Radioterapia e immunoterapia: una combinazione in grado di distruggere il tumore e di proteggere il paziente dalle recidive

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Uno studio dimostra come la combinazione di radioterapia insieme ad un farmaco che facilita l’attivazione del sistema immunitario possa produrre effetti positivi sia sul tumore irradiato sia sulle metastasi a distanza non comprese nel campo di irradiazione. I risultati dello studio presentati a Torino durante il 35° Congresso ESTRO – Società Europea di Radioterapia Oncologica

ricercatori-3Torino, 1 maggio 2016 – La radioterapia non solo uccide le cellule tumorali bersaglio, ma favorisce l’attivazione del sistema immunitario contro i tumori. Questa risposta è tuttavia la maggior parte delle volte non sufficiente a curare il paziente e spesso l’attività è modesta, almeno fino ad oggi, giornata in cui un gruppo di ricercatori ha presentato al 35° Congresso della Società Europea di Radioterapia e Oncologia (ESTRO) i risultati di uno studio che dimostra come la combinazione di radioterapia insieme ad un farmaco che facilita l’attivazione del sistema immunitario possa produrre effetti positivi sia sul tumore irradiato sia sulle metastasi a distanza non comprese nel campo di irradiazione.

Nicole Rekers, della Radio-Oncologia dell’Università di Maastricht (Olanda), ha mostrato infatti come la combinazione di L19-IL-2 e radioterapia aumenti le risposte in animali affetti da tumori colo-rettali. L19-IL-2 combina un anticorpo che si lega alle cellule dei vasi sanguigni con una citochina, l’interleuchina 2, che svolge un’azione di immunomodulazione.

I ricercatori hanno scoperto che non solo gli animali risultavano liberi da malattia dopo il trattamento, ma anche come si instaurasse un effetto di “memoria immunitaria”, e anche quando venivano re-iniettate cellule tumorali, dopo 150 giorni, queste non erano in grado di formare nuovi tumori.

“La radioterapia danneggia i tumori agendo come una sorta di vaccino tumore-specifico – sostiene Nicole Rekers – stimola il sistema immunitario e fa sì che le cellule tumorali siano di nuovo individuabili come elementi estranei. Il risultato unico in questo studio è stata la dimostrazione di poter innescare il cosiddetto effetto abscopal, ovvero la risposta tumorale dopo radioterapia in sedi distanti non incluse nel campo di trattamento”.

L’aspettativa di vita degli animali da esperimento (topi) è abbastanza corta – circa 2 anni – e quindi 150 giorni è un periodo relativamente lungo: “Certamente questi sono modelli animali di tumori umani e non saranno mai il 100% comparabili con i pazienti, ma il fatto che i topi trattati non abbiano mai riformato nuovi tumori è significativo. Ne sapremo di più quando saranno disponibili i dati dello studio di fase I-II su pazienti che abbiamo recentemente iniziato” continua la dott.ssa Rekers.

L19-IL-2 è un farmaco noto per la sua sicurezza su pazienti, con soltanto lievi effetti collaterali limitati ad una reazione al sito di iniezione. Il nuovo studio sperimentale coinvolgerà pazienti affetti da tumori solidi oligo-metastatici: “Il nostro obiettivo – afferma Rekers – è prolungare il periodo libero da progressione di malattia, utilizzando la combinazione di radioterapia e L19-Il-2 per innescare una risposta immune che attacchi sia il tumore trattato che le metastasi non irradiate”.

Anche se la possibilità di modificare la risposta immunitaria è di solo recente introduzione, i primi dati indicano come tale terapia sia priva di effetti tossici a lungo termine: “Crediamo che il rapporto rischi/benefici sarà nettamente sbilanciato a favore dei benefici, non solo provocando la distruzione del tumore, ma anche un effetto memoria in grado di proteggere il paziente dalle possibili recidive future” ha concluso la dott.ssa Rekers.

Il presidente ESTRO prof. Philip Poortmans ha commentato: “Un paio d’anni dopo l’introduzione dell’immunoterapia in oncologia, siamo ora sulla soglia di un’esaltante nuova era che vede la combinazione tra immunoterapia e radioterapia. Questi dati possono aprire la strada per implementare trattamenti radioterapici di minore durata, riducendo costi ed effetti collaterali ed offrendo opportunità terapeutiche alternative ai comuni trattamenti e potenzialità curative mai conosciute prima. È il momento di unire le forze, inclusa l’industria farmaceutica, per esplorare queste nuove opportunità”.

fonte: ufficio stampa

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