Reflusso gastroesofageo, quando i farmaci non bastano: arriva l’ablazione del cardias

Castellanza (VA), 21 agosto 2026 – Il reflusso gastroesofageo si verifica quando i succhi gastrici risalgono dallo stomaco verso l’esofago, causando sintomi fastidiosi e, nei casi più complessi, vere e proprie complicanze che incidono sulla qualità della vita. Alla base del problema c’è spesso un malfunzionamento del cardias, la valvola che separa esofago e stomaco. Quando perde la sua “tenuta”, i contenuti acidi possono risalire con facilità.

I sintomi più comuni sono rigurgito acido e bruciore retrosternale. Si possono segnalare anche sintomi meno tipici come palpitazioni, dolore toracico (non cardiaco), tosse persistente, raucedine o la sensazione di avere un corpo estraneo in gola.

Quali sono i principali trattamenti per la cura del reflusso? Approfondiamo l’argomento con il dott. Benedetto Mangiavillano, Responsabile di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva in Humanitas Mater Domini.

Quali sono i trattamenti per il reflusso gastroesofageo?
Dott. Benedetto Mangiavillano

l trattamento del reflusso gastroesofageo prevede l’assunzione di inibitori di pompa protonica (IPP), farmaci che riducono la produzione di acido nello stomaco, contribuendo così ad alleviare i sintomi e a favorire la guarigione dell’esofago, nei casi di infiammazione.

Nei casi poco sintomatici i gel antiacidi possono essere una buona soluzione e possono essere utilizzati anche come coadiuvanti nella terapia con gli inibitori della pompa protonica.

Tuttavia, non tutti rispondono in modo efficace a questi farmaci o riescono a tollerarli nel lungo periodo. In questi casi, il consiglio è ricorrere a trattamenti alternativi come l’ablazione mucosale anti-reflusso (ARMA).

Cos’è l’ablazione mucosale anti-reflusso?

Si tratta di una tecnica endoscopica minimamente invasiva e senza incisioni durante la quale viene utilizzato un gas, l’argon plasma, per creare una piccola “bruciatura” nella zona del cardias. Questa lesione genera un’ulcera superficiale che, cicatrizzando, permette di restringere e rinforzare la valvola riducendo così la risalita dei succhi gastrici. L’obiettivo è migliorare la funzione del cardias e prevenire nuovi episodi di reflusso.

Quando è più indicato il trattamento?

L’ablazione mucosale può rappresentare una valida opzione nei casi in cui la terapia farmacologica non risulti più efficace, determini effetti collaterali o quando è prevista un’assunzione prolungata di inibitori di pompa protonica.

In ogni caso, è il gastroenterologo a definire il trattamento più adatto ad ogni paziente, considerando anamnesi, sintomi ed eventuali patologie correlate.

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