Retinopatia nei prematuri, una iniezione locale evita il distacco di retina

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È l’importante risultato di uno studio clinico multicentrico coordinato dagli oculisti della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Università Cattolica, campus di Roma, pubblicato sulla prestigiosa rivista “The Lancet”

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Roma, 8 novembre 2019 – Grazie a uno studio internazionale coordinato da medici della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Università Cattolica, campus di Roma, la cura della retinopatia dei prematuri ha un nuovo alleato: una iniezione locale di un farmaco (Ranibizumab) nel neonato blocca praticamente nella quasi totalità dei casi la malattia, evitando il distacco di retina.

Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet ed è stato ideato e coordinato dal dott. Domenico Lepore, specialista dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e ricercatore di Oftalmologia  all’Università Cattolica, campus di Roma insieme a Neal Marlow neonatologo della University College London, Alistair Fielder della University of London, Andreas Stahl, della University Medical Center, Greifswald in Germania e Brian Fleck, dell’Università di Edimburgo.

I bimbi nati pretermine vanno incontro a retinopatia a causa di un’immaturità del sistema vascolare retinico: l’incidenza tra i prematuri gravi (nati sotto le 28 settimane di gestazione e 750 grammi di peso) è del 100%.
Nel trial clinico coordinato dal dottor Lepore sono stati arruolati 225 neonati pretermine, suddivisi in tre gruppi di intervento che hanno ricevuto Ranidizumab in due dosaggi diversi o la terapia laser, fino a ora considerata lo standard di cura.

Il Ranidizumab è un anticorpo specifico contro il fattore di crescita vascolare (VEGF), utilizzato dapprima come chemioterapico e poi nelle maculopatie. Ebbene, è emerso che una sola iniezione del farmaco (solo nel 30% dei casi servono due iniezioni) ferma la progressione della retinopatia, un problema molto diffuso tra i prematuri che sono l’11% dei nati in Italia.
Il tasso di successo del laser è inferiore e si assesta sul 68% dei casi.

Le implicazioni cliniche di questo studio sono importanti perché è la prima volta che si attesta l’efficacia del farmaco (già in uso da tempo sui nati pretermine) con un trial clinico: “il farmaco – conclude il dott. Lepore – evita la progressione verso il distacco di retina praticamente nel 100% dei casi. Tuttavia i piccoli pazienti devono essere sottoposti a controlli dopo l’iniezione. La terapia richiede comunque che i bambini siano seguiti da centri specializzati per alcuni anni (come in realtà dove essere fatto per tutti i pretermine gravi come sono questi bambini)”.

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