Partorisce in casa e muore di setticemia. I ginecologi: “Urge normativa a tutela di mamma e bambino”

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Roma, 17 novembre 2017 – “Un approfondimento da parte del Ministero della Salute sulle cause della morte per setticemia della signora Erica Collu, a seguito di parto a domicilio avvenuto in provincia di Cagliari, nonché una regolamentazione dedicata, più dettagliata e cogente, sull’intera materia del parto in casa, sono azioni non differibili, delle quali anche i ginecologi italiani condividono l’importanza e l’urgenza, anzitutto a tutela della salute delle donne e dei neonati”.

Così il prof. Antonio Chiantera, Segretario Nazionale AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), a seguito delle interrogazioni parlamentari al ministro della Salute, presentate in entrambi i rami del Parlamento dalla Senatrice Laura Bianconi, presidente di Alternativa popolare-Centristi per l’Europa al Senato, e dall’Onorevole Benedetto Francesco Fucci, membro della Commissione XII della Camera dei Deputati.

“Nel momento in cui consentiamo di eseguire a domicilio una procedura delicata come il parto – aggiunge il prof. Chiantera – non possiamo accettare che i cittadini che optino per questa possibilità ricevano minori garanzie in termini di tutela del diritto alla salute. È quindi indispensabile che il Legislatore provveda a un’attenta regolamentazione di questa materia, ed è auspicabile che, nelle more, il Ministero della Salute, dal punto di vista delle ispezioni e dei controlli, tratti il domicilio in cui è avvenuto un fatto tragico alla stessa stregua di un ospedale in cui si fosse verificato un incedente dello stesso tipo: senz’altro a tutela delle donne che opteranno in futuro per un parto in casa, ma anche per raccogliere una casistica, sugli inconvenienti che possono occorrere, utile a definire disposizioni e linee guida il più efficaci possibili anche in termini di prevenzione”.

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