Meno esami inutili, più diagnosi precoci: ecco come cambia lo screening del tumore al polmone
Combinare marcatori molecolari e immunologici nel sangue migliora l’accuratezza della TAC a basso dosaggio e riduce del 37% i falsi positivi. Un nuovo passo verso uno screening più preciso e personalizzato all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano
Milano, 2 marzo 2026 – Ridurre gli esami inutili, limitare l’esposizione a radiazioni e concentrare l’attenzione sui soggetti a più alto rischio di sviluppare un tumore del polmone: è questo l’obiettivo della nuova ricerca condotta presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nell’ambito dei programmi di screening con TAC spirale a basso dosaggio.
Lo studio, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Thoracic Oncology e realizzato nel contesto del trial prospettico BioMILD, dimostra che l’integrazione di due test su campioni di sangue, uno molecolare basato su microRNA (MSC) e un innovativo classificatore immunologico (ISC), migliora in modo significativo l’accuratezza dello screening, consentendo di individuare nei soggetti con una TAC sospetta quelli a maggior rischio di sviluppare un tumore nei due anni successivi.
La TAC a basso dosaggio ha già dimostrato di ridurre la mortalità per tumore del polmone grazie alla diagnosi in fase precoce, quando la malattia è operabile. Tuttavia, uno dei principali limiti dello screening è rappresentato dall’elevato numero di falsi positivi: noduli sospetti che richiedono controlli ravvicinati o esami invasivi ma che, nella maggior parte dei casi, non si rivelano tumori.
In questo studio, che ha coinvolto 304 forti fumatori con noduli polmonari sospetti e un follow-up mediano di 7,5 anni, la combinazione dei due biomarcatori ha raggiunto una sensibilità del 96% per i tumori diagnosticati entro due anni e un valore predittivo negativo del 98%, con una riduzione del 37% dei falsi positivi rispetto all’utilizzo del solo test molecolare MSC. In termini concreti, ciò significa maggiore sicurezza nell’escludere la presenza di tumore nei soggetti con noduli sospetti e minore necessità di controlli radiologici ravvicinati o procedure invasive nei pazienti a basso rischio.
Il team multidisciplinare dello screening dell’Istituto Tumori lavora da oltre vent’anni allo sviluppo e all’implementazione della biopsia liquida nei programmi di screening polmonare. Con il trial BioMILD era già stato dimostrato che il test basato su microRNA può contribuire a personalizzare gli intervalli di screening, estendendo in sicurezza il tempo tra una TAC e la successiva nei soggetti a basso rischio.
Il nuovo studio aggiunge un ulteriore livello di informazione attraverso l’analisi del profilo immunitario circolante. Il classificatore ISC si basa sulla valutazione di specifiche popolazioni cellulari del sistema immunitario nel sangue periferico, intercettando alterazioni associate allo sviluppo della neoplasia. L’approccio integrato consente di massimizzare le informazioni ottenute da un singolo prelievo di sangue, combinando segnali molecolari e immunologici in un modello di stratificazione del rischio più raffinato.
Nel modello combinato, circa il 30% dei partecipanti potrebbe evitare il controllo TAC annuale, con una riduzione dell’esposizione a radiazioni e del carico diagnostico, mantenendo un’elevata capacità di intercettare i tumori clinicamente rilevanti. Inoltre, l’associazione tra lo score immunologico e l’aggressività biologica dei tumori osservata nei modelli sperimentali preclinici suggerisce che il test possa fornire informazioni non solo sulla presenza della malattia, ma anche sul suo potenziale evolutivo.
L’integrazione tra imaging radiologico e biopsia liquida rappresenta un passo concreto verso una medicina preventiva di precisione nel tumore del polmone, con l’obiettivo di rendere lo screening sempre più efficace, sostenibile e poco invasivo, riducendo la mortalità senza aumentare inutilmente il peso diagnostico sui cittadini.
Prof.ssa Gabriella Sozzi, Director of Experimental Oncology Department Head of Epigenomics & Biomarkers of Solid Tumors Unit, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: “Lo screening del tumore del polmone è oggi un tema centrale, perché parliamo della principale causa di mortalità oncologica al mondo. Intercettare la malattia quando è molto piccola salva vite e riduce l’impatto sul sistema sanitario. La TAC spirale a basso dosaggio è uno strumento prezioso, ma la sua elevata sensibilità porta spesso a individuare numerosi noduli, non sempre facili da interpretare. Integrare l’imaging con marcatori molecolari e immunologici nel sangue consente di rendere lo screening più preciso e poco invasivo, distinguendo meglio i noduli a rischio da quelli innocui. Questo approccio permette anche di allungare in sicurezza gli intervalli tra una TAC e l’altra, riducendo l’esposizione alle radiazioni e gli esami inutili. Si tratta di un passo concreto verso uno screening più efficace, sostenibile e personalizzato”.




