Parkinson, il caso di uno sciatore mostra il successo della stimolazione cerebrale profonda

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Milano, 15 marzo 2017 – È stato presentato, presso l’IRCCS Galeazzi, all’interno del convegno “DBS – Pro e Contro”, il caso di un paziente dell’IRCCS Galeazzi, pubblicato sulla rivista Surgical Neurology International, che suggerisce la validità di un utilizzo precoce della stimolazione cerebrale profonda per la terapia del Parkinson.

La malattia di Parkinson è una malattia neurodegenerativa a carattere progressivo, caratterizzata principalmente da tremore, rigidità muscolare, bradicinesia e instabilità posturale. Il gold standard per il trattamento dei sintomi della malattia è ad oggi la terapia farmacologica con levodopa, che contribuisce ad attenuare quelle manifestazioni motorie maggiormente invalidanti e che intaccano in misura significativa la qualità di vita dei pazienti. Tuttavia, la somministrazione di L-dopa si può associare ad effetti collaterali anche severi, a volte con sintomi psicotici, e soprattutto in alcuni soggetti può portare a fenomeni di ipercinesia o discinesie, nonostante dosaggi corretti e controllati.

La stimolazione cerebrale profonda – o DBS, Deep Brain Stimulation – è considerata, fin dagli anni della sua introduzione, un trattamento efficace e sicuro per gli stadi avanzati della malattia di Parkinson ed è generalmente proposta a quei pazienti che non rispondono più al trattamento farmacologico e che rispondono a dei criteri molto precisi di selezione: i pazienti candidabili alla DBS devono presentare, per esempio, una forma idiopatica di Parkinson, sintomi gravi, classificabili nel IV o V stadio della scala Hoehn Yahr, assenza di demenze e di malattie psichiatriche, una malattia che duri da almeno 5 anni e non devono presentare parkinsonismi o essere portatori di device cardiaci.

Il paziente dell’IRCCS Galeazzi, oggetto di un articolo recentemente pubblicato su Sterotactic, supplemento di Surgical Neurology International, è un ingegnere di 53 anni, affetto da malattia di Parkinson dall’età di 44 anni, con una vita lavorativa molto attiva e densa di viaggi e una grande passione per la montagna e in modo particolare per la discesa libera. Nel 2009 i suoi sintomi motori peggiorano – con una rigidità della parte destra del corpo, rallentamento dei movimenti, tremore a riposo – e il trattamento con levodopa sembra l’unica soluzione.

Dopo una discussione preoperatoria e la valutazione complessiva del suo stato, gli specialisti del IRCCS Galeazzi gli propongono la stimolazione cerebrale profonda e si procede all’impianto. Fino al 2015, grazie alla DBS, i sintomi del paziente si sono stabilizzati o ridotti, consentendogli di non abbandonare la sua passione per lo sport, di mantenere i suoi livelli di attività lavorativa e di ritardare la terapia farmacologica.

Mauro Porta, responsabile del Centro Malattie Extrapiramidali dell’IRCCS Galeazzi: “I criteri di inclusione dei pazienti candidabili a DBS e le tempistiche con cui proporre sia il trattamento farmacologico con L-dopa sia la Deep Brain Stimulation sono un tema molto dibattuto nella comunità scientifica. Il caso del nostro paziente, e dei successivi altri due a cui è stato possibile applicare con lo stesso successo il protocollo, ci invita a fare una considerazione più accurata, a livello multicentrico ed almeno europeo, con lunghi follow up, per capire se sia possibile proporre la DBS come trattamento precoce della malattia, vista anche la sua azione protettiva sul cervello, di rallentamento dell’apoptosi, ovvero la morte cellulare programmata, e di riduzione della neurotossicità della levodopa”.

fonte: ufficio stampa

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