“L’ablazione può trattare in casi estremi alcune aritmie, ma di certo non ‘guarisce’ una malattia genetica come la Sindrome di Brugada”. La lettera del prof. Pedro Brugada

In seguito all’articolo “Morte cardiaca improvvisa. Scoperta la cura della Sindrome di Brugada” – apparso sulla nostra testata in data 22 settembre 2015 – diamo spazio oggi alla lettera che ci ha inviato il dott. e prof. Pedro Brugada che, avendo pubblicato la prima relazione su questa malattia insieme al fratello Josep nel 1992, si sente autorizzato a rivolgere alcune critiche importanti circa le dichiarazioni rilasciate dal dott. Carlo Pappone.
Pedro Brugada si sente in dovere di farlo a causa delle aspettative sbagliate che suddette dichiarazioni hanno creato tra i suoi pazienti, spinti dalla vana speranza di poter definitivamente “guarire” da questa malattia.

Gentile Direttore,

in seguito all’articolo pubblicato sul Suo giornale riguardo al trattamento curativo per la sindrome di Brugada, il nostro centro è stato ripetutamente contattato da pazienti per chiarimenti relativi al suddetto articolo. Avendo pubblicato la prima relazione su questa malattia insieme a mio fratello Josep nel 1992, mi sento autorizzato a rivolgere alcune critiche importanti circa l’intervista rilasciata dal dott. Pappone. Mi sento in dovere di farlo a causa delle aspettative sbagliate che questa intervista ha creato tra i miei pazienti, spinti dalla vana speranza di poter definitivamente “guarire” da questa malattia.

Per essere chiari fin dall’inizio, conosco il Dottor Pappone da tempo: è una delle menti più creative nel settore dei disturbi del ritmo del cuore (aritmie cardiache) e un potenziale modello da seguire per futuri cardiologi. Tuttavia, la commercializzazione della Medicina non deve sopraffare la realtà scientifica.

Il Dottor Pappone sta presentando una “nuova idea” e un “nuovo” trattamento curativo per la sindrome di Brugada che in realtà è già stata descritta dal collega Koonlawee Nademanee (che lavora presso l’Università della California) in una pubblicazione riguardo a questo trattamento circa 4 anni fa. In realtà non c’è nulla di nuovo, Nademanee aveva già dimostrato tutto (Prevention of ventricular fibrillation episodes in Brugada syndrome by catheter ablation over the anterior right ventricular outflow tract epicardium. Nademanee K et all; Circulation 2011 Mar 29;123(12):1270-9).

Il punto principale al quale voglio arrivare non si riferisce al trattamento stesso (già peraltro dimostratosi efficace come si può intuire leggendo l’articolo di Nademanee), ma a chi dovrebbe essere rivolto questo trattamento, e se questo può essere una valida alternativa all’impianto del defibrillatore (ICD).

Con migliaia di pazienti con sindrome di Brugada in tutto il mondo trattati con un ICD, nessuna pubblicazione ha messo in discussione il valore positivo di questa terapia per prevenire la morte cardiaca improvvisa. I pazienti con la sindrome in questione sono giovani (età media 40 anni) e possono avere una vita tranquilla, nonostante l’impianto di un ICD. In realtà, non sono poste limitazioni per quanto riguarda lo sport o altre attività, in quanto sono costantemente protetti dall’ICD.

Come tutti questi pazienti, il piccolo numero di individui (14) trattati dal Dottor Pappone e da mio fratello ha ricevuto comunque un ICD. Il trattamento ablativo descritto da Pappone ha come solo obbiettivo quello di trattare quella porzione di pazienti affetti dalla Sindrome che subiscono ripetuti “shock” terapeutici erogati dal defibrillatore per l’interruzione di aritmie ventricolari maligne. Pertanto l’ablazione può trattare in casi estremi queste aritmie ma di certo non “guarisce” una malattia genetica come la Sindrome di Brugada. Il paziente dovrà comunque subire un impianto di ICD per proteggersi dalla morte improvvisa.

Dal nostro centro di Bruxelles (UZ-Brussel -VUB) insieme ai Prof. Gian-Battista Chierchia e Prof. Carlo de Asmundis non abbiamo inviato alcun comunicato stampa con false speranze, anche dopo aver eseguito numerose ablazioni con successo in pazienti affetti dalla sindrome di Brugada e da aritmie ventricolari ricorrenti. Abbiamo pubblicato i nostri dati sulla crioablazione della fibrillazione atriale in pazienti con sindrome di Brugada su importanti riviste scientifiche, ma non siamo mai andati alla stampa per promuovere l’ammissione di pazienti nel nostro centro o per incrementare il DRG per il rimborso della procedura.

Distinti saluti.

Prof. Dr. Pedro Brugada
Director of the Cardiovascular Center
Director of the Heart Rhythm Management Center
UZ Brussel- VUB,
Brussels, Belgium

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1 Risposta

  1. Avatar bortolo martini ha detto:

    Il Prof. Brugada dimentica alcune cose:
    -La sindrome non è stata scoperta da Lui e da Suo Fratello ma da Nava, Martini, Thiene in Italia 5 anni prima.
    http://digilander.libero.it/martini_syndrome/
    Fin dal primo articolo gli Italiani avevano dimostrato che si trattava di una malattia organica, genetica legata ad alterazioni del tratto di efflusso del Ventricolo destro.
    Per anni il Prof. Brugada ha contestato tale teoria e solo adesso che suo fratello ha confermato le nostre ipotesi si inalbera, e parla di dati non corretti.
    Siamo lieti che il Prof. Brugada, dopo che migliaia di soggetti sani asintomatici sono stati terrorizzati e sottoposti in tutto il mondo ad impianto di defibrillatore (nonostante chiare evidenze scientifiche di un eccesso terapeutico), assuma una posizione di prudenza, verso una ulteriore terapia invasiva, ancora con risvolti economici oltre che scientifici.
    Speriamo che alle belle parole seguano i fatti e che si smetta di voler curare curare soggetti sani, con la sola colpa di essere nati con un elettrocardiogramma particolare.
    Un elettrocardiogramma non è una sindrome. Questo è scritto nei libri di Medicina, ma purtroppo non è molto chiaro.
    Dr Bortolo Martini
    Primario Cardiologo
    Ospedale di Santorso (VI)

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