{"id":92701,"date":"2026-10-07T09:00:00","date_gmt":"2026-10-07T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/?p=92701"},"modified":"2026-10-07T14:22:22","modified_gmt":"2026-10-07T12:22:22","slug":"italia-ultima-nel-g7-per-spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-un-divario-di-36-miliardi-dalla-media-europea-report-gimbe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/italia-ultima-nel-g7-per-spesa-sanitaria-pubblica-pro-capite-un-divario-di-36-miliardi-dalla-media-europea-report-gimbe\/","title":{"rendered":"Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite: un divario di 36 miliardi dalla media europea. Report GIMBE"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-medium is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/logo-gimbe.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"99\" src=\"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/logo-gimbe-300x99.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-22907\" style=\"width:167px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/logo-gimbe-300x99.jpg 300w, https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/logo-gimbe.jpg 319w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-medium\"><a href=\"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/soldi-medici.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"177\" src=\"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/soldi-medici-300x177.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11284\" srcset=\"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/soldi-medici-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/soldi-medici-1024x605.jpg 1024w, https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/soldi-medici-600x354.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma, 7 ottobre 2026 &#8211; \u201cIl SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un\u2019elevata aspettativa di vita e una bassa mortalit\u00e0 evitabile, ma ha perso la capacit\u00e0 di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Il sottofinanziamento strutturale, le diseguaglianze territoriali e sociali e la profonda crisi del personale stanno progressivamente erodendo i princ\u00ecpi di universalit\u00e0, uguaglianza ed equit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste criticit\u00e0 non cancellano il diritto alla tutela della salute, ma ne compromettono l\u2019effettiva esigibilit\u00e0, sempre pi\u00f9 condizionata dal CAP di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi pu\u00f2 paga, chi non pu\u00f2 aspetta o rinuncia a visite ed esami\u201d. Cos\u00ec Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, ha aperto la presentazione del 9\u00b0 Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 9\u00b0 Rapporto GIMBE fotografa lo \u201cstato di salute\u201d del SSN analizzando finanziamento pubblico e riparto delle risorse alle Regioni, spesa sanitaria, Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), sprechi e inefficienze, personale sanitario, Missione 6 Salute del PNRR e ruolo del privato in sanit\u00e0. Il Rapporto aggiorna e amplia inoltre il Piano di Rilancio del SSN: una cornice strategica che, a partire dalle criticit\u00e0 documentate, individua le priorit\u00e0 per rafforzare e innovare il SSN.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Finanziamento pubblico: nel 2023-2026 \u20ac 18,8 miliardi di \u201ctagli invisibili\u201d<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel periodo 2023-2026 il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) \u00e8 aumentato di \u20ac 17,5 miliardi, passando da \u20ac 125,4 miliardi del 2022 a \u20ac 142,9 miliardi nel 2026. Il quadro cambia per\u00f2 se il finanziamento \u00e8 rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese: nel 2022 il FSN rappresentava il 6,27% del PIL; negli anni successivi la quota si \u00e8 mantenuta intorno al 6%, con l\u2019eccezione del 6,14% del 2026. Se nel periodo 2023-2026 il rapporto FSN\/PIL fosse rimasto costante al livello del 2022, il SSN avrebbe avuto a disposizione \u20ac 18,8 miliardi in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl finanziamento nominale \u00e8 certamente aumentato &#8211; spiega Cartabellotta &#8211; ma si \u00e8 ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al SSN. \u00c8 il fenomeno dei \u201ctagli invisibili\u201d: non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il SSN avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto FSN\/PIL del 2022\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E c\u2019\u00e8 un altro dato da non trascurare: dal 2010 al 2026 il FSN nominale \u00e8 cresciuto di \u20ac 37,5 miliardi ma, al netto dell\u2019inflazione generale ISTAT, nel 2026 il finanziamento \u00e8 sostanzialmente tornato ai livelli del 2010. \u201cNel frattempo &#8211; continua il Presidente &#8211; sono aumentati i bisogni di una popolazione che invecchia e i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche. Limitarsi a comunicare i miliardi stanziati non basta a dimostrare che il SSN sia adeguatamente finanziato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Confronti internazionali: Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite<\/strong><\/h5>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-medium is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/dott-nino-cartabellotta-presidente-gimbe.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"225\" src=\"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/dott-nino-cartabellotta-presidente-gimbe-300x225.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-67197\" style=\"width:252px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/dott-nino-cartabellotta-presidente-gimbe-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/dott-nino-cartabellotta-presidente-gimbe-600x450.jpg 600w, https:\/\/www.insalutenews.it\/in-salute\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/dott-nino-cartabellotta-presidente-gimbe.jpg 615w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em>Dott. Nino Cartabellotta<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, contro il 7,1% della media OCSE. La spesa pubblica pro-capite \u00e8 pari a $ 3.952 a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto: $ 909 in meno della media OCSE e $ 1.013 in meno della media europea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cUn divario &#8211; commenta Cartabellotta &#8211; rapportato ai quasi 59 milioni di residenti supera i \u20ac 36 miliardi. Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l\u2019Italia dal resto d\u2019Europa\u201d. Tra i Paesi del G7, l\u2019Italia \u00e8 fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite. La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media OCSE del 12,3%, mentre quella intermediata \u00e8 inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, pi\u00f9 esposte al pagamento diretto delle cure.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) 2026:<\/strong> <strong>il banco di prova per gli anni 2027-2029<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il DPFP 2026, approvato il 2 ottobre, prevede una spesa sanitaria in aumento in termini nominali, ma in calo dal 6,4% del PIL nel 2026 al 6,3% nel 2027-2029. Le stime confermano che non c\u2019\u00e8 alcuna inversione di tendenza: al contrario, la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanit\u00e0 si riduce. Inoltre, nel triennio 2027-2029 si amplia ulteriormente la forbice tra previsioni di spesa ed entit\u00e0 del FSN: \u20ac 7,6 miliardi nel 2027, \u20ac 10,7 miliardi nel 2028 e \u20ac 14 miliardi nel 2029, per un divario cumulativo di \u20ac 32,3 miliardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cPoich\u00e9 spetta allo Stato garantire il finanziamento dei LEA &#8211; osserva Cartabellotta &#8211; il nodo \u00e8 capire con quali risorse verr\u00e0 colmato questo divario. In assenza di ulteriori stanziamenti, ricadr\u00e0 interamente sui bilanci delle Regioni, che per mantenere i conti in ordine avranno due sole possibilit\u00e0: aumentare le imposte o tagliare i servizi. In entrambi i casi, il costo ricadr\u00e0 ancora una volta sui cittadini\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Riparto del FSN: criteri non allineati ai bisogni di salute<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2025 il riparto del FSN indistinto assegna in media \u20ac 2.218 per abitante, con valori compresi tra i \u20ac 2.319 del Molise e i \u20ac 2.143 della Provincia autonoma di Bolzano. La Campania, con \u20ac 2.173, riceve la quota pro-capite pi\u00f9 bassa tra le Regioni a statuto ordinario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl caso della Campania &#8211; rileva Cartabellotta &#8211; \u00e8 emblematico dei limiti dell\u2019attuale sistema: la Regione pi\u00f9 giovane d\u2019Italia riceve meno risorse pro-capite della media nazionale, nonostante condizioni socio-economiche sfavorevoli e una speranza di vita alla nascita quasi tre anni inferiore a quella della Provincia autonoma di Trento. Le correzioni introdotte a partire dal 2023 restano marginali: mortalit\u00e0 precoce e deprivazione socio-economica pesano appena lo 0,75% ciascuna\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Spesa sanitaria: \u20ac 42,4 miliardi a carico delle famiglie, crescono fondi e assicurazioni<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2025 la spesa sanitaria totale \u00e8 di \u20ac 190,1 miliardi: \u20ac 140,8 miliardi di spesa pubblica, \u20ac 42,4 miliardi a carico delle famiglie e quasi \u20ac 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti. Rispetto al 2024, la spesa out-of-pocket diminuisce dell\u20191% (- \u20ac 434 milioni), mentre quella intermediata cresce del 10,1% (+ \u20ac 642 milioni). In particolare, quella per assicurazioni sanitarie volontarie aumenta del 12,7%, passando da \u20ac 4,69 a \u20ac 5,29 miliardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSe il servizio pubblico arretra &#8211; puntualizza Cartabellotta &#8211; fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura. Servono regole, trasparenza e vigilanza affinch\u00e9 la sanit\u00e0 integrativa completi le tutele del SSN, senza sostituirle n\u00e9 ampliare le diseguaglianze\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Accessibilit\u00e0 alle cure e protezione finanziaria: 5,8 milioni di persone rinunciano a visite ed esami<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o pi\u00f9 visite o esami, rispetto al 7,6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d\u2019attesa e 3,1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause. \u201cQuando tempi d\u2019attesa, disponibilit\u00e0 economiche e luogo di residenza condizionano l\u2019accesso alle prestazioni sanitarie &#8211; afferma Cartabellotta &#8211; \u00e8 in gioco la tenuta del patto sociale. Una prestazione garantita sulla carta, ma inaccessibile nella realt\u00e0, lascia il cittadino da solo di fronte al proprio bisogno di salute\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La spesa out-of-pocket non \u00e8 un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche. Da un lato, non intercetta le prestazioni a cui le persone rinunciano per indisponibilit\u00e0 economica; dall\u2019altro, include spese per prestazioni extra-LEA e per beni e servizi a basso valore. \u201cIn questo contesto &#8211; sottolinea Cartabellotta &#8211; il SSN deve garantire cure accessibili e proteggere le famiglie dalle conseguenze economiche della malattia. Le rinunce a visite ed esami restano fuori dal conto della spesa, ma alimentano bisogni di salute insoddisfatti: \u00e8 un \u201cdebito sanitario\u201d che genera \u201cinteressi\u201d di salute, economici e sociali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>LEA: pi\u00f9 Regioni \u201cpromosse\u201d, ma i divari restano<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2024 18 Regioni e Province autonome su 21 risultano adempienti ai LEA, contro le 13 del 2023. Tuttavia, 6 delle 18 Regioni \u201cpromosse\u201d presentano almeno una macro-area con un punteggio compreso tra 60 e 69 e, nello stesso anno, aumenta la quota di popolazione che rinuncia a visite o esami.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cLa pagella ministeriale migliora &#8211; sottolinea Cartabellotta &#8211; ma non misura l\u2019effettiva esigibilit\u00e0 dei LEA. Una Regione pu\u00f2 cos\u00ec risultare formalmente adempiente, mentre una parte dei cittadini incontra difficolt\u00e0 nell\u2019accesso alle cure. Per questo bisogna misurare anche chi resta fuori, riceve risposte tardive o incomplete oppure rinuncia alle prestazioni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le diseguaglianze territoriali sono confermate anche dalla mobilit\u00e0 sanitaria interregionale, che nel 2023 ha raggiunto \u20ac 5,15 miliardi, il valore pi\u00f9 elevato dal 2010. \u201cFinalmente &#8211; commenta Cartabellotta &#8211; dal 30 ottobre 2026 saranno in vigore i LEA aggiornati, dopo un\u2019attesa di quasi 10 anni. Tuttavia, inserire una nuova prestazione nei LEA non equivale a renderla accessibile a tutti: bisogna garantire che le Regioni siano effettivamente in grado di erogarla in modo tempestivo e uniforme\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Spesa per il personale sanitario: in 13 anni \u20ac 36,8 miliardi in meno rispetto al 2012<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2025 la spesa per il personale dipendente e convenzionato ammonta a \u20ac 52,2 miliardi, ma la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica \u00e8 scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%. Se questa quota negli anni fosse rimasta invariata, nel periodo 2012-2025 sarebbero stati destinati al personale \u20ac 36,8 miliardi in pi\u00f9, di cui \u20ac 23,9 miliardi nel periodo 2020-2025. Non si tratta di un taglio nominale, ma della differenza cumulativa rispetto a uno scenario ipotetico. \u201cIl capitale umano \u00e8 indispensabile per trasformare le risorse in assistenza &#8211; spiega Cartabellotta &#8211; ma il SSN ha perso attrattivit\u00e0: i professionisti non si trattengono con gli appelli. Servono retribuzioni competitive, condizioni di lavoro compatibili con la vita privata e prospettive di carriera\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Personale sanitario: molti medici, pochi infermieri e un SSN sempre meno attrattivo<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo l\u2019OCSE, l\u2019Italia dispone di 5,8 medici per 1.000 abitanti (media OCSE: 4,0) e si colloca al 2\u00b0 posto tra i 34 Paesi che forniscono il dato. Tuttavia, dei 339.256 medici censiti dall\u2019OCSE, almeno 88.258 (26,1%) non lavorano nel SSN n\u00e9 frequentano percorsi formativi post-laurea. \u201cSe oltre 1 medico su 4 &#8211; afferma Cartabellotta &#8211; non lavora nel SSN n\u00e9 \u00e8 inserito in percorsi formativi post-laurea, \u00e8 evidente che il servizio pubblico fatica sempre pi\u00f9 ad attrarre e trattenere i medici. Aumentare i posti nei Corsi di Laurea di Medicina non garantisce quindi pi\u00f9 medici al SSN, in particolare nelle specialit\u00e0 e nei territori dove servono\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato (RGS), nel 2024 i medici dipendenti del SSN sono 108.243, pari a 1,84 medici per 1.000 abitanti, con valori compresi tra 1,35 del Molise e 2,56 della Sardegna. Le carenze si concentrano in alcune specializzazioni e nell\u2019assistenza primaria: al 1\u00b0 gennaio 2025 la Fondazione GIMBE stima un deficit di 5.716 medici di medicina generale (MMG), assumendo come riferimento il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti, e di 497 pediatri di libera scelta (PLS), il 78,7% dei quali concentrato in Lombardia, Piemonte e Veneto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per gli infermieri il problema \u00e8 innanzitutto quantitativo: l\u2019Italia ne conta 6,9 ogni 1.000 abitanti contro 9,7 della media OCSE, una dotazione inferiore del 29%. Tuttavia, dei 407.750 infermieri censiti dall\u2019OCSE, almeno 79.926 (19,6%) non lavorano nel SSN. \u201cAlla grave carenza di personale infermieristico &#8211; spiega il Presidente &#8211; si aggiunge il fatto che 1 infermiere su 5 non lavora nel SSN: un ulteriore segnale delle difficolt\u00e0 del servizio pubblico ad attrarre e trattenere questi professionisti\u201d. Secondo i dati della RGS, nel 2024 gli infermieri dipendenti del SSN sono 279.990, pari a 4,75 per 1.000 abitanti, con valori compresi tra 3,75 della Lombardia e 6,78 della Liguria. Anche formazione e retribuzioni restano indietro: 19,5 laureati in infermieristica ogni 100 mila abitanti contro 43,6 della media OCSE e retribuzioni degli infermieri ospedalieri inferiori del 27% a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto. Il risultato \u00e8 uno squilibrio strutturale tra le due professioni: 1,2 infermieri per medico, la met\u00e0 della media OCSE (2,4), con l\u2019Italia al 30\u00b0 posto su 33 Paesi.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il fenomeno dei \u201cgettonisti\u201d<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel biennio 2024-2025 il valore dei contratti per servizi di fornitura di personale ha raggiunto \u20ac 1,06 miliardi; nel 2025 la spesa \u00e8 cresciuta del 15% e il valore dei contratti specificamente riferiti al personale medico \u00e8 aumentato del 62% rispetto al 2024. \u201cLo stop normativo ai \u201cgettonisti\u201d &#8211; osserva Cartabellotta &#8211; non riporta automaticamente medici e infermieri nei reparti: deve essere accompagnato da misure capaci di reclutare e trattenere i professionisti nel SSN, altrimenti si rischia di lasciare scoperti servizi essenziali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Privato in sanit\u00e0: distinguere gli erogatori accreditati dal \u201cprivato puro\u201d<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 2023, delle 29.386 strutture sanitarie censite dal Ministero della Salute, il 58% (n. 17.042) sono private accreditate e il 42% pubbliche (n. 12.344). Il peso del privato accreditato \u00e8 particolarmente rilevante nell\u2019assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%). Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto \u20ac 29,4 miliardi, con un aumento del 25,9% rispetto al 2012. Tuttavia, nel 2025 la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica \u00e8 scesa al 20,8%, il valore pi\u00f9 basso del periodo 2012-2025.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl privato convenzionato &#8211; spiega Cartabellotta &#8211; \u00e8 parte integrante del SSN, ma bisogna rafforzare la governance pubblica per allineare accreditamento, volumi e remunerazione ai bisogni di salute e alla qualit\u00e0 dell\u2019assistenza\u201d. Diversa \u00e8 la dinamica del \u201cprivato puro\u201d: la spesa out-of-pocket tracciata dal Sistema Tessera Sanitaria presso le strutture non accreditate \u00e8 aumentata del 169%, passando da \u20ac 3,05 miliardi nel 2016 a \u20ac 8,2 miliardi nel 2024. Nello stesso periodo quella presso le strutture accreditate ha raggiunto anch\u2019essa \u20ac 8,2 miliardi. \u201cNumeri che documentano la progressiva espansione di un \u201csecondo binario\u201d dell\u2019offerta sanitaria &#8211; precisa Cartabellotta &#8211; riservato a chi pu\u00f2 pagare o dispone di un fondo sanitario o di una polizza assicurativa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>PNRR Salute: obiettivi rendicontati, ora verificare l\u2019impatto sulle cure<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 29 settembre 2026 il Governo ha trasmesso alla Commissione europea la decima e ultima richiesta di pagamento del PNRR, che per la Missione 6 Salute include nove target e una milestone, ora in attesa della validazione europea. Il monitoraggio indipendente GIMBE sulle evidenze pubblicamente disponibili mostra che il raggiungimento degli obiettivi non \u00e8 integralmente verificabile: per 3 di essi \u00e8 verificabile il rispetto dei requisiti previsti, mentre per gli altri 7 mancano evidenze pubbliche sufficientemente dettagliate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 non implica il mancato raggiungimento dei target, ma non consente di verificarne integralmente il conseguimento in maniera indipendente. \u201cIn ogni caso &#8211; precisa Cartabellotta &#8211; la validazione europea di tutti i target non potr\u00e0 dimostrare, da sola, che il PNRR abbia migliorato l\u2019assistenza sanitaria. Dal 2027 bisogner\u00e0 verificare se i servizi sono realmente operativi, se dispongono di personale adeguato e quale impatto producono su accesso, esperienza dei pazienti, esiti di salute ed efficienza del SSN\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conclusa la rendicontazione amministrativa, la Fondazione GIMBE invita le Istituzioni a garantire un monitoraggio pubblico continuo dell\u2019impatto della Missione 6 Salute, con pubblicazione almeno semestrale di dati in formato aperto.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il Piano di Rilancio del Servizio Sanitario Nazionale<\/strong><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Rapporto aggiorna il Piano di Rilancio del SSN della Fondazione GIMBE: 16 linee di intervento per orientare e monitorare le politiche di Governo e Regioni. Serve una strategia organica che integri un finanziamento pubblico adeguato ai bisogni di salute, una governance Stato-Regioni capace di ridurre i divari, l\u2019aggiornamento continuo e l\u2019uniforme esigibilit\u00e0 dei LEA, il rilancio delle politiche sul personale sanitario, il potenziamento del territorio e l\u2019integrazione con ospedale e servizi sociali, la riduzione di sprechi e inefficienze, la governance del rapporto pubblico-privato, il riordino della sanit\u00e0 integrativa e gli investimenti in prevenzione, ricerca e digitalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il Piano rafforza inoltre l\u2019attenzione alla sicurezza e alla manutenzione del patrimonio edilizio e tecnologico, ai dati aperti e alla partecipazione dei cittadini. \u201cNel 2027 &#8211; spiega il Presidente &#8211; il Piano di Rilancio sar\u00e0 il nostro riferimento per analizzare i programmi sulla sanit\u00e0 di tutte le forze politiche alle prossime elezioni. Perch\u00e9 i cittadini hanno il diritto di conoscere azioni e omissioni della politica nella tutela della loro salute\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cA quasi 48 anni dall\u2019istituzione del SSN &#8211; conclude Cartabellotta &#8211; il diritto alla tutela della salute rimane fondamentale sulla Carta, ma \u00e8 sempre meno esigibile nella vita reale. Un\u2019involuzione che indebolisce i princ\u00ecpi di universalit\u00e0 ed equit\u00e0: disponibilit\u00e0 economiche e luogo di residenza condizionano l\u2019accesso alle cure, ampliando il divario tra chi pu\u00f2 pagare e chi \u00e8 costretto ad attendere o a rinunciare. Il SSN continua formalmente a funzionare, ma perde progressivamente la capacit\u00e0 di garantire cure accessibili a tutti, mettendo a rischio il patto sociale tra cittadini e istituzioni. La crisi del SSN non \u00e8 pi\u00f9 solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese. La politica deve quindi chiarire quale modello di sanit\u00e0 intende lasciare alle future generazioni e con quali risorse e riforme renderlo concreto. Per la Fondazione GIMBE, rilanciare il SSN \u00e8 un imperativo etico: significa preservare uno strumento di democrazia e coesione sociale e una leva per lo sviluppo economico del Paese. \u00c8 attraverso il SSN che la Repubblica rende concreto il principio di uguaglianza tra le persone: la salute non \u00e8 un privilegio riservato a chi pu\u00f2 permetterselo, ma un diritto costituzionale che deve essere garantito a tutti\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Roma, 7 ottobre 2026 &#8211; \u201cIl SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un\u2019elevata aspettativa di vita e una bassa mortalit\u00e0 evitabile, ma ha perso la capacit\u00e0 di erogare prestazioni in&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":48,"featured_media":11284,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[81],"tags":[],"class_list":["post-92701","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-comunicati-stampa"],"aioseo_notices":[],"aioseo_head":"\n\t\t<!-- All in One SEO 5.0.2.1 - aioseo.com -->\n\t<meta name=\"description\" content=\"Roma, 7 ottobre 2026 - \u201cIl SSN continua a garantire buoni esiti di salute, in particolare un\u2019elevata aspettativa di vita e una bassa mortalit\u00e0 evitabile, ma ha perso la capacit\u00e0 di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. 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