradurre questi progressi nella pratica quotidiana del Servizio Sanitario Nazionale”.
In apertura è intervenuto anche il Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, prof. Antonio Gasbarrini: “Siamo onorati di ospitare quest’anno il meeting annuale della rete Cardiologica degli IRCCS italiani. Progetti come il CVrisk-IT incarnano in modo esemplare la missione dei nostri Istituti: mettere la ricerca al servizio della salute pubblica, anticipando il rischio di malattia e costruendo percorsi di prevenzione sempre più precisi, personalizzati ed efficaci. Il lavoro sinergico delle eccellenze della rete IRCCS cardiologica, distribuite su tutto il territorio nazionale, ci permette di generare dati solidi, rappresentativi e immediatamente traducibili nella pratica clinica. È il valore aggiunto della ricerca collaborativa: poter incidere realmente sul benessere della popolazione, aggiornando le carte del rischio e definendo nuovi standard di prevenzione 3.0. Desidero ringraziare tutti i ricercatori e i clinici del nostro Dipartimento di Scienze Cardiovascolari – Cuore, le istituzioni e i partner coinvolti in questi progetti. Il loro impegno testimonia come la ricerca possa essere un motore concreto di innovazione e di cura. Come IRCCS ospitante, siamo lieti di contribuire a questo percorso e convinti che il lavoro condiviso porterà benefici significativi per la salute dei cittadini nei prossimi anni”.




