Sedazione in età pediatrica, una pratica delicata. Ancora timore verso gli oppiacei

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Il timore dell’utilizzo degli oppiacei nel bambino, sia da parte del medico che dei genitori, rappresenta l’ostacolo maggiore nel contrastare la terapia del dolore moderato-severo. È quanto asserisce in questa intervista il prof. Fabio Borrometi, responsabile della Terapia del Dolore A.O.R.N Santobono-Pausilipon di Napoli

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Professore, qual è lo stato dell’arte e l’orientamento futuro della ricerca sulla sedazione pediatrica? E quali sono i punti chiave in cui gli anestesisti possono intervenire per ottimizzarne la sicurezza e l’efficacia?
In questi ultimi anni si è registrata una maggiore attenzione al dolore in età pediatrica. L’obiettivo è di preservare il bambino da esperienze dolorose e spiacevoli durante il suo ricovero in ospedale. La sedazione pediatrica, in questi ultimi anni, ha più ampia diffusione, mala pratica deve sempre garantire efficacia della tecnica prescelta e la sicurezza del piccolo paziente che è sottoposto a sedazione. Questi aspetti si possono sintetizzare in tre parole chiave: attento assessment del bambino, corretta scelta dei farmaci, opportuno monitoraggio clinico e strumentale.

Ci sono nuovi analgesici per pazienti pediatrici?
Non sono disponibili al momento nuovi farmaci analgesici per l’età pediatrica anche se ci sono in corso studi di fase 3 per la registrazione di un ‘nuovo’ oppioide già utilizzato da anni nell’adulto.

Oggi è prioritario promuovere l’utilizzo dei farmaci analgesici già in commercio prima ancora di avvertire l’esigenza di registrare per l’età pediatrica le molecole utilizzate nell’adulto. Il timore dell’utilizzo degli oppiacei nel bambino, sia da parte del medici che dei genitori, rappresenta forse l’ostacolo maggiore nel contrastare la terapia del dolore moderato-severo.

Per tranquillizzare il bambino e metterlo nelle condizioni di rispettare le indicazioni degli anestesisti, quanto è importante la partecipazione attiva dei genitori?
Nel trattamento del dolore procedurale le tecniche non farmacologiche, affiancate a quelle farmacologiche, rappresentano un’importante risorsa terapeutica. La presenza della madre e del padre (o almeno uno dei due), in occasione di una procedura dolorosa, è forse tra queste la più semplice ed efficace. I genitori, ben informati e addestrati al loro ruolo di supporto, rappresentano una straordinaria risorsa. I bambini, soprattutto i più piccoli, chiedono di non separarsi dai genitori e quindi la loro presenza contribuisce favorevolmente alla sedazione.

Dall’altra parte il sentirsi coinvolti e utili ha un effetto rassicurante anche per i genitori innescando così una spirale virtuosa molto importante non solo per la sedazione in sé ma anche nella percezione della qualità delle cure ricevute.

I rischi e le complicanze ci sono per qualsiasi procedura anestesiologica o di sedazione, ma quanto aumentano in età̀ pediatrica e neonatale?
Bisogna precisare, a questo proposito, che la sedazione nel bambino non deve considerarsi una tecnica minore o banale ma può rappresentare in alcuni pazienti, soprattutto in epoca neonatale, una pratica molto delicata. Le caratteristiche anatomiche e fisiologiche del bambino ne fanno, infatti, un paziente molto particolare. Anche in questo caso, come per l’anestesia, la sedazione dovrebbe essere riservata a chi, per competenza, esperienza e numero di casi trattati, abbia piena dimestichezza con la sedazione in questa specifica popolazione di pazienti.

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