Visoni, virus e pandemie: il monito di The Lancet all’Europa, “Basta allevamenti da pelliccia”
Gli allevamenti destinati alla produzione di pellicce aumentano il rischio di diffusione di malattie zoonotiche: questo l’avvertimento degli esperti, in un articolo pubblicato sulla rivista The Lancet
Bruxelles, 4 settembre 2026 – Mentre la Commissione Europea valuta la sua risposta definitiva all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Fur Free Europe”, The Lancet Regional Health – Europe ha pubblicato un commento firmato da autorevoli esperti e accademici nel campo delle malattie zoonotiche, che mette in guardia sul fatto che l’allevamento di animali per la produzione di pellicce rappresenta una minaccia prevenibile per la salute pubblica.
Gli autori e le autrici dell’articolo sostengono che, se la Commissione intende prendere sul serio l’approccio “One Health” – il principio secondo cui la salute delle persone, la salute degli animali e quella dell’ambiente sono interconnesse – deve proporre di vietare definitivamente l’allevamento per la produzione di pellicce, anziché limitarsi a introdurre degli standard in materia di benessere animale.
L’autrice principale, la dott.ssa Joanna Swabe, Direttrice delle Relazioni Istituzionali di Humane World for Animals Europe, dichiara: “L’allevamento di animali per la produzione di pelliccia è una minaccia insensata e del tutto prevenibile per la salute pubblica. L’UE non può affermare di promuovere l’approccio ‘One Health’ consentendo al contempo a un’industria in declino di continuare ad allevare crudelmente specie selvatiche, come visoni, volpi e cani procione, in condizioni intensive nelle quali virus pericolosi possono diffondersi, adattarsi e potenzialmente trasmettersi all’essere umano. L’introduzione di controlli e standard di benessere animale non elimineranno questo rischio. La Commissione deve agire con fermezza e vietare l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia”.
Il dott. Neil Vora, Direttore della coalizione Preventing Pandemics at the Source, aggiunge: “Tenere in gabbia specie selvatiche, come i visoni, è pericoloso per la nostra salute. In queste condizioni terribili, questi animali sono come spugne per i virus: possono contrarre virus respiratori da noi, incubarli e poi trasmetterceli nuovamente in una forma mutata. Non ha senso prelevare specie selvatiche e confinarle per tutta la vita in piccole gabbie, per poi ucciderle in camere a gas o tramite elettrocuzione, allo scopo di produrre pellicce destinate alla moda. Al di là della crudeltà nei confronti degli animali, il rischio per la nostra salute è troppo elevato. È da tempo che questa industria dovrebbe essere progressivamente eliminata. L’UE dovrebbe vietare l’allevamento di animali per la produzione di pellicce, come desiderano molti dei suoi cittadini e delle sue cittadine, e mostrare al mondo come si concretizza una vera prevenzione”.
Martina Pluda, Direttrice di Humane World for Animals Italia, conclude: “L’articolo pubblicato su The Lancet è l’ennesima conferma dei rischi sanitari legati all’allevamento di animali per la produzione di pellicce. Lo dimostrano anche le migliaia di visoni che sono stati abbattuti per motivi sanitari dopo essere rimasti confinati negli allevamenti italiani, nonostante la chiusura delle strutture nel 2022. Chiediamo al Governo italiano di adottare finalmente il decreto attuativo che consentirebbe l’eventuale trasferimento degli animali ancora rinchiusi in strutture maggiormente compatibili con il loro benessere e la loro etologia, e di schierarsi a favore di un divieto di allevamento per la produzione di pellicce a livello europeo, ponendo finalmente fine a una pratica crudele e pericolosa per la nostra salute e quella del Pianeta”.
La Commissione Europea avrebbe dovuto rispondere all’ICE “Fur Free Europe – Basta pellicce in Europa” entro la fine di marzo 2026, ma la decisione è stata rinviata a causa di un apparente disaccordo all’interno del Collegio dei Commissari (l’organo che costituisce la leadership esecutiva dell’UE) sulla scelta tra il divieto dell’allevamento di animali da pelliccia e l’introduzione di standard in materia di benessere animale.
Un documento trapelato alla stampa a marzo lasciava intendere che la Commissione fosse orientata verso la seconda opzione, nonostante il parere inequivocabile dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), agenzia scientifica indipendente dell’UE, secondo cui le problematiche relative al benessere di visoni, volpi, cani procione e cincillà non possono essere prevenute né mitigate efficacemente nei sistemi di allevamento in gabbia utilizzati per la produzione di pellicce.
L’articolo pubblicato su The Lancet sostiene che l’impegno dell’UE nei confronti dell’approccio “One Health” è compromesso dalla sua esitazione a vietare l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia, nonostante il rischio di trasmissione di malattie zoonotiche e il forte sostegno dell’opinione pubblica nei confronti di un divieto.
L’articolo evidenzia come gli allevamenti destinati alla produzione di pelliccia creino condizioni ideali per la diffusione e l’adattamento di agenti patogeni quali SARS-CoV-2 e H5N1, con precedenti focolai nei Paesi Bassi, in Danimarca, Finlandia e Spagna che dimostrano la portata del rischio.
Gli autori e le autrici sottolineano inoltre che l’industria della pelliccia è in forte declino a livello economico, comporta costi elevati per la salute pubblica e l’ambiente e non è in grado di risolvere i problemi legati al benessere animale o ai rischi sanitari attraverso l’introduzione di standard minimi. Gli esperti concludono che il divieto dell’allevamento di animali da pelliccia nell’UE costituirebbe una misura concreta e preventiva in linea con l’approccio “One Health”, oltre a rappresentare un chiaro esempio di prevenzione delle pandemie alla fonte.
(foto: Pexels)




