Le scimmie sanno categorizzare e utilizzare gli oggetti come merce di scambio. Scoperta del Cnr

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I cebi dai cornetti, specie separatasi dall’uomo circa 35 milioni di anni fa, sono in grado di riconoscere quali oggetti hanno maggior valore per essere utilizzati come moneta di scambio e ottenere cibo. È quanto risulta da uno studio condotto dal Cnr-Istc, pubblicato sulla rivista Animal Cognition

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Roma, 14 gennaio 2019 – L’uso del denaro da parte dell’uomo sostituisce il baratto all’incirca 6 secoli prima di Cristo e rapidamente diventa il mezzo più efficiente per ottenere beni e servizi, condizionando ogni aspetto della nostra vita. Per comprendere quali fattori abbiano permesso la transizione dal baratto al sistema economico attuale è importante indagare le origini evolutive dell’utilizzo del denaro, studiando il comportamento di alcuni primati non umani, le specie animali evolutivamente più vicine a noi.

In uno studio pubblicato sulla rivista Animal Cognition, i ricercatori dell’Unità di primatologia cognitiva dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) di Roma e dell’Institute for Advanced Study (Iast) di Tolosa, in collaborazione con l’Institute Jean Nicod, Ecole Normale Superieure di Parigi, hanno preso in esame il comportamento di ‘baratto’ dei cebi dai cornetti, piccole scimmie sudamericane la cui linea evolutiva si è separata da quella umana circa 35 milioni di anni fa.

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“Abbiamo coinvolto sei cebi dai cornetti in due esperimenti di scambio di token, gettoni colorati ma anche bulloni e oggetti vari di ferramenta – spiega Elsa Addessi, ricercatrice Cnr-Istc – A ogni scimmia è stato consegnato un set di quattro diversi token: token familiari (a loro già noti) e non familiari (introdotti nel presente studio) che, nello scambio con lo sperimentatore, portano a una ricompensa alimentare; token non validi, usati in precedenti esperimenti, ma che perdono valore di scambio e oggetti, a loro sconosciuti, senza valore di scambio”.

I ricercatori hanno scoperto che le scimmie riconoscevano prontamente la validità dei token come mezzo di scambio indipendentemente dalla loro familiarità.

“Abbiamo dimostrato che i cebi sono in grado di categorizzare i token in base alla loro validità, cioè al loro essere ‘in corso’, come lo è l’euro rispetto alla vecchia lira – prosegue Francesca De Petrillo, ricercatrice Iast a Tolosa – Analogamente a quanto avviene negli esseri umani, i cebi hanno scambiato per primi e in maggior numero i token ‘in corso’ rispetto a quelli ‘fuori corso’ e agli oggetti privi di valore, a prescindere dalla loro familiarità. Pertanto, i cebi sono in grado di categorizzare e utilizzare i token in modo simile a quanto noi facciamo con il denaro”.

“I cebi sono anche capaci di fare scambi multipli – aggiunge Addessi – Quando in un secondo esperimento abbiamo dato loro un pezzo di cibo che poteva essere barattato con un token, che a sua volta poteva essere scambiato per un cibo di qualità superiore al primo, i cebi hanno eseguito questa serie di scambi vantaggiosi. Non mangiare subito un cibo e scambiarlo per un token richiede un’elevata capacità di autocontrollo ed è vantaggioso solo se ne vale la pena”.

“I nostri studi provano che i precursori di una proto-economia monetaria possono essere individuati anche in scimmie evolutivamente distanti da noi – conclude Sacha Bourgeois-Gironde, economista dell’Institute Jean Nicod a Parigi – I cebi imparano facilmente a usare il cibo come token ed è su questo processo che si basa l’invenzione della moneta”.

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