Ricerca scientifica, Policlinico di Milano alla guida del Coordinamento dei quattro IRCCS lombardi

Milano, 11 febbraio 2020 – In Lombardia ci sono quattro istituti pubblici che fanno ricerca ad altissimo livello, e sono una fucina di invenzioni e brevetti che vanno da nuovi farmaci, a cure innovative, a dispositivi che possono potenzialmente cambiare in meglio la gestione del paziente.

Queste invenzioni, però, sarebbero destinate a rimanere nel cassetto senza la giusta valorizzazione: per questo sta nascendo il Coordinamento degli Uffici Brevetti dei quattro Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) lombardi, che comprendono il Policlinico di Milano, il Policlinico san Matteo di Pavia, l’Istituto Neurologico Besta e l’Istituto Nazionale Tumori di Milano. La guida del Coordinamento sarà affidata al Policlinico di Milano e promuoverà l’incontro degli inventori con il mercato, per raccogliere finanziamenti e costituire un volano della ricerca scientifica.

“Ci sono tantissimi brevetti già pronti, nei quattro IRCCS – commenta Marco Giachetti, presidente del Policlinico di Milano – che hanno solo bisogno di essere messi in vetrina, di essere presentati agli investitori e di essere valorizzati al meglio. Parliamo di un patrimonio brevettuale importante, che nasce da grandi scoperte scientifiche e che può fare la differenza nel panorama della ricerca e delle cure. L’idea di questo nuovo Coordinamento, creato col sostegno di Regione Lombardia, è quella di dare vita a una struttura unica in cui ciascun IRCCS possa mettere il meglio dei propri risultati. Qui ci sarà uno staff preparato per fare scouting tra le aziende sul territorio e anche per andare a caccia di nuovi fondi”.

La Regione, in particolare, ha messo a disposizione di questo progetto 2 milioni di euro di finanziamento, a cui i quattro IRCCS hanno già risposto mettendo in campo altrettante risorse tra capitale umano, spazi e macchinari all’avanguardia. L’obiettivo, aggiunge Giachetti, “è quello di generare valore come avviene nel sistema anglosassone, dove dalla registrazione dei brevetti e dalla creazione di startup si riesca a immettere le invenzioni sul mercato: in primo luogo perché vadano a vantaggio dei pazienti, e in secondo luogo perché generino nuove risorse economiche senza gravare sugli investitori istituzionali”.

“L’Ufficio per il trasferimento tecnologico, o TTO – spiega Silvano Bosari, direttore scientifico del Policlinico di Milano – è il luogo in cui viene coordinata tutta la nostra attività brevettuale. A tutto il 2019 in Policlinico si contano 45 invenzioni protette, 151 domande di brevetto depositate, il lancio di 2 spin-off innovative e ben 87 inventori tra medici e ricercatori. La maggior parte delle invenzioni trova applicazione nella prevenzione, nella diagnostica e nella cura di patologie umane, a cui ci aggiungono invenzioni biotecnologiche che prevedono l’uso di dispositivi o sistemi molecolari o cellulari con una destinazione più ampia”.

Il brevetto della ‘biopsia liquida’ per la diagnosi prenatale
Un esempio di tecnologia brevettata dal Policlinico di Milano è quello della Diagnosi prenatale non invasiva. Ad oggi, l’unico modo per scoprire se un feto è portatore di eventuali difetti genetici è quello di prelevare il suo DNA, ricavandolo con prelievi del liquido amniotico (amniocentesi) o dei villi coriali, che sono una porzione della placenta (villocentesi). In entrambi i casi, però, anche se le tecniche si sono raffinate molto, sono pur sempre invasive e possono comportare dei rischi. L’esperienza dell’operatore riduce questi rischi davvero al minimo, ma quando si verificano possono andare dalle infezioni all’aborto indotto.

La nuova frontiera è invece la biopsia liquida, che consiste in un semplice esame del sangue per la madre: nel suo sangue, infatti, sono presenti anche piccole tracce del DNA del feto. Ma non è così semplice. Primo, perché non è facile distinguere con esattezza il DNA del feto da quello della mamma prelevato con l’esame del sangue: e se non lo si fa bene, potrebbero esserci errori nella diagnosi. Secondo, perché il DNA fetale nel sangue materno si trova ‘spezzettato’, al contrario di quello ricavato con l’amniocentesi o con la villocentesi, che è integro.

Il brevetto del Policlinico, semplificando, consiste in una tecnologia capace scovare nel sangue materno delle cellule del feto integre, da cui prelevare il DNA ancora intatto del bambino. In questo modo si può unire la sicurezza del test con l’affidabilità del risultato, senza mettere in pericolo la salute della madre o quella del feto.

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