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Tumore alla prostata: l’impegno della Ricerca Humanitas

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In campo scientifico, è ormai nota da tempo la relazione esistente fra sistema immunitario e tumori. Le cellule immunitarie, infatti, possono influenzare la patologia tumorale sia nelle prime fasi sia nel corso della sua evoluzione, ed è ampiamente dimostrato che il tumore è in grado di modulare il complesso meccanismo di difesa che protegge l’organismo, facendo sì che rallenti o favorisca il decorso della malattia.

Tutto questo, nel tempo, ha condotto alla formulazione di nuove immunoterapie, la cui efficacia ha permesso di contrastare lo sviluppo di moltissimi tumori.

Tuttavia, per motivi attualmente ancora non del tutto noti, le immunoterapie sembrerebbero non avere un’efficacia sui tumori alla prostata, precludendo, ai pazienti affetti da questa patologia, un approccio terapeutico che si rivela invece valido nella lotta ad altri tumori. Individuarne le cause potrebbe dare una risposta concreta nel contrasto di questa neoplasia, che oggi rappresenta il 25% dei tumori che colpiscono gli uomini di età compresa fra i 55 e i 65 anni.

Tumore alla prostata e sistema immunitario: nuovi sviluppi grazie alla ricerca
La dottoressa Diletta Di Mitri, ricercatrice, e il dottor Massimo Lazzeri, specialista in urologia, e appartenente all’UO di Urologia diretta dal Dr. Paolo Casale, sono attualmente impegnati nello studio dei fattori che rendono l’immunoterapia ancora non efficace nella cura del tumore alla prostata al fine di individuare una strada per invertire la tendenza ed estendere tale terapia anche ai pazienti affetti da questa forma di neoplasia. Lo studio, che affianca alla ricerca la pratica clinica, ha già permesso ai ricercatori di individuare un modus operandi rivoluzionario sia nella diagnosi sia nella cura del tumore alla prostata.

Fino ad oggi il tumore alla prostata è stato considerato il prototipo dei tumori ormono-dipendenti, nel caso specifico gli ormoni sessuali maschili (testosterone), e verso di questi è stata diretta gran parte delle terapie mediche. Questa visione per molto tempo ha limitato la ricerca di altri fattori capaci di intervenire nello sviluppo della neoplasia.

Tuttavia, la ricerca attualmente in atto potrebbe determinare un importante cambio di rotta, poiché sembrerebbe individuare, come principale fattore di promozione del tumore, proprio il microambiente in cui la neoplasia nasce e progredisce, e all’interno del quale il sistema immunitario svolge un ruolo di primo piano.

Il sistema immunitario come marcatore del tumore alla prostata
L’analisi condotta dagli specialisti di Humanitas, oggi punta a far luce anche su un altro aspetto, che potrebbe rivelarsi determinante nello studio e nella terapia del tumore prostatico: la funzione del sistema immunitario come marker tumorale, in combinazione con il noto marcatore del sangue conosciuto come PSA (antigene prostatico specifico). Per il tumore alla prostata, infatti, ad oggi mancano dei veri e propri marcatori di sviluppo e progressione che possano indicare, con precisione, la presenza di particolari neoplasie.

Tuttavia, se i risultati dello studio di Humanitas fossero confermati, il sistema immunitario, alla luce della sua stretta connessione con l’ambiente in cui il tumore si sviluppa, in futuro potrebbe assumere un importante ruolo di marcatore, dando indicazioni utili non solo sullo stadio della progressione della malattia, ma anche sulle possibili evoluzioni che potrebbe avere con il passare del tempo.

L’indagine si andrebbe quindi ad affiancare alla classica biopsia prostatica, oggi utilizzata per prelevare un campione di tessuto da sottoporre a esame istologico per una valutazione, e potrebbe consolidarsi come un’analisi del tutto non invasiva per individuare, nel sangue del paziente, dei marcatori specifici.

Allo stato attuale, la ricerca continua a indagare proprio su questo aspetto: al centro dello studio, vi è infatti la caratterizzazione del sistema immunitario nei pazienti affetti da cancro alla prostata, in relazione alla progressione della malattia.

L’indagine coinvolge soprattutto il sangue e i tessuti dei soggetti interessati e mira a definire una connessione tra le caratteristiche individuate nel sistema immunitario e lo sviluppo delle specifiche neoplasie. Lo scopo è quello di fornire una visione più ampia sullo studio del carcinoma prostatico che potrebbe fare la differenza nei percorsi terapeutici, anche a livello globale. La ricerca, infatti, attraverso l’approccio della medicina di precisione, ha anche l’obiettivo di offrire una personalizzazione del percorso di cura per ogni singolo paziente.

Fonte: https://www.humanitas.it/news/tumore-alla-prostata-humanitas-lavoro-squadra-ricercatori-medici/

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