Malattie trombotiche, pochi specialisti negli ospedali e i pazienti aumentano

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Firenze, 9 novembre 2018 – “Purtroppo spesso gli ospedali italiani non hanno professionisti di riferimento per quanto riguarda le problematiche relative all’emostasi e alla trombosi. Questo sottolinea l’importanza di formare medici con adeguate competenze in questo ambito e di provvedere ad identificarne il ruolo nelle strutture sanitarie”. Il prof. Walter Ageno, presidente della SISET (Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e della Trombosi), affronta così una delle questioni più spinose che interessa un vasto numero di pazienti in Italia, durante il XXV Congresso Nazionale della Società Italiana per lo Studio dell’Emostasi e Trombosi, in corso a Firenze.

Per questo motivo, spiega, la SISET si sta impegnando per creare e potenziare le competenze nell’emostasi e nella trombosi di medici afferenti da diverse discipline specialistiche.

La diagnosi e terapia delle patologie emorragiche e trombotiche può coinvolgere diversi specialisti, tra cui internisti, ematologi, cardiologi, biochimici, anestesisti o ginecologi ostetrici, tra gli altri. E poi, ancora, interessa i biologi che contribuiscono alla conoscenza di queste patologie tramite il lavoro diagnostico.

Questa caratteristica rende l’emostasi e la trombosi una disciplina ‘particolare’, sicuramente ‘trasversale’, la cui specializzazione non è però prevista in alcun ordinamento universitario e i cui temi sono trattati spesso solo in modo parziale da alcune delle diverse aree di specializzazione citate.

La formazione di medici che possano fungere da riferimento in ambito sanitario e da collegamento tra le varie discipline specialistiche è quindi di grande importanza. Anche perché il rischio di patologie trombotiche aumenta con l’aumentare dell’età e come sappiamo la popolazione italiana è una popolazione a maggioranza anziana.

“Per questo motivo – prosegue Ageno a margine del congresso – la SISET è molto impegnata ad offrire diverse tipologie di attività formative su tali tematiche”. Oltre agli insegnamenti ricevuti nei corsi universitari e dalle scuole di specializzazione, infatti, è fondamentale completare la preparazione attraverso l’incontro con esperti presenti sul nostro territorio e poi direttamente “sul campo” in quei centri Trombosi ed Emostasi già presenti.

I medici interessati possono quindi frequentare quelli che vengono denominati “training center”, in cui centri di riferimento nazionale mettono a disposizione le proprie strutture e specialisti di riferimento e dove si tengono corsi con taglio estremamente pratico per una settimana; oppure, soprattutto per i più giovani, i corsi residenziali nei quali il medico può trascorrere un mese e anche più presso strutture di propria scelta. A questi corsi pratici si aggiungono attività formative teoriche organizzate sia a livello regionale che nazionale, anche in occasione del congresso nazionale come avviene in questi giorni.

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