Tumore della prostata, 20.000 uomini convivono con la malattia in Friuli-Venezia Giulia

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Pordenone, 15 gennaio 2019 – Un importante traguardo per l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e per il Centro di Riferimento Oncologico – CRO di Aviano, che mettono insieme a segno un goal importante nel trattamento del tumore della prostata: il loro Percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale (PDTA) per questo tumore ha ottenuto la certificazione UNI EN ISO 9001:2015 dall’Ente internazionale Bureau Veritas.

Obiettivo del PDTA è assicurare al paziente una presa in carico rapida, efficace ed efficiente, tale da garantirgli un’offerta ampia e innovativa di opportunità diagnostiche, terapeutiche e assistenziali secondo le più recenti Linee guida internazionali. Un percorso imperniato su un team multidisciplinare, che si fa carico del paziente, lo accompagna e rende meno arduo il passaggio da una fase all’altra della malattia.

“È un traguardo importante per la qualità dei nostri servizi ed è anche un traguardo di grande collaborazione tra l’Ospedale di Pordenone e il CRO di Aviano – dichiara Giorgio Simon, Direttore Generale dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 5 “Friuli Occidentale” di Pordenone – lo sviluppo ulteriore sarà quello dell’introduzione della chirurgia robotica all’interno di questo percorso che permetterà di compiere un ulteriore passo avanti”.

Con questo programma di certificazione, l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e il CRO di Aviano si propongono sempre più come punto di riferimento per la gestione e il più efficace trattamento del paziente oncologico e, nel caso specifico, del paziente affetto da neoplasie della prostata.

Il tumore prostatico manca al momento di programmi di screening rivolti alla popolazione maschile, per tale motivo a volte la diagnosi e i trattamenti presentano difficoltà che possono essere affrontate al meglio con un approccio multidisciplinare.

“Oggi abbiamo capito che il tumore della prostata può essere molto diverso da un paziente all’altro: ci sono forme indolenti, che non necessitano per forza di un trattamento invasivo e cruento, ma vanno sorvegliate nel tempo, e forme potenzialmente mortali, che devono essere trattate con la chirurgia o con la radioterapia; e siamo in grado di ottenere ottimi risultati con entrambi questi trattamenti – osserva Oliviero Lenardon, Direttore USC di Urologia all’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone – da ciò l’importanza di una valutazione multidisciplinare del paziente con tumore prostatico che attraverso scelte condivise si vedrà proposta la migliore soluzione terapeutica”.

“Il tumore della prostata, per la sua complessità ed estrema variabilità, pone ancora parecchi interrogativi rispetto alla diagnosi e ai trattamenti; manca ad oggi di un percorso codificato come avviene per il tumore della mammella, ad esempio – sottolinea Roberto Bortolus, della Radioterapia Oncologica del Centro di Riferimento Oncologico – CRO di Aviano – anche se sappiamo molto su questo tumore,alcune problematiche ancora ci sfuggono. Tuttavia, rispetto a solo dieci anni fa, abbiamo a disposizione sia una tecnologia estremamente sofisticata in termini di robot chirurgico o Acceleratori per la Radioterapia, che molti farmaci nuovi in grado di arricchire la disponibilità delle armi terapeutiche a disposizione; il problema è metterle nella sequenza giusta in modo da consentire ad ogni paziente di avere il trattamento migliore per il suo caso e questa sarà la sfida dei prossimi anni”.

Nell’ultimo decennio, i progressi della ricerca clinica, l’uso integrato delle opzioni terapeutiche e l’arrivo di nuovi farmaci ad azione sempre più mirata hanno cambiato le prospettive per molti pazienti.

“Il tasso di sopravvivenza del tumore prostatico è nettamente aumentato in anni recenti grazie alle maggiori conoscenze in questo campo e alle migliori opzioni terapeutiche che hanno accresciuto le possibilità di guarigione – dichiara Lucia Fratino, dell’Oncologia Medica del CRO di Aviano – naturalmente la ricerca non si ferma ed è orientata ad affinare le capacità diagnostiche, in particolare quelle di biologia molecolare volte ad identificare eventuali alterazioni geniche in grado di svelare l’aggressività del tumore e, se è possibile, curarlo con farmaci targettizzati”.

Le patologie oncologiche richiedono una corretta gestione clinico-assistenziale fondata su una piena integrazione multidisciplinare, così da garantire al paziente una presa in carico funzionale alle diverse esigenze che la patologia richiede.

Il carcinoma della prostata, che in Friuli-Venezia Giulia è il secondo tumore più diffuso tra i maschi con oltre 1.000 nuovi casi l’anno e quasi 20.000 uomini stimati che convivono con questa neoplasia, rappresenta il paradigma di queste esigenze; richiede, infatti, il coinvolgimento nel percorso di diagnosi e cura di molteplici figure specialistiche, inclusa quella non meno importante del medico di medicina generale.

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