Sanatoria professioni sanitarie, AIFI: “Una norma scritta male che spalanca le porte agli abusivi”

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Roma, 26 dicembre 2018 – “La manovra contiene quella che potrebbe essere la più grande sanatoria per abusivi di professioni sanitarie della storia. Volevano salvare posti di lavoro e invece hanno scritto un monstrum giuridico inaccettabile che di fatto legalizza l’abusivismo”. Così in un comunicato l’AIFI (Associazione italiana fisioterapisti).

“L’hanno scritto in pochi, di nascosto, di notte, e infilato in un provvedimento che sapevano avrebbe dovuto avere la fiducia. Altro che trasparenza. Altro che democrazia diretta – prosegue la dura nota dell’AIFI – Dicono che non ci sarà equiparazione, ma si sono dimenticati di scriverlo. Manca la valutazione dei titoli di studio e del percorso formativo, manca la valutazione delle competenze. Non si capisce cosa voglia dire ‘professione sanitaria di riferimento’. Avevamo proposto semplicemente di riaprire i termini per le procedure di equivalenza per chi aveva titoli pre ‘99 e si sarebbero risolti gran parte dei problemi. Avevamo chiesto che Ministero e Regioni risolvessero quello che in questi anni hanno lasciato insoluto.

Tutte cose che aveva detto il Presidente AIFI Tavarnelli anche nell’incontro ufficiale con l’on. Lorefice che, a quanto pare, ha preferito ascoltare altre campane. Leggendo letteralmente il provvedimento, chiunque abbia ‘lavorato’ come finto professionista sanitario per almeno 3 anni – anche non continuativi – negli ultimi dieci anni può continuare serenamente a fare quello che ha sempre fatto, perché iscritto in un ‘elenco speciale’. Che lo abbia fatto senza titoli di studio adeguati, che lo abbia fatto senza una verifica certa delle competenze, non importa.

Non hanno pensato alla salute dei cittadini, ma solo a dare qualche contentino a qualcuno. Sono caduti, più o meno consapevolmente, nella trappola di chi, mentendo loro, gli ha fatto credere che avrebbe perso il posto di lavoro con gli Albi”.

La nota AIFI spiega anche questo. “Se una persona ha conseguito un diploma rilasciato dopo il ‘99 da un ente con avallo regionale, con l’avvento degli Albi avrebbe potuto serenamente continuare a fare le mansioni, limitate, che quel diploma gli consentiva senza doversi iscrivere ad alcunché. Ma evidentemente qualcuno sapeva di compiere quotidianamente abuso di competenze di altre professioni. Avevano bisogno di uno scudo, ed eccolo qui: l’iscrizione negli elenchi speciali. Uno scudo per tutti i potenziali abusivi, sia chi non ha titoli di studio, sia chi ne ha di minori e con questa norma si trova di fatto protetto in qualsiasi sua attività”.

Sui social sta esplodendo la protesta. Centinaia i commenti contro il Ministro Grillo che sembra aver sostenuto fino all’ultimo questa norma. “Grave che un Ministro non capisca le conseguenze di quelle quattro righe inserite a forza nella manovra finanziaria dopo che due emendamenti analoghi erano stati rigettati e ritirati – prosegue AIFI – Al Ministro Grillo chiediamo se, da medico, consentirebbe l’iscrizione ad un elenco speciale negli Ordini dei Medici di una persona senza titoli semplicemente per il fatto di aver scimmiottato il fare medico per 3 anni. Crediamo di no. E invece ha sostenuto questo sfregio nei confronti di 250.000 professionisti sanitari di 19 professioni diverse”.

La battaglia sembra però ancora aperta. “Per diventare operativa, oltre alla scontata fiducia che incontrerà alla Camera, servono la firma del Capo dello Stato, la valutazione di costituzionalità, il decreto attuativo che dovrà fissare i paletti per chi potrà o meno iscriversi negli ‘elenchi speciali’. Chiediamo a tutte le forze politiche, a partire da quelle di maggioranza, che la norma venga abrogata o pesantemente modificata in prossimi provvedimenti parlamentari urgenti. La battaglia per il rispetto della legalità e la tutela della salute dei cittadini è ancora aperta. Siamo pronti a tutto, anche a scendere in piazza se necessario. Ma soprattutto ad informare i cittadini dell’attentato alla loro Salute che si sta compiendo”.

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1 Risposta

  1. Fabio scrive:

    Se svolgere una professione sanitaria abusivamente è sempre stato reato, come può essere possibile che questi lavoratori “sanati” (come vengono adesso definiti) possono dimostrare di aver lavorato per molti anni, tramite p. Iva o addirittura dipendenti, senza avere un titolo, in strutture autorizzate dalle varie ASL, facendo fatture e dichiarazione dei redditi e non sono mai stati passibili di reato penale? Forse l’emendamento in oggetto non riguarda persone senza titoli, ma permette piuttosto a lavoratori “CON TITOLI ABILITANTI E DA SEMPRE RICONOSCIUTI DALLA LEGGE” che negli anni hanno potuto svolgere il loro lavoro nel pieno della legalità e ora possono riprendere le loro attività, dopo che con la legge Lorenzin (forse anche questa fatta di fretta?…) si sono visti sbattere le porte in faccia con una legge al limite dell’anticostituzionalità. Notare per esempio che fino a luglio 2013 il Ministero della Salute aveva collocato il Massofisioterapista nel suo elenco delle professioni sanitarie, definendolo “Professione Sanitaria non riordinata prevista da norme vigenti”. Si parla di una figura nata nel lontano 1971, con una Legge dello Stato, la n.403/71 – tutt’ora vigente e mai modificata. Da lì in avanti nessun riordino anzi il rispolvero da parte di alcune regioni di un vecchio titolo di MCB (anche quello ancora da riordinare?…). Invito quindi a rileggere l’emendamento, a informarsi verso cui è rivolto e contemporaneamente a studiare le leggi e sentenze che negli anni sono venute a crearsi a causa di una politica poco coerente e molto confusionaria. Forse a quel punto si arriverà a capire che un emendamento del genere era importante quanto indispensabile per risolvere dei problemi gravi che i governi precedenti hanno creato negli ultimi anni.
    Invito inoltre a leggere la legge 8 Febbraio 1948, n. 47, con particolare attenzione agli articoli 11 e 13.

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