Nel 2050 l’antibioticoresistenza provocherà più morti rispetto a tumori e malattie cardiovascolari

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A cura del dott. Danilo Tacconi, Responsabile della Unità Operativa di Malattie infettive dell’ospedale San Donato di Arezzo

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Arezzo, 19 novembre 2017 – La resistenza agli antibiotici rappresenta un importante rischio per la nostra società sia in termini sanitari ma anche economici. Nel 2050, se non saranno presi provvedimenti adeguati la resistenza agli antibiotici sarà responsabile del maggior numero di morti per anno, superando le morti per tumori e malattie cardiovascolari.

Al di là dei decessi, il costo per la società è stimato per 100.000 miliardi di dollari, anche gli stessi governi appartenenti al G8 si sono resi conto che le infezioni da germi multiresistenti potranno essere una delle più grandi minacce riguardo la sicurezza sanitaria e la salute umana.
La mobilizzazione per trovare delle soluzione è urgente. Attualmente si stima che i pazienti portatori di batteri multiresistenti è in aumento, sia in ospedale, ma anche nelle strutture di lunga degenza.

L’uso degli antibiotici, anche se appropriato, può generare comunque resistenza da parte dei batteri, ma l’utilizzo improprio, aggrava perentoriamente questo fenomeno. La mobilizzazione deve essere globale, internazionale, sotto l’egida dell’OMS e dell’Europa e poi a cascata nelle singole nazioni, regioni e ospedali.

Gli interventi devono riguardare non solo la salute umana, ma anche quella animale, produzione degli alimenti e ambiente, interessate in maniera importante da un considerevole utilizzo di antibiotici.

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Dott. Danilo Tacconi

Il 18 novembre si è celebrata la Giornata Europea della Consapevolezza sugli Antibiotici, promossa dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (ECDC), con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sulla minaccia della resistenza agli antibiotici, ma anche su un loro uso appropriato, fondamentale, insieme ad altri interventi, per riuscire a recuperarne l’efficacia.

L’Italia è uno dei paesi dove maggiore è il consumo degli antibiotici e dove il fenomeno della resistenza agli antibiotici risulta emergente, tant’è che da pochi giorni è stato approvato, anche se con un ritardo rispetto ad altri paesi, un “Piano Nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza 2017-2020” coordinato dal Ministero della Salute, AIFA, Istituto Superiore di Sanità, Regioni e Società Scientifiche.

Sono sempre più frequenti gli interventi di “Stewardship antimicrobica” rivolti a formare il personale sanitario, al fine di ridurre l’uso improprio di questi farmaci, e finalizzati al coinvolgimento degli specialisti del settore quali gli infettivologi e i microbiologi, ma sono altrettanto fondamentali anche le iniziative di comunicazione ed informazione per rendere consapevole la popolazione su questo importante problema.

Difatti gli antibiotici vanno usati solo quando necessari, oltre ad assumerli in modo corretto e responsabile, perché presi in modo eccessivo o sbagliato li può rendere meno efficaci in quella circostanza, ma anche in futuro.

Non c’è bisogno di affrontare un raffreddore, un mal di gola o un’influenza con gli antibiotici: bisogna che sia il medico a decidere se serve l’antibiotico oppure no, rispettando in caso di prescrizione dosi, orari e completamento dell’intero ciclo, anche se dopo pochi giorni si sta già meglio.

Antibiotici: usiamone meno, usiamoli meglio.

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