Tumore al pancreas: caccia al big killer con le armi della ricerca

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Prof. Alberto Mantovani

Rozzano, 8 novembre 2018 – Un tumore aggressivo e a crescente incidenza, con oltre 1.200 nuove diagnosi ogni  giorno al mondo e una ricerca che riceve solo il 2% dei fondi raccolti in Europa contro il cancro. E’ la preoccupante fotografia del tumore del pancreas. Tuttavia oggi, grazie ai progressi delle cure, della diagnosi e della ricerca, contro questa malattia si registrano successi impensabili anche solo pochi anni fa.

Per condividere le conoscenze, ma anche le esperienze e le speranze di chi ha vissuto e superato questa malattia, medici, ricercatori e pazienti si riuniscono in Humanitas in occasione della Giornata Mondiale per il Tumore del Pancreas. Uno speciale momento in cui vengono affrontate, insieme ai principali esperti, tematiche diverse: dal riconoscimento dei sintomi precoci ai percorsi  diagnostico-terapeutici, dalle problematiche nutrizionali fino all’evoluzione della ricerca, che da una parte sta identificando nuovi biomarcatori per consentire una diagnosi sempre più precoce, e dall’altra sta investigando il rapporto tra tumore e sistema immunitario.

“Questo tumore è visto spesso come una condanna ma la sua storia naturale sta in realtà cambiando – commenta il prof. Alessandro Zerbi, Responsabile Chirurgia del Pancreas Humanitas e docente Humanitas University – Si stanno aprendo prospettive interessanti grazie allo sviluppo di nuovi trattamenti chemioterapici e una loro miglior combinazione con gli interventi chirurgici, che sono tra i più complessi e  la cui buona riuscita dipende molto dall’esperienza sia di chi li esegue sia del Centro ove vengono eseguiti. Il tutto combinato con i progressi  della ricerca, che è sempre più focalizzata sulle peculiarità biologiche proprie del carcinoma pancreatico”.

“La valutazione di un paziente con tumore del pancreas trae i maggiori benefici da un approccio multidisciplinare che venga eseguito in Centri ad alto volume di pazienti con patologia pancreatica – commenta la dott.ssa Silvia Carrara, Responsabile del Programma di Ecoendoscopia in Humanitas e Segretario AISP (Associazione Italiana Studio Pancreas) – Questo è dimostrato anche da diversi studi che confermano come l’accesso a Strutture qualificate comporti minori complicanze e minore mortalità a seguito di chirurgia pancreatica e migliore aspettativa di vita”.

Ad oggi l’arma migliore contro questo tumore così aggressivo resta la diagnosi precoce: per questo è fondamentale conoscere i fattori di rischio e i sintomi di questa malattia, così come sapere a quali specialisti e centri rivolgersi.

La giornata mondiale per il tumore del pancreas mira perciò a favorire una maggiore consapevolezza, mettendo a confronto i medici ed i ricercatori che quotidianamente si occupano della diagnosi e della cura del carcinoma pancreatico con la comunità delle associazioni pazienti e dei medici di medicina generale. In questo modo ci si attende maggiore attenzione a diversi fattori chiave: stile di vita in grado di prevenire l’insorgenza di questo tumore, sintomi che non di rado precedono la diagnosi di tumore al pancreas ma che a volte vengono sottovalutati (come la comparsa improvvisa di diabete o un mal di schiena mal spiegato), predisposizione genetica e possibilità di identificare i soggetti a rischio ed inserirli in appositi programmi di sorveglianza.

La ricerca in Humanitas
Sono stati recentemente identificati 3 nuovi biomarcatori, più elevati nel sangue dei pazienti con tumore del pancreas rispetto a soggetti sani, anche in stadi precoci di malattia.  La loro validazione potrebbe aiutare ad individuare pazienti ancora asintomatici ma a rischio, da sottoporre perciò ad ulteriori indagini di imaging.

Si sta inoltre cercando di valutare la presenza di cellule tumorali circolanti nel sangue periferico per correlarle allo stadio di malattia e eventualmente alla prognosi dei pazienti o alla risposta alla terapia.
Un altro ambito su cui si sta concentrando la ricerca è l’attivazione di una risposta del sistema immunitario per contrastare la crescita del tumore.

“Il cancro del pancreas – spiega il prof. Alberto Mantovani, Direttore Scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University – costituisce una sfida per chi fa ricerca in oncologia, perché i progressi ottenuti, ad oggi, sono stati purtroppo estremamente limitati. Anche una strategia promettente come la riattivazione delle armi del sistema immunitario contro il cancro, al momento, si è rivelata inefficace. Dobbiamo quindi approfondire le nostre conoscenze per ottenere risultati migliori. Abbiamo un disperato bisogno di nuovi diagnostici, che ci permettano di effettuare diagnosi più precoci. E abbiamo bisogno studiare e capire meglio il rapporto fra il tumore e lo stroma che lo circonda, che al momento costituisce una specie di muro invalicabile che impedisce l’accesso delle nostre difese. Dobbiamo dunque integrare competenze e sforzi: solo uniti possiamo battere questo big killer”.

La diagnosi: l’ecoendoscopia e la TC
Una volta sospettata la presenza del tumore possono fare la differenza sia le indagini diagnostiche eseguite sia il luogo dove vengono effettuate. Rivolgersi a Centri che hanno una grande esperienza nella patologia pancreatica è fondamentale per giungere in tempi rapidi ad una diagnosi corretta e per pianificare le cure più appropriate per il singolo paziente.

La corretta diagnosi di tumore del pancreas spesso richiede l’integrazione delle immagini della TC con mezzo di contrasto e dell’ecoendoscopia. Quest’ultima consente inoltre l’esecuzione di prelievi bioptici, per giungere ad una diagnosi anatomopatologica di certezza.

Negli ultimi anni l’ecoendoscopia (EUS) si è trasformata da metodica puramente diagnostica a strumento operativo con sviluppi terapeutici quali drenaggi, alcolizzazione del plesso celiaco per il controllo del dolore, posizionamento di marcatori per guidare la radioterapia, e tecniche ablative locali da integrare alle altre terapie all’interno di protocolli di ricerca.

Il trattamento
La cura del carcinoma pancreatico è tipicamente multidisciplinare e si è evoluta negli ultimi anni. Solo la combinazione della chirurgia con la chemioterapia, ed eventualmente la radioterapia, può consentire di ottenere risultati soddisfacenti. Fondamentale è identificare correttamente i casi potenzialmente suscettibili di un intervento chirurgico.

Negli ultimi anni si è assistito all’introduzione di diverse novità in campo sia chirurgico che oncologico. Gli interventi tendono a essere meno demolitivi e a utilizzare tecniche mini-invasive (laparoscopiche e robotiche).
In campo oncologico si è assistito allo sviluppo di nuovi farmaci chemioterapiche, utilizzati in combinazione tra loro e somministrati in alcuni casi prima ed in altri dopo l’intervento chirurgico, hanno consentito di migliorare la prognosi dei pazienti.

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