Malattie neurodegenerative, cresce il Tecnopolo di Bologna “Rita Levi-Montalcini”

Ozzano dell’Emilia, 14 gennaio 2020 – La ricerca in Emilia-Romagna taglia un nuovo traguardo: s’inaugura oggi – alla presenza dell’Assessore all’università, ricerca e lavoro della Regione Emilia-Romagna Patrizio Bianchi, del Rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini, dell’Assessore al lavoro del Comune di Bologna Marco Lombardo e del sindaco di Ozzano Luca Lelli – l’ampliamento del Tecnopolo di Bologna “Rita Levi-Montalcini”, con sede a Ozzano dell’Emilia.

Con una superficie di 750 mq, la struttura potrà godere di nuovi laboratori e strumentazione sempre più all’avanguardia per la ricerca nel campo delle malattie neurodegenerative. La gestione del Tecnopolo è da sempre affidata alla Fondazione Iret: ente di ricerca scientifica indipendente e nonprofit, guidato dalle docenti universitarie – allieve e collaboratrici per quindici anni di Rita Levi Montalcini – Laura Calzà e Luciana Giardino, rispettivamente direttore scientifico e presidente della Fondazione.

Le malattie neurodegenerative rappresentano infatti una delle emergenze sociali, spesso sottovalutata, del ventunesimo secolo. La demenza di Alzheimer colpisce circa 900mila persone in Italia, il morbo di Parkinson 250mila, la sclerosi multipla un abitante ogni 1.100, tra i 15 e i 50 anni; inoltre, le tendenze demografiche e i cambiamenti negli stili di vita porteranno inevitabilmente a un’esplosione del problema nei prossimi decenni: l’impatto sociale e i costi saranno elevatissimi, al punto da mettere a repentaglio la sostenibilità dei sistemi di welfare.

In quello che si configura dunque come un settore di ricerca fondamentale, Fondazione Iret ha compiuto in questi anni importanti passi avanti. Sulla malattia di Alzheimer: Iret lavora sulle fasi precliniche della patologia, individuando i segnali di allarme precoce, legati ad esempio ad alterazioni del linguaggio e difetti cognitivi sfumati, con il fine di sviluppare strategie terapeutiche che ritardino il più possibile la comparsa dei sintomi.

Sulla riparazione della mielina: i ricercatori del laboratorio di Ozzano hanno chiarito alcuni meccanismi chiave che consentono a cellule staminali e precursori endogeni di trasformarsi in cellule capaci di riparare lesioni infiammatorie e traumatiche.

Nel raggiungimento degli obiettivi, determinante è il ruolo delle più recenti tecnologie a disposizione dei ricercatori del tecnopolo, da un’avanzatissima postazione dello studio del comportamento spontaneo-cognitivo e sensitivo-motorio a strumenti di amplificazione e quantificazione del DNA, fino a sofisticati microscopi che, grazie ai raggi laser, permettono di studiare le cellule vive a un’eccezionale risoluzione, arrivando al cuore delle molecole.

Queste tecnologie e conoscenze sono state inoltre ottimizzate per lo sviluppo di terapie innovative, anche al servizio della ricerca industriale.

Un caso di eccellenza medico-scientifica fondato sulla solidità e l’efficienza di una struttura economico-organizzativa esemplare: Fondazione Iret è l’esito dello sviluppo di un modello gestionale unico nel suo genere, avviato oltre trent’anni fa dalle professoresse Calzà e Giardino con l’obiettivo di coniugare ricerca pura e sostenibilità economica.

Iret crea e gestisce modelli di malattia che consentono alle aziende farmaceutiche di sperimentare nuove possibili cure in modo rapido e accessibile: quando un farmaco deve essere testato, arriva a Ozzano. Tutti i proventi dell’attività scientifica svolta in collaborazione con le aziende farmaceutiche vengono reinvestiti per finanziare i filoni di ricerca di base necessari a sviluppare i farmaci di domani.

“Nelle malattie neurodegenerative le terapie disponibili sono sintomatiche e in pochi casi modificano la storia naturale di malattia, dunque la ricerca di base è di primaria importanza; e anche quando non è possibile, ad oggi, intervenire direttamente sulle cause, è però possibile limitare e ritardare l’insorgenza delle disabilità gravi utilizzando approcci innovativi focalizzati sulle fasi precoci della malattia” commenta Laura Calzà, docente di medicina rigenerativa e Scienze Cognitive dell’Università di Bologna.

“Gli obiettivi che ci poniamo per i prossimi tre anni sono chiari – aggiunge Luciana Giardino, docente di anatomia veterinaria dell’Università di Bologna – identificare due elementi di prevenzione secondaria della malattia di Alzheimer; definire, nell’ambito della medicina rigenerativa, la formulazione di un nuovo prodotto farmacologico/biotecnologico per lesioni acute di cervello e midollo spinale; identificare, per quanto riguarda le malattie rare, approcci terapeutici per modificare la storia naturale di malattia dei piccoli pazienti. È necessario il sostegno di tutti coloro che credono nel valore del progresso scientifico e sono disponibili a impegnarsi in prima persona perché si riesca a fare di più, e prima”.

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