Protesi al seno, donna muore per ALCL. La SICPRE ribadisce: “No all’allarmismo”

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Reazioni emotive a parte, la notizia del decesso non cambia il quadro generale: l’ALCL è un’evenienza molto rara, che se affrontata per tempo e nel modo corretto porta alla guarigione

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Roma, 6 maggio 2019 – In seguito alla notizia del primo caso di decesso in Italia per ALCL, la forma molto rara di tumore che insorge in seguito all’impianto di protesi per il seno, la SICPRE ribadisce il suo invito alle donne: evitare il panico e adottare, invece, gli atteggiamenti più produttivi: sottoporsi ai regolari controlli suggeriti dal chirurgo e non trascurare eventuali aumenti del volume della mammella. Anche perché, con il conforto dei numeri e alla luce della posizione assunta dalla FDA e da tutte le principali società scientifiche internazionali, la situazione è sotto controllo.

“Ovviamente la notizia di un decesso scatena reazioni emotive” dice Daniele Fasano, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE, l’associazione scientifica che raccoglie i professori universitari, i primari ospedalieri e la gran parte dei liberi professionisti specialisti in chirurgia plastica nel nostro Paese.

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Dott. Daniele Fasano

“Riteniamo però che questa notizia, a parte il dispiacere che suscita, non modifichi sostanzialmente il quadro dell’ALCL come evenienza estremamente rara – prosegue Fasano – In base a quanto raccolto dal database del Ministero della Salute italiano, infatti, negli ultimi 8 anni sono stati registrati 41 casi di ALCL su 411.000 protesi impiantate. Questo vuol dire che il rischio di ammalarsi di ALCL è dello 0,001%. Ancora, se riconosciuta per tempo e approcciata nel modo corretto, cioè con la rimozione della protesi e della capsula fibrosa che la avvolge, la malattia viene risolta in sala operatoria, senza richiedere ulteriori cure. Per queste ragioni ci sentiamo di dire un ‘no’ motivato e scientifico all’allarmismo e alle posizioni sensazionalistiche”.

La stessa posizione di cautela è del resto condivisa a livello internazionale. “La FDA americana e tutti i ministeri della Salute europei, ad eccezione della Francia, hanno come noi sposato le linee guida indicate dalla Task force europea dedicata allo studio dell’ALCL: impegnarsi a informare le donne nel modo più capillare e formare i chirurghi, in modo da rendere la diagnosi più precoce e più certa e la cura più appropriata possibile”.

Da sempre dalla parte della donna e impegnata nella tutela della sua salute, dal 4 aprile la SICPRE si è messa a disposizione del Consiglio Superiore della Salute per fornire i dati e il supporto in materia di protesi.

“Ricordiamo che l’ALCL insorge di solito diversi anni dopo l’impianto del dispositivo, in media dopo 7 anni – dice ancora Fasano – Ribadiamo che il segnale da non trascurare è un rigonfiamento della mammella; le donne che lo riscontrano devono rivolgersi al loro chirurgo. E tutte le donne portatrici di protesi mammarie devono eseguire i controlli periodici”.

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