L’Europa incoraggia la regolamentazione degli Ingegneri Biomedici

Risposta positiva della Commissione Europea all’interrogazione parlamentare

Ing-Luca-Radice

Ing. Luca Radice

La cooperazione tra professionisti, istituzioni, il mondo accademico e le associazioni professionali, inizia a produrre i primi risultati degni di nota. La Commissione Europea, D.G. per il mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le piccole e medie imprese riconosce che i professionisti del settore dell’Ingegneria Biomedica possono beneficiare dal riconoscimento delle loro qualifiche, attraverso il sistema semplificato del mutuo riconoscimento dei Principi Formativi

La Commissione sta valutando per una sua iniziativa i settori di maggiore rilevanza economica che saranno oggetto di ulteriore regolamentazione[1], la professione dell’ingegnere biomedico, la didattica e la ricerca ne fanno certamente parte, tenuto conto che in Europa ci sono oltre 25000 imprese, al 90% PMI, con circa 600.000 occupati di altissimo livello professionale ed un fatturato che supera i 100 miliardi.

I vantaggi per tutti saranno quelli di avere una tecnologia efficace a supporto della diagnosi e della cura a costo sostenibile. Oltre a facilitare la circolazione di professionisti qualificati. E gli italiani sono fortemente presenti in questo importante processo di innovazione professionale.

La situazione Italiana
Il Gruppo di Coordinamento Nazionale delle commissioni italiane di Ingegneria Biomedica presieduto dal prof. Sergio Cerutti, ha prodotto il primo documento nel quale sono stati proposti oggetto e limiti della professione di ingegnere biomedico unitamente ad un documento nel quale si identificano delle aree di specializzazione per il comparto di Ingegneria Biomedica. Questi documenti sono serviti a riunire gli attori interessati e a catalizzare l’attenzione delle figure istituzionali del mondo dell’ingegneria italiana.

L’ing. Augusto Allegrini, presidente della Consulta Regionale Ordini Ingegneri Lombardia (CROIL), ha richiesto e sostenuto che la mozione conclusiva del Congresso Nazionale degli Ingegneri contenesse l’impegno del CNI a sostenere le iniziative a favore dell’attività professionale nel campo dell’Ingegneria Biomedica.

La situazione Europea
All’inizio fu il parere del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea[2], relatore il consigliere italiano Edgardo Maria Iozia e correlatore il delegato Dirk Jarré, austriaco.

Grazie all’azione di sensibilizzazione del prof. Leandro Pecchia, presidente del Public Affairs Working Group dell’associazione scientifica European Alliance for Medical and Biological Engineering & Science (EAMBES), i parlamentari europei Lara Comi e Nicola Caputo hanno preso a cuore l’argomento e posto una interrogazione parlamentare[3] tenendo conto del parere del CESE.

Da questa serie di azioni, dopo un periodo non breve di meditazione, che fa capire come questi argomenti siano trattati con la dovuta attenzione, è scaturita una importante risposta positiva dalla Commissione Europea che rilancia l’attenzione delle istituzioni forti per questa professione.

La situazione Internazionale
A rimarcare l’importanza verso l’uso delle tecnologie in sanità anche le istituzioni internazionali si stanno muovendo.

Grazie alla partecipazione dell’ing. Ernesto Iadanza, presidente della Clinical Engineering Division della International Federation for Medical and Biological Engineering (IFMBE), federazione mondiale di associazioni scientifiche e professionali, siamo venuti a conoscenza del lavoro preparatorio fatto in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) alla realizzazione del documento Profile of Biomedical Engineer. Questo documento costituisce la base concreta per classificare questa professione all’interno dell’International Standard Classification of Occupations (ISCO 2018), una delle principali classificazioni internazionali emanate dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).

I prossimi passi
Forse sarà l’eco dei recenti incidenti occorsi in conseguenza all’uso di dispositivi medici, ma le promesse di impegno da parte di istituzioni forti come il CNI lasciano ben sperare. Le attività in corso presso le istituzioni europee e internazionali non resteranno certo senza sviluppi pratici, presenti o no gli ingegneri italiani.

È fuor di dubbio che la multidisciplinarità dell’importante ruolo sociale che rivestono gli Ingegneri Biomedici vede coinvolti molti attori di diversa estrazione quali professionisti, istituzioni, accademici e associazioni. E i risultati fin qui ottenuti dimostrano come solo l’impegno convinto e disinteressato possa portare risultati concreti.

È ora necessaria una iniziativa corale di tutti i soggetti interessati. Sono in corso contatti per dar vita ad un Comitato promotore per il riconoscimento giuridico delle attività didattiche e scientifiche e della professione dell’ingegnere biomedico con le associazioni e gli esponenti più impegnati su questo terreno a livello nazionale ed internazionale. Un comitato a favore di tutti e contro nessuno, per maggiori garanzie per il cittadino, per una salute sempre più tutelata e curata. Il sostegno della classe medica sarà essenziale per rafforzare insieme la consapevolezza dei cittadini al loro diritto ad una sanità sempre più efficace.

In fondo, stiamo solo cambiando il futuro della vostra salute…

[1] E-011612/2015, 11 dicembre 2015

[2] OJ 2015/C 291/07

[3] E-011612-15, 20 luglio 2015

Luca Radice

Luca Radice

Ingegnere. Presidente della commissione Biomedica Ordine degli Ingegneri di Monza e della Brianza. Membro fondatore del comitato cittadino Cigno Nero

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