Trombosi venosa ed embolia polmonare. La prevenzione attraverso Ve.Thro, una App per smartphone

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Prof. Paolo Zamboni

Ferrara, 21 luglio 2016 – Un famoso slogan recita: “c’è una App per tutto”. E l’inventiva del prof. Paolo Zamboni, direttore del Modulo di Chirurgia Traslazionale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara, ha contribuito a far sì che questo detto non fosse solo vero, ma anche e soprattutto utile!

Nasce così “Ve.Thro”, acronimo di Venous ThROmboembolism, una nuova applicazione per smartphone che aiuta alla prevenzione misurando il rischio di trombosi venosa profonda e di embolia polmonare. Il software, made in Italy, è funzionante sia sui sistemi Android che su quelli Apple.

Tutto nasce nel 2007. “Ho scritto un manuale tascabile – dichiara il prof. Zamboni – per semplificare l’applicazione delle linee guida nelle corsie degli ospedali. Il libro è andato esaurito, ma come tutti i libri ha raggiunto solo una minoranza dei medici. Da qui è partita l’idea di digitalizzare il libro rendendolo una App. L’intuizione si basa su un presupposto: non esiste oggi medico che non abbia nel taschino uno smartphone”.

Le App in verità sono due: una scaricabile liberamente dai pazienti e l’altra destinata esclusivamente ai medici. “Nel nostro Dipartimento di Chirurgia – continua il professore – stiamo progettando uno studio per verificare i vantaggi dell’utilizzo della App professionale Ve.Thro all’interno dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara”.

Compilando un questionario sullo schermo dello smartphone, gli utenti non medici possono valutare il proprio grado di rischio tromboembolico ed eventualmente decidere di richiedere un consulto medico. La App Ve.thro prevede la risposta a un set di domande alle quali è associato un punteggio sulla base del quale l’applicazione fornisce una valutazione della classe di rischio del paziente. I medici, invece, possono utilizzare l’applicazione per valutare il livello di rischio dei propri pazienti e determinare le terapie più adatte, differenziandole per grado di rischio, condizione medica, principi attivi utilizzabili e loro controindicazioni.

fonte: ufficio stampa (foto del Servizio Audiovisivi dell’AOU di Ferrara)

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