Sintomi, referti e farmaci: gli italiani interrogano l’IA, ma il medico resta insostituibile

Bologna, 1 settembre 2026 – Nell’arco di pochi anni, l’intelligenza artificiale ha trasformato molte attività di vita quotidiana, compresa la ricerca di informazioni in ambito salute. Ma nonostante il crescente utilizzo dell’IA per ottenere consigli sanitari, per gli italiani il supporto di un professionista resta indispensabile: lo rileva l’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, realizzata da Nomisma e condotta su un campione di 1.300 intervistati rappresentativo della popolazione italiana.

Secondo la ricerca, oggi il 60% dei cittadini italiani dichiara di usare principalmente strumenti digitali – come ricerche online, chatbot e app – per ottenere informazioni su malattie e farmaci. Circa la metà (49%) utilizza inoltre l’AI almeno settimanalmente, e tra questi più di uno su quattro (27%) dice di ricorrere ad essa anche per consigli riguardanti la salute.

Dall’indagine emerge peraltro un elevato livello di apprezzamento per le informazioni ricevute: l’86% di coloro che hanno effettuato richieste all’AI su aspetti di salute e benessere si dice soddisfatto, e il 38% addirittura molto o completamente soddisfatto, percentuale quest’ultima che batte non solo le risposte ricevute tramite motori di ricerca e social network, ma persino quelle di portali medici specializzati.

I risultati non evidenziano, tuttavia, che si stia diffondendo l’idea secondo cui le nuove tecnologie possano sostituire in tutto la figura del medico. Quasi due intervistati su tre (63%) ritengono che l’intelligenza artificiale possa solo affiancare la medicina tradizionale, e un 16% è così scettico da considerarla perfino non adatta all’ambito medico. Appena il 21% considera possibile una sostituzione, anche solo parziale.

La funzione prevalentemente complementare attribuita all’intelligenza artificiale emerge anche dalla diversa percezione del medico e degli strumenti tecnologici. Il professionista viene considerato più affidabile (75%), empatico (73%), accurato (68%) e più adeguato a definire un percorso di cura personalizzato (63%). L’intelligenza artificiale, invece, “batte” l’essere umano per rapidità (64%) e accessibilità (57%), nonostante molti riconoscano che sia più incline a commettere errori (46%).

È innegabile però che proprio la velocità e la semplicità di questa nuova tecnologia stiano cambiando il rapporto tra medico e pazienti, in particolare rispetto alle modalità di accesso al consulto. Ciò è confermato dal tipo di informazioni che si cercano attraverso strumenti digitali: il 42% vuole capire se determinati sintomi richiedono una visita, il 41% chiede chiarimenti su analisi e referti, il 32% ricerca informazioni su esami, strutture ospedaliere e percorsi di cura, mentre il 30% vuole trovare rimedi a lievi disturbi senza dover ricorrere a un consulto.

In conclusione, l’AI si sta affermando rapidamente come il principale strumento per ricercare informazioni relative al proprio stato di salute. È già il secondo canale digitale più utilizzato, in particolare tra i giovani, dietro solo ai motori di ricerca, che nella maggior parte dei casi oggi offrono comunque risposte generate dall’IA come primo risultato. Ma i professionisti sanitari restano il punto di riferimento più importante, tanto che un italiano su tre (33%) dice di affidarsi soltanto al parere del medico di base o di altri specialisti, non fidandosi delle informazioni che potrebbe trovare online.

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