Tumori in Europa: diminuisce la mortalità per cancro della mammella. Migliorati i programmi di screening

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I ricercatori dell’Università Statale di Milano stimano che i tassi di mortalità per la neoplasia della mammella nella UE nel 2019 diminuiranno di circa il 9% rispetto ai tassi registrati nel 2014, grazie a miglioramenti nello screening e nella gestione della malattia. Il cancro al polmone rimane la principale causa di morte per tumore in entrambi i sessi, con un tasso di mortalità in diminuzione negli uomini e in aumento per le donne. Tra i dieci siti tumorali in studio, il tumore del pancreas è l’unico a non mostrare andamenti favorevoli sia negli uomini che nelle donne

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Milano, 19 marzo 2019 – Secondo lo studio pubblicato oggi su Annals of Oncology, una delle principali riviste scientifiche in ambito oncologico, e supportato dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), nel 2019 i tassi di mortalità per il tumore della mammella continueranno a diminuire nell’Unione Europea (UE) con alcune eccezioni, come la Polonia.

Nelle loro previsioni annuali delle morti per tumore in UE, il prof. Carlo La Vecchia, dell’Università Statale di Milano e i suoi colleghi, hanno stimato che nel 2019 i tassi di mortalità per il tumore della mammella in UE diminuiranno del 9% rispetto al 2014.

Tuttavia, nonostante i tassi di mortalità siano diminuiti da 14.6 per 100.000 abitanti nel 2014 a 13.4 nel 2019, il numero di decessi continua ad aumentare a causa dell’aumento della popolazione anziana a rischio. Il tumore della mammella rimane la seconda maggiore causa di morte per tumore nelle donne dopo il tumore al polmone.

“Nel 2014 sono state registrate circa 92.000 morti per tumore alla mammella, per il 2019 noi ne stimiamo 92.800 – spiega La Vecchia – Questo significa che l’impatto della patologia continuerà ad aumentare, con conseguenti implicazioni in ambito di sanità pubblica e costi sulla società”.

“I miglioramenti nei tassi di mortalità per il tumore della mammella sono principalmente dovuti ai programmi di screening, alla diagnosi precoce e ai miglioramenti nel trattamento e nella gestione della malattia. Gli andamenti più favorevoli si sono osservati nelle donne tra i 50 e i 69 anni, ossia il gruppo d’età coinvolto nei programmi di screening”, prosegue La Vecchia.

Rispetto al quinquennio 2010-2014, i tassi di mortalità standardizzati per età nelle donne dell’UE tra i 50 e 69 anni sono diminuiti del 16% nel 2019, ma solo del 6% nelle 70-79enni.

“I programmi di screening per il tumore della mammella sono migliorati nell’ultimo decennio. Potrebbe però essere troppo presto per osservarne l’effetto sulla mortalità nella fascia d’età tra i 70 e i 79 anni. Questa è anche la classe di età che potrebbe trarre meno benefici dagli avanzamenti nella terapia e nella gestione della malattia, in quanto la presenza di altre patologie o complicanze ne riducono l’uso nelle donne più anziane – ha aggiunto Eva Negri, del dipartimento di Scienze biomediche e cliniche dell’Università degli Studi di Milano – La Polonia e altri paesi Est-Europei non hanno mostrato andamenti favorevoli di mortalità per tumore alla mammella, ciò evidenzia le necessità di migliorare la diagnosi e il trattamento della patologia in questi paesi”.

I ricercatori hanno analizzato le morti per tumore nei 28 stati membri dell’UE complessivamente e anche nei suoi 6 paesi più popolosi – Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito – per tutti i tumori, e per i siti specifici dello stomaco, colon-retto, pancreas, polmone, mammella, utero (inclusa la cervice), ovaio, prostata, vescica e leucemie in entrambi i sessi. Questo è il nono anno consecutivo che il gruppo di ricercatori pubblica queste previsioni. Il prof La Vecchia e i suoi colleghi hanno utilizzato i dati di mortalità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che coprono il periodo dal 1970 al 2014.

Dei 6 paesi in studio, il Regno Unito mostra la maggior diminuzione per tumore alla mammella al 2019 (13%), seguito da Francia (10%), Germania (9%), Italia (7%) e Spagna (5%), mentre in Polonia è previsto un aumento del 2%.

I ricercatori stimano 1.4 milioni di morti per tumore nell’UE nel 2019 (787.000 uomini, 621.000 donne); un aumento di circa il 4.8% rispetto ai 1.35 milioni nel 2014. Tuttavia i tassi di mortalità standardizzati sono in diminuzione per gli uomini da 139 per 100.000 persone nel 2014 a 131 nel 2019 (calo del 6%) e per le donne da 86 per 100.000 persone a 83 (calo del 3.6%).

Il cancro al polmone rimane la principale causa di morte per tumore in entrambi i sessi, con 183.200 morti predette negli uomini nel 2019 e 96.800 nelle donne. Negli uomini i tassi diminuiscono da 36 per 100.000 nel 2014 a 32 nel 2019 (calo del 9%). Tuttavia, nelle donne gli andamenti sono ancora sfavorevoli e aumentano da 14.2 per 100.000 nel 2014 a 14.8 nel 2019 (aumento del 4%).

Tra i dieci siti tumorali in studio, il tumore del pancreas è l’unico a non mostrare andamenti favorevoli. Negli uomini i tassi standardizzati per età sono stimati rimanere stabili nel 2019 (7.9 per 100.000; 45.600 morti), mentre nelle donne è previsto un aumento dell’1.6% (5.6 per 100.000; 45.100 morti).

“È probabile che questo rispecchi i diversi andamenti di prevalenza del fumo, che è il maggior fattore di rischio noto per questo tumore – commenta Carlo La Vecchia – Inoltre, si è registrato un aumento delle persone in sovrappeso e del diabete – condizioni entrambe associate al tumore del pancreas – e i progressi terapeutici per questo tumore sono rallentati dalla mancanza di finanziamenti per le ricerche sulla prevenzione ed il trattamento di questa patologia. Questo anche perché, essendoci pochi lungo-sopravviventi, mancano pazienti che diano visibilità al problema”.

Lo studio ha trovato che rispetto al picco di mortalità per tumore del 1988, sono stati evitati oltre 5 milioni di decessi per tumore in UE nei 31 anni fino al 2019. Di queste, 440.000 per il tumore della mammella. Solo nel 2019, si sono previste un totale di 360.000 morti evitate per tumore (237.000 negli uomini, e 122.000 nelle donne).

Matteo Malvezzi, del dipartimento di Scienze cliniche e di comunità dell’Università Statale di Milano, sottolinea: “Gli andamenti di mortalità del tumore al polmone sono ormai favorevoli da molti anni negli uomini europei. Tuttavia sono meno favorevoli di quelli degli Stati Uniti. Oltre il 20% della popolazione Europea adulta fa ancora uso di tabacco, mentre negli Stati Uniti è meno del 15%. Questo dato spinge ad adottare urgentemente interventi sul tabagismo nell’UE, sia negli uomini che in particolar modo nelle donne per le quali questo tumore rappresenta la principale causa di morte tumorale con tassi di mortalità ancora in aumento”.

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