Meno infarti ma più letali nelle donne. Servono più controlli e prevenzione

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Cuore terza causa di morte nel sesso femminile, ogni anno 15mila decessi per infarto

donna-solaRoma, 7 ottobre 2015 – È grande il cuore delle donne e forte, fortissimo, resiste a tanti urti ed è longevo ma quando qualcosa non va esiste una “zona d’ombra” pericolosa ed è data da una informazione incompleta, ossia che le malattie cardiache siano appannaggio del sesso maschile, un “pregiudizio di genere” che ha effetti drammatici.

Lo spiega il dott. Fabio Massimo Ferri, Responsabile del Reparto di Cardiologia della Casa di Cura Villa Valeria di Roma: “Gli studi e le statistiche sulle malattie cardiache nel passato sono state effettuate prevalentemente sui maschi e anche il cinema ci ha messo del suo creando un ‘paradigma Hollywoodiano’ di come si manifesta un infarto. Il copione cinematografico prevede invariabilmente l’insorgenza di dolore al braccio sinistro, senso di costrizione al torace, sudorazione algida e collasso, ma le modalità di presentazione di un attacco di cuore possono essere molto diverse e soprattutto nelle donne sono atipiche rispetto a questo set di sintomi. Questo ha fatto sì che le donne non siano consapevoli del rischio e che frequentemente sottovalutino alcuni sintomi, rimandando il ricorso alle cure mediche. A ciò si aggiunga, come evidenziato dai dati sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010 pubblicati dal Ministero della Salute, che negli ultimi anni si è andata delineando una progressiva omogeneizzazione negli stili di vita dei due sessi: da un lato, gli uomini sembrano avere adottato abitudini e comportamenti più salutari, per esempio riducendo il fumo di sigaretta e l’abuso di alcol e incrementando l’attività fisica; dall’altro lato, lo stile di vita delle donne non sembra progredire di pari passo negli ultimi anni, suggerendo la necessità di individuare possibili comportamenti a rischio su cui intervenire”.

E i dati epidemiologici raccontano una realtà molto diversa: le malattie cardiache sono la terza causa di morte nelle donne giovani, con età tra i 35 e i 44 anni e la seconda tra quelle nella fascia 45-54. “Nel periodo della premenopausa e in presenza di specifici fattori di rischio è consigliabile uno screening di base che preveda analisi del sangue, elettrocardiogramma basale o da sforzo. Un pit stop cardiaco che faccia il punto dello stato di salute del cuore – raccomanda il dottor Ferri – le donne devono controllare la salute del cuore alla stregua di quella dell’apparato riproduttivo. Specialmente se hanno una familiarità per disturbi cardiaci, sono ipertese, obese o diabetiche, se hanno il colesterolo alto e se hanno sofferto di gestosi durante la gravidanza”.

15 mila donne muoiono di infarto prima dei 55 anni, il doppio rispetto agli uomini. Sul totale di quelli che arrivano all’ospedale, le donne muoiono in misura doppia, in parte perché cercano aiuto e si rivolgono al pronto soccorso più tardi (Dati Center of Control Disease americani).

In Italia la situazione non appare molto differente: al primo posto della graduatoria per mortalità si collocano, per maggiore frequenza, le malattie ischemiche del cuore, responsabili da sole di 75.098 morti (poco più del 12% del totale). Seguono, in seconda e terza posizione, altre malattie del sistema circolatorio: rispettivamente quelle cerebrovascolari (61.255 morti, pari al 10% del totale) e le altre malattie del cuore (48.384 morti, pari all’8%). In questo ambito per spiegare la grande incidenza che le malattie cardiovascolari hanno nella donna, basta pensare che per ogni donna cui viene diagnosticato un tumore al seno, ci sono almeno 10 donne che rischiano di presentare gravi patologie cardiovascolari. Dati ISTAT pubblicati a Dicembre 2014 riportano tra le donne 37.304 decessi per malattie cerebrovascolari e 37.140 per malattie ischemiche del cuore.

“I sintomi dell’attacco cardiaco ‘in rosa’ sono spesso riconducibili ad un disturbo di altra natura”; chiarisce Ferri che “alcuni segni sono vaghi, aspecifici, molti riconducono a problemi gastrointestinali con nausea, vomito, talora diarrea, che si presentano insieme ad una sensazione di pressione sullo sterno, di fastidio alla gola, un senso di pressione al torace e freddo. Altri sintomi possono essere dolore al collo o alla schiena, alle spalle, allo stomaco. La prima cosa a cui pensano le pazienti è l’influenza oppure riconducono la sintomatologia a disturbi gastroesofagei e quindi assumono antiinfiammatori o antiacidi e non pensano di chiamare il medico né tantomeno andare al pronto soccorso, mentre in realtà stanno avendo un attacco cardiaco. Gli stessi medici quando vengono riferiti questi sintomi non individuano immediatamente problemi al cuore, e solo un ECG rivela la presenza di una sindrome coronarica acuta (SCA)”. Questa anomalia nella presentazione dei sintomi e la difficoltà nel ricondurli immediatamente è il motivo per cui le donne muoiono più spesso. Il big killer delle donne occidentali è il cuore che, almeno negli Stati Uniti, uccide più di tutti i tipi di cancro insieme.

“Bisogna educare medici e pazienti a questo gap di genere: gli uomini hanno più spesso una fitta acuta, nelle donne uno dei primi sintomi è la nausea. Le donne presentano sintomi la mattina presto, al risveglio, con un senso di fatica associata ad insonnia. Proprio perché non hanno paura delle malattie cardiache non cercano aiuto e rischiano più spesso di morire – continua il dott. Ferri – ed incredibilmente alcuni studi hanno rivelato che quando una donna si presenta al Pronto Soccorso con sintomi riconducibili ad un infarto ha una possibilità due volte superiore di ricevere una diagnosi di attacco di panico o altro disturbo psichiatrico. E nel 1996 due terzi dei medici interrogati da una survey non erano consapevoli delle differenze di genere nella presentazione dei sintomi”.

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fonte: ufficio stampa

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