Leucemia Linfatica Cronica, 3.000 nuove diagnosi ogni anno in Italia. L’innovazione terapeutica rivoluziona le cure

Roma, 16 dicembre 2019 – Sta arrivando la grande onda dell’innovazione oncologica che rivoluzionerà nei prossimi anni le prospettive di cura di tumori considerati per decenni incurabili. L’onco-ematologia come da tradizione fa da apripista: trattamenti impensabili fino a pochi anni fa stanno modificando la storia naturale di leucemie, linfomi e mielomi.

In particolare, per i pazienti affetti da Leucemia Linfatica Cronica, la forma leucemica più diffusa in Occidente, le prospettive di cura stanno cambiando velocemente con l’arrivo di nuovi ed efficaci farmaci. La vera sfida adesso è quella di coniugare queste importanti opportunità cliniche con la sostenibilità del Sistema Salute, la cui governance è affidata alle competenze delle singole Regioni.

La sanità del Lazio è da sempre molto attenta al tema dell’innovazione terapeutica e diagnostica in onco-ematologia e guarda ad essa come a un peculiare modello per il governo di una cronicità che impatta sia in termini di volumi assistenziali che di rete per il Sistema Sanitario Nazionale.

Innovazione terapeutica, accesso alle novità e sostenibilità dei Servizi Sanitari Regionali rappresentano temi di grande attualità e rilevanza nell’attuale complesso scenario della politica sanitaria. Queste tematiche sono il focus del Tavolo regionale di confronto “Onco-Ematologia: innovazioni in corso”, che si tiene oggi nella sede della Regione Lazio, con la partecipazione di clinici, farmacologi, rappresentanti dei pazienti e delle Istituzioni regionali del Lazio. L’incontro è realizzato con il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Roma.

La Leucemia Linfatica Cronica (LLC) è una neoplasia ematologica che consiste nell’accumulo nel sangue, nel midollo osseo e nei linfonodi, di linfociti B, le cellule che in condizioni fisiologiche ci proteggono dalle infezioni e che in questo caso subiscono una trasformazione maligna. Questa forma leucemica è la più diffusa nel mondo occidentale, rappresenta il 25%-30% di tutte le leucemie ed è peculiare della persona anziana, più frequente nei maschi con un’età media alla diagnosi di 70 anni.

“La Leucemia Linfatica Cronica è in costante aumento, legato all’invecchiamento della popolazione – dichiara Alessandro Andriani, Direttore UOC di Ematologia, ASL di Frosinone – l’incidenza cresce con l’età ed è di circa 5 nuovi casi/100.000 abitanti/anno. Si prevede in questo momento di avere circa 3.000 nuove diagnosi l’anno. L’atteggiamento terapeutico nei confronti di questa malattia sta cambiando: i nuovi farmaci hanno modificato la storia naturale della LLC allungando la sopravvivenza libera da malattia di questi pazienti”.

L’innovazione che si sviluppa dalla ricerca scientifica si traduce in continui miglioramenti della qualità di vita e permette costanti progressi in termini di efficacia dei trattamenti, riduzione degli effetti collaterali, minore tossicità e maggiore tollerabilità oltre ad un uso facilitato dei farmaci. Tutto ciò ha ripercussioni molto significative sulla popolazione anziana con tumori del sangue.

“Il recente innovativo approccio per il trattamento della LLC prevede nuove associazioni terapeutiche a tempo definito – afferma Luca Laurenti, Dirigente Medico, UOC di Ematologia e Trapianto di cellule staminali emopoietiche, Policlinico Gemelli di Roma – queste terapie sono decisamente a vantaggio del paziente anziano e con comorbidità, proprio perché si utilizzano gli stessi farmaci che si usavano prima a tempo indeterminato e si interrompevano per progressione o per tossicità, in più a questi farmaci orali oggi si associa un’immunoterapia con anticorpi monoclonali che permette di interrompere il trattamento a 24 mesi o a 12 mesi in alcuni casi. Si tratta perciò di terapie chemio-free e di durata fissa. Il ritorno economico nell’utilizzo delle nuove combinazioni terapeutiche, che sono molto costose, sta proprio nella durata limitata del trattamento e nell’assenza di effetti collaterali”.

Un vero e proprio cambio di passo, quindi, quello che si è registrato nella gestione del paziente onco-ematologico, grazie alla ricerca e all’innovazione, ma anche grazie alla qualità dell’assistenza.

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