Proteine ingegnerizzate per fermare il declino cognitivo: premio internazionale al prof. Cristian Ripoli

Roma, 13 gennaio 2026 – Il 2026 si apre con una buona notizia per Cristian Ripoli – professore ordinario di Fisiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma – e per la ricerca sull’Alzheimer: il ricercatore è il vincitore del bando da 200.000 dollari messo a disposizione dall’associazione Airalzh Onlus (Associazione Italiana Ricerca Alzheimer) e dalla Fondazione Armenise-Harvard rivolto ai ricercatori giunti a metà della loro carriera.

L’obiettivo dell’attività di ricerca del professor Ripoli è quello di sviluppare delle proteine ingegnerizzate capaci di intervenire sul malfunzionamento sinaptico che caratterizza le persone affette dalla malattia di Alzheimer.

“La maggior parte delle terapie attualmente in fase di sperimentazione per l’Alzheimer mira a contrastare i fattori scatenanti della malattia, come l’accumulo di proteine che non si ripiegano correttamente e formano depositi tossici nel cervello. Noi, invece, proponiamo di intervenire non sulle cause, ma sulle conseguenze, ossia sulla vulnerabilità delle sinapsi e sulla perdita della plasticità neuronale, responsabili del deficit cognitivo. Ci siamo ispirati alle strategie utilizzate dagli ingegneri per proteggerci dai disastri naturali”, dichiara il prof. Ripoli, vincitore del grant.

Prof. Cristian Ripoli

“Proprio come non possiamo controllare l’insorgenza e la forza di un terremoto, non possiamo prevedere l’insorgenza della malattia di Alzheimer – spiega Ripoli – Tuttavia, proprio come fanno gli ingegneri, possiamo progettare strutture più resistenti e resilienti: il nostro obiettivo è quindi rendere le sinapsi più forti, plastiche e reattive, in grado di resistere all’urto della malattia. Per farlo sfruttiamo tecniche di ingegneria proteica che ci permettono di inserire interruttori molecolari capaci di rispondere a farmaci già approvati e sicuri. Grazie a questo finanziamento avremo anche la possibilità di sviluppare e testare un sistema terapeutico completamente autonomo. Abbiamo infatti progettato proteine ingegnerizzate in grado di attivarsi spontaneamente quando enzimi ‘spia’ segnalano una precoce sofferenza cellulare o sinaptica. È un sistema ‘on demand’: la cura si attiva autonomamente solo nella cellula malata e solo nel momento del bisogno, prima che avvenga la degenerazione”.

Da tre anni, le due organizzazioni sono alleate nell’offrire una borsa da 100mila USD all’anno per un biennio a sostegno delle più interessanti ricerche di base nel campo delle malattie neurodegenerative. Con un vincolo rispetto ai bandi tradizionali: è possibile partecipare solo se si è a capo di un laboratorio indipendente, in Italia da almeno cinque ma non più di 12 anni. Una scelta che consente di indirizzare i finanziamenti verso le attività e le scoperte che hanno necessità di consolidare i risultati, in una fase estremamente delicata nella carriera di uno scienziato.

Analogamente a quanto accade per tutti i più prestigiosi finanziamenti europei, il grant “Armenise Harvard Airalzh Mid-Career Award” è concesso all’esito di un processo di valutazione molto scrupoloso, durante il quale il ricercatore ha anche un colloquio con una commissione di esperti per discutere le sue aspirazioni e le criticità del progetto da finanziare.

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