Ossigenoterapia, il calibro delle cannule migliora la respirazione. Studio del Mauriziano all’ERS di Amsterdam
“Nel nostro ospedale i risultati dello studio verranno quantificati in ambito clinico e saranno considerati prioritari nella scelta dei supporti da utilizzare per la terapia”, spiega il dott. Roberto Prota, direttore di Pneumologia e Terapia semi intensiva pneumologica
Torino, 6 ottobre 2025 – Quanto influisce la dimensione delle cannule nasali sull’efficacia dell’ossigenoterapia ad alti flussi? Uno specifico studio di valutazione è stato eseguito dalla Pneumologia dell’Ospedale Mauriziano e i suoi risultati sono stati presentati in anteprima al Congresso internazionale della ERS (European Respiratory Society) che si è concluso il 1° ottobre ad Amsterdam e che ha visto la partecipazione del dott. Emmanuele Sappino, pneumologo dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano.
“I dati registrati indicano rilevanti differenze di effetti fisici – spiega il dott. Sappino – Queste differenze possono essere benefiche nel cosiddetto “wash-out della CO2” (eliminazione dell’anidride carbonica) o negative nell’impatto del flusso aereo sui tessuti e dipendono sempre dal calibro della cannula (small, medium o large) nonché dalla velocità di flusso utilizzate”.
Nell’ambito dello studio, che ha coinvolto l’Unità di Anestesia e Rianimazione diretta dal dott. Fabrizio Racca e che ha contato sul contributo del dott. Giovanni Ferrari e del dott. Lorenzo Appendini, sono stati misurati portata effettiva, velocità di flusso, energia cinetica associata e pressioni all’interno delle diverse cannule nasali.
L’ossigenoterapia ad alti flussi è un supporto respiratorio non invasivo che per mezzo di una cannula nasale speciale eroga un elevato flusso di aria e ossigeno, riscaldato e umidificato. Ha il merito di migliorare l’ossigenazione, ridurre lo sforzo respiratorio e fornire un comfort superiore a quello dell’ossigenoterapia convenzionale. Viene utilizzata con efficacia in situazioni di insufficienza respiratoria acuta, dopo l’estubazione e in patologie respiratorie croniche come la BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva).
“I risultati dello studio verranno quantificati in ambito clinico e saranno considerati prioritari nella scelta dei supporti da utilizzare nel nostro ospedale per la terapia con ossigenoterapia ad alti flussi”, conclude il dott. Roberto Prota, direttore di Pneumologia e Unità di terapia semi intensiva pneumologica del Mauriziano.
Dopo il ‘battesimo’ europeo, i risultati dello studio saranno illustrati anche al Congresso nazionale della Pneumologia italiana che si terrà a Verona dal 14 al 16 novembre.




