Legge di bilancio 2018, Anaao Assomed: “Un pugno di mosche per la sanità pubblica”

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Roma, 30 ottobre 2017 – La Legge di bilancio 2018 arriva oggi in Parlamento con un incremento nominale del FSN di 1 miliardo, reale di soli 400 milioni, senza un finanziamento ad hoc per contratti e convenzioni bloccati da 8 anni, senza le ventilate soluzioni per i precari della ricerca, di cui il Governo si ricorda solo quando si tratta di ritirare premi internazionali.

Se è inaccettabile, a giudizio di Anaao Assomed, l’aut aut lanciato dal Comitato di settore delle Regioni in merito alla stipula dei contratti di lavoro della sanità, è curioso apprendere che il tema esula dalle competenze del Governo, al quale le Regioni avrebbero dovuto ricordarlo chiedendo un incremento del FSN, più che dovuto considerando quanto in Italia, rispetto al resto dei paesi europei, viene destinato alla difesa del diritto alla salute dei cittadini. Le Regioni, dal canto loro, avevano l’obbligo, dettato da Leggi e DPCM, di accantonare anno per anno gli oneri per CCNL e convenzioni per il triennio 2016/2018. Forse, questi doveri sono stati elusi.

Negli anni passati i fondi della sanità sono stati usati come un bancomat per saldare il contributo regionale all’equilibrio della finanza pubblica, in conseguenza del famigerato accordo Stato-Regioni del febbraio 2016, e nessun governatore si è stracciato le vesti o ha pensato di razionalizzare altri capitoli della spesa regionale.

Secondo la Corte dei Conti, l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica a carico delle Regioni determinerà nel periodo 2015/2018 una riduzione cumulata del finanziamento del SSN, rispetto a quanto previsto nei documenti di programmazione, di circa 10,5 miliardi di €. Le Regioni hanno stornato le risorse del FSN, anche quelle necessarie per la chiusura dei contratti del personale, ed ora vorrebbero, per voce di un organo tecnico, ma nel silenzio di quelli politici, rimandare (a quando di grazia??) l’apertura del tavolo contrattuale perché le casse sono vuote.

Il gioco del cerino tra Governo e Regioni apparirebbe solo stucchevole, se non fosse giocato sulle sorti del SSN e dei suoi Medici, le cui condizioni di lavoro, comprensive dell’ aspetto retributivo, registrano il punto più basso degli ultimi 20 anni.

Con tutta evidenza la sanità pubblica ed i suoi professionisti esulano dal programma dei partiti e dalle destinazioni ferroviarie. E non certo perché le OOSS siano ostili ai cambiamenti necessari o ad utilizzare, come andiamo predicando da tempo, i contratti di lavoro come strumenti di governo, anche della spesa, e di innovazione organizzativa.

La banalità del male induce a pensare che il viraggio verso un sistema duale, attraverso un continuo processo di impoverimento della sanità pubblica sia il vero obiettivo, ancorché non dichiarato, cui si sta indirizzando anche il welfare contrattuale. Ma se pensano di tenere le carte nascoste in una campagna elettorale già aperta si sbagliano. E non basteranno aperture tattiche se sanità pubblica e lavoro pubblico non si ri-conciliano con le politiche di Governo e Regioni.

Dopo il default del Governo tocca al Parlamento rimediare, con un colpo di orgoglio che permetta di salvare dal tracollo immediato un grande patrimonio civile, sociale e professionale, già esposto ai colpi dell’egoismo identitario e del federalismo di abbandono. Contratti di lavoro e convenzioni potrebbero essere l’ultima chiamata per un Servizio Sanitario pubblico e nazionale.

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