Quota 100, in pensione 22mila infermieri in più secondo Fnopi. Emorragia insostenibile per il SSN

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Roma, 12 marzo 2019 – “Ancora nessuno ha preso provvedimenti adeguati all’emorragia di infermieri che si verificherà con Quota 100 e ora che la Fnopi pubblica le previsioni di quanti andranno in pensione, 22mila professionisti che rappresentano solo il 30% del totale degli aventi diritto, ci avviciniamo sempre di più al punto di non ritorno. La cifra poi si fa spaventosa, toccando quota 76mila, se si somma alla carenza strutturale e accertata di circa 51-53mila unità, ma senza calcolare coloro che sono arrivati alla data di uscita naturale dal lavoro. E adesso cosa facciamo: attendiamo al suo capezzale la morte annunciata del paziente, il SSN?”.

Così Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing Up, commenta i dati pubblicati oggi dal Centro studi della Federazioni degli Ordini delle professioni infermieristiche, che rileva tra conto annuale e albo professionale oltre 75mila infermieri mancanti, definendo tale emorragia “un pericolo reale e immediato per assistenza, servizi e soprattutto pazienti”.

“Non siamo affatto stupiti – prosegue – perché abbiamo ipotizzato già ad ottobre il rischio che il sistema potesse andare in default, ma nessuno ci ha ascoltati. Durante l’assemblea nazionale del 7 marzo scorso il Nursing Up ha denunciato organici scoperti per un range che andrà tra i 70mila e gli 80mila dipendenti pubblici. Ora che a dirlo è una fonte accreditata, come l’Ordine, pretendiamo che le istituzioni mettano immediatamente mano a un piano assunzioni adeguato, prima che la situazione precipiti definitivamente”.

“Non vogliamo assistere inermi alla chiusura di ospedali e servizi – spiega De Palma – il tempo delle valutazioni è scaduto: ora la parola passa ai ministri competenti in materia. Non si può riformare la previdenza senza prevederne le ricadute sulla realtà. Già i nostri infermieri ci raccontano una quotidianità difficile, vissuta nella paura delle aggressioni, demansionati e vittime dei disagi dovuti alla carenza cronica di personale a causa di politiche sanitarie miopi e poco attente alla crescente richiesta di assistenza da parte dei cittadini, che invecchiano sempre di più”.

“Dopo dieci anni di blocco del turnover i professionisti della salute – conclude – chiedono un cambio di rotta: diciamo basta agli annunci fasulli e ai proclami elettorali, si passi all’azione nell’immediato garantendo la copertura del fabbisogno di personale alle Aziende sanitarie e tutelando il diritto alla salute costituzionalmente sancito”.

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