Test rapidi Covid-19: studio evidenzia l’efficacia, in particolare sui soggetti asintomatici

Pubblicati i risultati della ricerca dell’IRCCS Istituto Tumori Giovanni Paolo II

Bari, 3 aprile 2020 – Sono stati pubblicati stamattina i risultati dello studio dell’IRCCS Istituto Tumori Giovanni Paolo II sui cosiddetti ‘test rapidi’ per la ricerca degli anticorpi anti Covid-19. Lo studio ha evidenziato che i test sono efficaci, in particolare sui soggetti asintomatici, e quindi utili per rilevare casi di positività fra la popolazione particolarmente esposta al contagio, come medici e infermieri, e in generale per verificare il livello di immunità acquisita nella popolazione.

Lo studio, dal titolo“Clinical meanings of rapid serological tests in patients tested for SARS-Co2 rtPCR”, è partito lo scorso 24 marzo, su indicazione della Regione Puglia tramite l’acquisto di kit validati dalla Università di Singapore e autorizzati dal Ministero Italiano della Salute. Ottenuta l’autorizzazione del Comitato Etico dell’Istituto Oncologico, i ricercatori hanno dato il via allo studio, svolto in collaborazione con i ricercatori dell’Istituto di Igiene del Policlinico di Bari.

Sono stati eseguiti in tutto 450 test rapidi, 190 dei quali eseguiti su campioni di sangue di pazienti già sottoposti a tampone faringeo e in cui, dunque, era certa la positività o la negatività al virus. I restanti test sono stati eseguiti su campioni di sangue prelevati dal personale in servizio all’Oncologico.

Il test rapido, come è noto, utilizza un metodo colorimetrico: è sufficiente un prelievo capillare, con puntura del polpastrello, per rilevare se sono presenti o meno anticorpi anticoronavirus. Il test dura appena 15 minuti.

I risultati dei test rapidi si sono rilevati concordanti con i risultati del tampone, soprattutto nei soggetti asintomatici: nel 100% dei casi, a test rapido negativo corrisponde tampone negativo, nel 25% dei casi, a test rapido positivo corrisponde tampone positivo. Significativa coerenza è stata rilevata in tutti i soggetti esposti a contagio da più di dodici giorni, nei quali, come atteso, alla positività della presenza degli anticorpi, corrisponde con grande frequenza la negatività del tampone.

“Il test è efficace nel rilevare la presenza di anticorpi, pur con qualche riserva su possibili positività crociate riferite ad altri virus dello stesso gruppo del COVID 19 – così il direttore generale dell’Oncologico, Antonio Delvino – Può essere utile nei soggetti asintomatici appartenenti alle popolazioni a rischio di contagio, come medici e infermieri, perché permette di rilevare precocemente eventuali positività, con notevoli vantaggi di rapidità di refertazione e semplicità di esecuzione rispetto al tampone. In particolare, nei soggetti asintomatici la positività del test è molto suggestiva di presenza del virus. Allo stesso modo, un test rapido negativo fornisce forti elementi di probabilità che non ci sia il virus nel muco oro-faringeo; per altro la ripetizione del test ai medesimi soggetti a distanza di sette/dieci giorni minimizza il rischio di errore. Non da ultimo, i test rapidi possono essere certamente utili per verificare il livello di immunità acquisita nella popolazione,nella fase più avanzata dell’epidemia”.

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano: “Prendo atto dei risultati tempestivi e significativi forniti dall’integrazione da diversi gruppi di ricerca della Regione Puglia. Credo che la prosecuzione della sperimentazione sia utile a verificare la correttezza delle conclusioni cui i gruppi di ricerca sono pervenuti. Saranno la Asl di Bari e il Policlinico di Bari a dar vita alle valutazioni sulle popolazioni a rischio medio-alto di contagio rappresentate dal personale sanitario addetto alla cura dei positivi con il supporto per la raccolta dei dati dell’Istituto Oncologico di Bari Giovanni Paolo II”.

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