Urologia, al Regina Elena il futuro della Chirurgia Robotica

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Europa e America per la terza volta insieme nelle sale operatorie dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. 32 chirurghi e oncologi medici a confronto su preservazione di organo, funzionalità e standardizzazione procedure. Branca: “Il futuro della chirurgia è qui!”

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Prof. Michele Gallucci

Roma, 23 giugno 2016 – Quello della prostata è il tumore maschile per eccellenza: è infatti la neoplasia più frequente negli uomini, 35.000 sono le nuove diagnosi nel 2015. Ma anche le neoplasie della vescica e del rene hanno una elevata incidenza nella popolazione maschile: quello della vescica è il quarto tumore più frequente nei maschi con oltre 21.000 nuovi casi maschili e circa 5.000 femminili nel 2015, il tumore del rene nello stesso anno ha colpito il doppio degli uomini rispetto alle donne, 8.000 di sesso maschile contro i 4000 di sesso femminile.

All’Istituto Regina Elena la Chirurgia Robotica offre una opzione terapeutica non solo negli stadi precoci di malattia, ma anche nelle terapie degli stadi avanzati e nei trattamenti di salvataggio, dopo fallimento di altre terapie. Per la terza volta presso il nostro Istituto, circa 300 urologi e 32 esperti mondiali in campo uro-oncologico a confronto per standardizzare oggi alcune procedure collaudate nei centri di riferimento.

Fin dove può arrivare la Chirurgia Robotica? All’Istituto Regina Elena si eseguono circa 400 interventi l’anno di chirurgia uro-oncologica, di cui 10 per l’asportazione totale del rene con trombectomia cavale, e cioè rimozione del trombo occludente la vena cava. L’intervento è il gold standard in caso di cancro del rene che coinvolga la vena renale causando una trombosi neoplastica. L’operazione è stata standardizzata e viene eseguita routinariamente con tecnica robotica in soli tre centri al mondo: a Roma all’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena”, alla University of Southern California e al PLA General Hospital di Pechino.

Per la definizione dell’iter terapeutico del tumore della prostata la strettissima collaborazione tra chirurghi, radioterapisti e oncologi medici è un “must”. Il miglior trattamento ha portato i tassi di sopravvivenza per queste neoplasie all’80-90% a 10 anni dalla diagnosi, rendendo sempre più importante quindi l’attenzione agli aspetti relativi alla qualità di vita del paziente.

E al ripresentarsi della malattia a livello locale la chirurgia robotica di salvataggio è un trattamento emergente e di avanguardia, un approccio, mini-invasivo e in alcuni casi risolutivo, che sta rapidamente guadagnando popolarità e consenso nella comunità scientifica e presso i pazienti. Similmente, quando il paziente colpito da tumore prostatico presenta una ripresa della malattia ricorrere all’asportazione dei linfonodi pelvici (linfoadenectomia pelvica e retro peritoneale di salvataggio) offre una maggiore possibilità di guarigione o comunque un più duraturo controllo della malattia. La possibilità di eseguire questo intervento con il robot ha notevolmente ridotto la morbidità di questa chirurgia.

Questo è quanto sta emergendo al grande meeting in corso al Regina Elena che vede oggi e domani riuniti 32 esperti chirurghi urologi e oncologi medici da tutto il mondo.

“L’incontro prevede interventi di chirurgia robotica, organizzata insieme al mio staff – illustra Michele Gallucci, direttore dell’Urologia IRE – e ai colleghi Inderbir Gill, Mihir Desai e Monish Arondella University of Southern California. Un team di eccezione, collaboriamo ormai da anni e oggiAggiungi un appuntamento per oggi ci ritroviamo a Roma, per la terza volta insieme, per tirare le somme di 3 anni di intenso lavoro sulle procedure chirurgiche robotiche”.

“Dalle sale operatorie del Regina Elena – sottolinea Marta Branca, commissario straordinario IFO – si fa scuola su interventi di grande complessità e con approccio completamente ‘intracoporeo’. L’urologia è stata la prima ma ora tutte le specialità chirurgiche degli Istituti utilizzano il robot. Posso tranquillamente affermare che il futuro della chirurgia è qui!”

fonte: ufficio stampa

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1 Risposta

  1. Avatar Giuliano Sorgini ha detto:

    Sono figlio di un padre morto per tumore alla prostata, cugino di 2 cugini anch’essi con la prostata asportata per tumore
    Io per il momento fortunatamente non sento problemi, ho 77 anni, ma ho cercato invano di ottenere la riduzione della prostata con questi sistemi moderni laser, ma non mi è stato concesso questo tipo di intervento, quindi la prevenzione per me è stata una delusione.
    Credo che bisogna entrare nel turbine del non ritorno per essere ascoltati e curati, queste innovazioni non esistono come prevenzione, hanno diagnosticata una fimosi serata che mi crea moltissimi problemi igienici ma anche questo inconveniente non è preso in considerazione da nessuno, forse se paghi sì, ma io purtroppo non ho i denari richiesti. Vorrei un consiglio da Voi se possibile, per ottenere la riduzione della Prostata affetta da ingrossamento, avendo una Prostatite e un intervento per la fimosi serata che mi affligge da anni

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