Sicurezza in sala operatoria: superare i personalismi e imparare a lavorare in team

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Aumentano i contenziosi tra i medici e i pazienti. Il problema, tuttavia, non deriva da medici poco preparati o dalle procedure poco sicure ma dalla cattiva comunicazione e dagli ambienti in cui si lavora. Le nostre scuole di specializzazione sono ottime ma non insegnano a lavorare in team. È quanto emerge da questa intervista rilasciata dal prof. Franco Marinangeli, direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale San Salvatore L’Aquila, nonché responsabile del servizio Cure palliative e Terapia del dolore della Asl 1

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Professore, quali sono gli anelli deboli che riguardano la vostra professione? Su quali è più urgente lavorare? Quali provvedimenti per rendere più sicure le sale operatorie?
Oggi, l’anestesia generale, è una disciplina sicura al cento per cento. I decessi per anestesia sono quasi inesistenti: 0.4-0.8 casi su 100.000 procedure. L’organizzazione e la logistica, intesa come strutture e tecnologie a disposizione, sono invece ancora un grande problema. Basterebbe pensare ai blocchi locoregionali eco-guidati che stanno rivoluzionando la nostra disciplina, così come i farmaci di ultima generazione. Il problema non sono i bravi anestesisti rianimatori, le nostre scuole sono di altissimo valore, ma gli ambienti e le condizioni di lavoro in cui gli anestesisti operano.

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Prof. Franco Marinangeli

Quanto gli incidenti che accadono negli ospedali dipendono da una cattiva comunicazione all’interno dell’équipe? Quali suggerimenti darebbe a tal proposito?
La comunicazione è parte delle non technical skills. I risultati delle procedure chirurgiche sono legati a una stretta interazione tra i componenti dell’équipe, formata da anestesista, chirurgo e infermiere. Non mancano, soprattutto in terapia intensiva, rapporti con altri specialisti.

La maggior parte dei contenziosi è legata alla cattiva comunicazione, sia con i pazienti sia con i sanitari. La conflittualità e le difficoltà di comunicazione sono un serio problema del mondo sanitario. Superare i personalismi e imparare a lavorare in team avrebbe un impatto importantissimo sul miglioramento dell’outcome del paziente e della qualità percepita. La comunicazione con il paziente è fondamentale. Dobbiamo imparare a comunicare per non compromettere i rapporti con i pazienti e favorire il contenzioso.

L’Anestesista Rianimatore ha un ruolo chiave per la sicurezza dei pazienti, soprattutto all’interno dei blocchi operatori, offrendo un grande servizio agli stessi chirurghi. Si tratta dunque di un problema culturale?
Il servizio è in primo luogo ai malati, considerando che l’anestesista è garante della stabilità dei suoi parametri vitali. Siamo, certamente, un ‘servizio’ per i chirurghi, con i quali è necessario costruire percorsi comuni.
Sempre di più la qualità dell’anestesia può interferire sulla qualità della chirurgia. Basti pensare, ad esempio, alla chirurgia robotica. Senza pensare, poi, al percorso postoperatorio e al dolore postoperatorio. Si tratta di un problema culturale che necessita di immediate soluzioni.

Professore, quanto oggi le check list vengono compilate ancora con carta e penna? Quanto potrebbe essere di aiuto la tecnologia informatica? L’anestesista, il chirurgo e l’infermiere collaborano, pianificano e discutono insieme le problematiche chirurgiche e anestesiologiche?
Il 15% dei blocchi operatori è informatizzato e dunque utilizza cartelle cliniche informatizzate. Tale criticità rende il sistema non migliorabile sotto il profilo della qualità e sicurezza delle cure. Nel 2018 non è ammissibile non poter avere dati utili al miglioramento del sistema.

L’impatto dell’informatizzazione, in termini anche di efficienza e sostenibilità economica oltre che di miglioramento culturale, sarebbe enorme. Avremmo a disposizione, con più facilità, dati utili per una discussione costruttiva tra le componenti chirurgica, anestesiologica e infermieristica. Il lavoro deve essere misurato in termini quantitativi e qualitativi e i direttori di struttura devono imparare a elaborare i dati per favorire l’ottimizzazione delle cure.

Occorre lavorare sempre di più sul mantenimento e miglioramento della capacità tecniche degli operatori. La tecnologia può essere molto utile, ad esempio con la simulazione, tecnica didattica innovativa su cui gli anestesisti rianimatori stanno investendo molto.

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