Salute: via libera ai probiotici per la prevenzione delle allergie

logo Bambino GesùPresentate a Roma le nuove linee guida internazionali dell’Organizzazione Mondiale per le Allergie coordinate dal Bambino Gesù

bambiniRoma, 28 gennaio 2015 – Bloccare l’insorgenza delle allergie nei bambini: la nuova frontiera nella lotta a una delle malattie croniche più diffuse al mondo si apre ufficialmente con l’Organizzazione Mondiale per le Allergie (WAO) che raccomanda, per la prima volta, l’uso dei probiotici come strumento di prevenzione. La validazione scientifica dei benefici per la salute di questi particolari microrganismi alimentari è contenuta nelle nuove linee guida internazionali per la prevenzione delle allergie, elaborate da un gruppo di lavoro coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il documento, appena pubblicato sul WAO Journal, è stato presentato alla vigilia del Congresso internazionale “Allergie in età pediatrica: dal mito alla realtà – EBM prevention of pediatric allergy” promosso da WAO e Bambino Gesù, presenti i maggiori esperti mondiali del settore: “Un’occasione – dice il presidente dell’Ospedale pediatrico della Santa Sede, Giuseppe Profiti – che attesta ancora una volta la dimensione internazionale dell’attività clinica e di ricerca che viene portata avanti dal Bambino Gesù”.

Le varie forme di allergia possono essere considerate una delle epidemie del XXI secolo: colpiscono circa il 30% della popolazione pediatrica mondiale e si posizionano al terzo posto, dopo ipertensione e artrosi/artrite, nella classifica delle malattie croniche più diffuse. In Italia ne soffrono 25 bambini su 100 e il fenomeno è in costante crescita. Secondo i dati riportati nelle nuove linee guida della WAO, con la somministrazione di probiotici in gravidanza, durante l’allattamento e al bambino dopo la nascita, il rischio di sviluppare allergie (in particolare l’eczema) si riduce sensibilmente con ricadute positive sulla salute pubblica e consistenti risparmi in termini di spesa sanitaria.

Triplicata in 20 anni la percentuale di bambini allergici in Italia
La percentuale di bambini allergici in Italia negli ultimi 20 anni è più che triplicata, passando dal 7 al 25%. La forma più diffusa è la rinite allergica. Nel nostro paese colpisce circa il 35% dei ragazzi di 13-14 anni. Nel mondo la percentuale, in età pediatrica, è del 40%. Questa forma di allergia si sviluppa normalmente prima dei 20 anni di età, la sua incidenza continua ad aumentare in tutti i continenti ed è causa di quasi 17 milioni di visite ambulatoriali ogni anno.

Al secondo posto tra le allergie più comuni c’è l’asma. È un problema per il 9,5% dei bambini italiani e in generale per almeno 300 milioni di persone (compresi gli adulti) in tutto il mondo. L’asma è una forma di allergia respiratoria che può pregiudicare la crescita dei polmoni dei bambini, incide significativamente sulla qualità della vita e ha un elevato costo sanitario.

Seguono le allergie alimentari, più frequenti nei primi anni di vita dei bambini (in Italia colpiscono circa il 3% della popolazione pediatrica entro i 2 anni d’età). Nel mondo si stima una popolazione potenzialmente allergica agli alimenti pari a oltre 250 milioni di persone. Tra i bambini, in 3 casi su 100, questa forma di allergia porta a reazioni gravi (shock anafilattico) che possono causare anche la morte.

Le cause: “malattia del mondo sviluppato”
L’allergia è considerata una “malattia del mondo sviluppato”. La crescita, infatti, viene registrata soprattutto nei Paesi occidentali e in quelli che si stanno occidentalizzando. Tra le cause di questa impennata di allergie certificata dalla WAO, il diminuito contatto con alcuni elementi naturali (gli animali ad esempio), la qualità dell’aria che si respira, nuclei famigliari ridotti (i primogeniti o i figli unici sono a maggior rischio di malattia allergica), la minore esposizione al sole. Tutti fattori che intervengono a modificare il sistema immunologico predisponendo, soprattutto i più piccoli, allo sviluppo di allergie.

La nuova frontiera della prevenzione: le raccomandazioni sui probiotici
Considerata la dimensione del fenomeno, l’Organizzazione Mondiale per le Allergie ha puntato l’attenzione sulle strategie per la prevenzione con un lavoro scientifico in tre fasi. Il primo passaggio è la pubblicazione delle linee guida sull’uso dei probiotici nella prevenzione dell’allergia, presentate in occasione del Congresso internazionale “Allergie in età pediatrica: dal mito alla realtà – EBM prevention of pediatric allergy” promosso a Roma il 29 e 30 gennaio. Le altre due tappe riguardano l’elaborazione delle raccomandazioni sull’uso dei prebiotici e della vitamina D nella prevenzione delle malattie allergiche. I lavori sono coordinati da Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e da Ruby Pawankar, past-president WAO e professoressa di Allergologia al Dipartimento di Pediatria della Nippon Medical School a Tokyo.

I probiotici sono microrganismi vivi (presenti in molti alimenti comuni, come yogurt o latte fermentato) che possono apportare benefici alla salute quando somministrati in quantità adeguate. In qualità di immuno-modulatori della risposta allergica, nelle nuove linee guida vengono raccomandati – in determinate situazioni – come terapia preventiva delle allergie, soprattutto l’eczema. Le raccomandazioni suggeriscono di considerare l’uso di probiotici in tre categorie di persone: donne in gravidanza ad alto rischio di allergie nei loro figli (-9% di eczema), donne che allattano bambini ad alto rischio di sviluppare allergie (-15% di eczema) e bambini ad alto rischio di sviluppare allergie (-5% di eczema).

Queste raccomandazioni che valgono per la malattia allergica nel suo complesso (anche se formulate soprattutto sulla efficacia dei probiotici nella prevenzione dell’eczema), contengono anche una precisa valutazione dei risparmi ottenibili ricorrendo a questa strategia preventiva: riducendo mediamente del 9% il numero di eczemi, verrebbero risparmiati tra 150 e 300 euro l’anno ogni 100 candidati alla dermatite atopica. La stima è volutamente molto conservativa, perché contiene il costo delle visite ambulatoriali, ma non quello delle terapie né quello della perdita di giornate di scuola dei bimbi e di lavoro dei genitori. È quindi concepita per essere usata in sistemi sanitari che erogano il costo della assistenza medica.

Il metodo Grade
Per l’elaborazione delle nuove linee guida WAO per la prima volta in questo ambito è stato adottato il metodo Grade: si tratta di un sistema in 10 fasi per la formulazione di raccomandazioni scientificamente fondate, flessibili (ovvero applicabili in tutti i contesti) e svincolate da influenze esterne (dall’interesse commerciale agli eventuali pregiudizi dei clinici).

Con l’obiettivo di superare le incoerenze e la parzialità di altri metodi, il gruppo di lavoro che produce la raccomandazione con metodo Grade è composto non solo da clinici specialisti, ma anche da medici di base e da pazienti. La forza della raccomandazione formulata con questo sistema è tanto maggiore quanto più è netto il bilancio tra tutti gli aspetti favorevoli e non favorevoli considerati, corretti attraverso le preferenze dei pazienti, i costi e altri fattori che vengono valutati caso per caso.

Di seguito il link relativo al Congresso “Allergie in età pediatrica: dal mito alla realtà – EBM prevention of pediatric allergy”. Roma, 29-30 gennaio 2015:

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Di seguito il link relativo a “LE ALLERGIE IN NUMERI”:

LE ALLERGIE IN NUMERI_CI

fonte: ufficio stampa

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