Legge di bilancio 2018, Anaao Assomed: “Cala il silenzio su contratti e convenzioni”

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Roma, 18 ottobre 2017 – Mentre i medici dipendenti del SSN erano impegnati a lavorare per tenere in piedi quello che resta della sanità pubblica, qualcuno ne cambiava lo stato giuridico. Solo così si spiega la soddisfazione di chi vede nella legge di bilancio 2018 un “impegno mantenuto” a proposito del contratto degli statali in riferimento allo stanziamento delle “risorse per il finanziamento del contratto del pubblico impiego”.

Chiaramente non parlano di noi, visto che il termine “contratto della dirigenza sanitaria”, ed il suo corrispettivo “ACN” per i medici convenzionati, non si ritrova nei provvedimenti approvati. Né nelle parole dello stesso ministro competente allorquando ha illustrato i successi riportati nella manovra dalla sanità. Nella quale evidentemente non siamo compresi, se si può sostenere che “si mantengono gli impegni che sono stati assunti negli ultimi anni”, dimenticando che il personale era insieme con i LEA l’obiettivo sbandierato un tempo.

Né il Governo ha concesso a 3 milioni di dipendenti pubblici quanto concesso a 20 milioni di lavoratori privati in termini di decontribuzione del salario accessorio e welfare aziendale. E non potrà certo essere il solo contratto a rimediare, come sembra pensare il Ministro Madia.

Se “per legge e per storia” le Regioni devono provvedere al finanziamento dei contratti dei propri dipendenti, attraverso risorse derivanti dai trasferimenti dello Stato, è innegabile che la quota più alta di tali trasferimenti sia costituita dal FSN. Il quale, però, per il 2018 viene saccheggiato alla fonte prima ancora di arrivare ai destinatari.

L’incremento previsto di 1 miliardo è, infatti, solo nominale, essendo quello reale di gran lunga inferiore, e comunque non adeguato alle necessità di erogare i servizi ai cittadini e rinnovare contratti e convenzioni bloccati da 8 anni. Con l’obiettivo, per di più, di frenare il progressivo impoverimento delle retribuzioni e la demotivazione professionale dilagante, al punto da salutare con fuochi di artificio ogni provvedimento che facilita la uscita da un lavoro vissuto come una prigione.

Se è vero che in cifra assoluta questo Governo ha aumentato il FSN dal 2013 al 2018, è altrettanto vero che in rapporto al PIL, parametro adottato per i confronti internazionali, siamo scesi dal 6,9% al 6,5% avviandoci su di un piano inclinato che ci porterà nel 2020 al 6,3%. Se non è la Grecia il destino della sanità pubblica è la Lituania o la Bulgaria, altro che Francia e Germania.

Una congiura del silenzio avvolge il contratto della dirigenza medica e sanitaria né è dato sapere quando si potranno avviare trattative che si vorrebbero concluse entro l’anno. A meno che qualcuno non pensi di farci trovare i soldi direttamente in busta paga, essendo passati di moda i corpi intermedi con relative liturgie e perdite di tempo. Come un bonus, insomma. Ma che almeno sia al netto, come gli 80 euro.

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