Tumori al rene e al pancreas, i “miracoli” chirurgici del Robot Da Vinci

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Esperienze a confronto al convegno di Villa Sofia Cervello

robot-da-vinci-villa-sofiaPalermo, 24 luglio 2015 – La precisione e la mininvasività del Robot Da Vinci per asportare un tumore al rene, salvaguardando l’organo, e per intervenire sul tumore al pancreas con la ricostruzione della parte operata e il ripristino della funzione. Sono due dei casi più significativi di chirurgia robotica di eccellenza che sono stati esposti oggi a Palermo nel corso del convegno inter-regionale organizzato dall’Azienda Ospedaliera Villa Sofia Cervello presso la palazzina monumentale di Villa Sofia.

“Il Robot Da Vinci – ha sottolineato in apertura Gervasio Venuti, Direttore Generale di Villa Sofia Cervello – è un investimento notevole che va però guardato in una più ampia prospettiva, legata non solo al singolo intervento, alla mininvasività e ai tempi brevi di degenza, ma anche alla successiva qualità di vita del paziente, all’abbattimento del rischio di complicanze post operatorie, e dunque anche ai benefici nel lungo periodo, in termini di minori costi, per il servizio sanitario e in particolare per la medicina di base. Oggi andiamo sui 150-200 interventi l’anno, ma l’obiettivo è incrementare ancor di più l’attività”.

Per il Direttore sanitario Giovanni Bavetta, che ha moderato l’incontro, “ad oggi il Robot è utilizzato, attraverso convenzione, anche dal Policlinico, ma puntiamo ad allargare il campo anche ad altre realtà ospedaliere. Con la definizione della rete ospedaliera e della pianta organica, guardiamo verso un incremento dell’attività dell’Azienda”.

Il convegno, al quale hanno preso parte numerosi operatori del settore anche di altre Aziende, ha messo a confronto le realtà ospedaliere di Palermo e Perugia, dove la chirurgia robotica ha fatto importanti passi avanti. Walter Orlandi, Direttore Generale, Manuela Pioppo, Direttore Sanitario e il chirurgo Saverio Arena, dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, hanno in tal senso portato la loro esperienza.

Domenico Guarrasi, Direttore dell’Unità operativa di Chirurgia generale di Villa Sofia e Fulvio Piazza, Direttore dell’Unità operativa di Urologia, hanno illustrato i più recenti e innovativi interventi chirurgici che hanno caratterizzato l’attività del Robot Da Vinci, dal 2012 operativo a Villa Sofia, unica struttura pubblica in Sicilia a disporre di questa apparecchiatura.

Il salvataggio del rene (chirurgia conservativa renale) è uno dei principali capitoli della chirurgia urologica che si è avvalsa ultimamente dell’aiuto della robotica a Villa Sofia Cervello. I dottori Guarrasi e Piazza hanno perfezionato una tecnica che permette di aggredire tridimensionalmente il rene da tutte le sue angolazioni dopo averlo completamente dissociato da tutti gli organi vicini (pancreas, milza , fegato), producendo una momentanea ischemia (chiusura temporanea del flusso sanguigno) con piccoli mollettoni (bull dog) che vengono applicati ad un certo momento dell’intervento subito prima di approcciare l’asportazione del tumore dal parenchima, cioè i tessuti sani circostanti.

L’intervento comporta l’ablazione di un tumore renale e della sua capsula, riducendo quasi a zero il rischio di mancata radicalità oncologica, cioè di totale asportazione del tumore. In chirurgia tradizionale ed in chirurgia laparoscopica si trova infatti una certa difficoltà a rimuovere il tumore con un margine di sicurezza di parenchima sano circostante.

La capacità del robot è quella di meglio evidenziare lo spazio di parenchima renale compresso dalla pseudo capsula tumorale, e con estrema precisione le forbici robotiche guidate dal chirurgo riescono ad ablare totalmente il tessuto renale ultrasottile che avvolge la capsula tumorale.
Si può quindi, con estrema sicurezza, essere certi che l’ablazione sia radicale, oltre alla capacità del robot di “zoomare” sulla cavità residua dopo l’intervento e di praticare emostasi con grande sicurezza, riducendo al minimo i sanguinamenti.
La performance post operatoria è notevole, perché rimosso il drenaggio in seconda giornata post operatoria, il paziente in terza, quarta giornata può essere dimesso, con l’esito residuo di tre piccoli fori cutanei dai quali sono stati introdotti i braccetti del robot.

Il tumore al pancreas rappresenta la bestia nera delle neoplasie del tratto digestivo, perché poco sintomatico, spesso si presenta al chirurgo in stato avanzato avendo già compromesso la prognosi del paziente, e infine rappresenta uno degli interventi più complessi e dalla difficile realizzazione in quanto è caratterizzato fondamentalmente da due momenti operatori: quello demolitivo in cui bisogna dissociare il tumore pancreatico dalle strutture delicate aderenti che vengono lambite dal tumore e che ne determinano spesso il criterio di operabilità e il momento ricostruttivo in cui si ricostituisce una nuova anatomia connettendo la via biliare con un’ansa intestinale, il pancreas residuo con lo stomaco o con un’ansa intestinale ed inferiormente le anse intestinali che portano i secreti biliari con il cibo.

L’intervento tradizionale dura fra le quattro e le otto ore, comporta una profonda ferita laparotomica che determina tempi di ripresa post operatori estremamente lunghi.
Il Robot Da Vinci, garantisce massima precisione dell’asportazione delle più piccole strutture del tumore con la capacità di asportare quanto più possibili linfonodi che possono essere non solo amplificati dalla visione ma anche messi in luce con la tecnica della fluorescenza di nuovissima acquisizione in chirurgia robotica.

Ma dove il robot non ha eguali è la capacità ricostruttiva, la possibilità cioè di praticare con microprecisione le anastomosi (cuciture) tra gli organi recisi dal tumore (pancreas) e l’ansa intestinale o lo stomaco per ricostituire una via digestiva altrimenti interrotta e ricostituire un transito valido ai secreti biliari e pancreatici.

Una delle maggiori complicanze di questa chirurgia è proprio l’insorgenza della fistola biliare. Studi prospettici che fanno capo ad uno dei più grandi esperti mondiali, il prof. Pier Cristoforo Giulianotti che lavora a Chicago, hanno evidenziato come con la chirurgia robotica l’insorgenza della fistola è quasi nulla.

Sono una ventina i casi di interventi bilio-pancreatici eseguiti con tecnica robotica a Villa Sofia Cervello: 6 tumori della testa pancreatica, 6 tumori della papilla, 2 GIST e 4 ricostruzioni complesse delle vie biliari.

fonte: ufficio stampa

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