La violenza segna le donne nel Dna

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Studio multicentrico e banca biologica per screening Disturbo Post Traumatico da Stress. Gli ospedali Maria Vittoria e San Giovanni Bosco di Torino nel pool che studia le modificazioni del genoma delle vittime

stalking-violenza-donnaTorino, 19 maggio 2016 – Identificare le tracce della violenza nel genoma delle donne che l’hanno subita e le riparazioni successive a un intervento psicoterapeutico. È l’ambizioso obiettivo del progetto triennale Epi-REVAMP, promosso dall’E.O. Galliera di Genova (prof. Paolo Cremonesi, referente scientifico del progetto) e dall’Istituto Superiore di Sanità, cui la ASLTO2 partecipa con ben due presidi ospedalieri, il Maria Vittoria e il San Giovanni Bosco.

“Premettendo che la violenza è da considerarsi un fattore ambientale estremamente negativo, Epi-REVAMP è lo studio molecolare che consente di estrapolare dati epigenetici da campioni di sangue intero di pazienti che hanno subìto trauma – precisa il dott. Alessio Pitidis (ISS) – questa tecnologia innovativa sarà utilizzata come strumento di screening per determinare nuovi biomarcatori, in grado di individuare gli stadi precoci di insorgenza del Disturbo Post Traumatico da Stress. In sinergia con i Pronto Soccorso ospedalieri della rete di sorveglianza REVAMP, questo studio è il primo che affianca a un progetto multicentrico e multidisciplinare la creazione di una banca biologica, primo e unico strumento per poter misurare l’effetto della violenza a livello biologico”.

“Il consenso informato approvato dal Comitato Etico dell’Istituto Superiore di Sanità è il primo passo per la divulgazione dello studio e per l’arruolamento delle donne vittime di violenza – spiega la dott.ssa Teresa Emanuele, coordinatrice equipe antiviolenza della ASLTO2 – la nostra Asl, con i codici rosa attivi da anni nei Pronto Soccorso del Maria Vittoria e del San Giovanni Bosco, che fanno parte della rete di sorveglianza ospedaliera e territoriale, costituisce un osservatorio certamente privilegiato”.

“I segni della violenza verranno individuati a livello molecolare e chimico e, trattandosi di modificazioni che non cambiano la sequenza del DNA, ma sono indicatori di uno stato di malattia, ci darà la possibilità di correzione – prosegue la dott.ssa Emanuele – mettendo in luce le potenzialità che un determinato trattamento psico-terapeutico può avere nel modificare alcune componenti molecolari del genoma”.

Le informazioni fornite dalla biobanca apriranno dunque nuove strade per la cura e l’applicazione di protocolli terapeutici innovativi per migliorare la salute delle donne vittime di violenza, che subiscono conseguenze di natura fisica, sessuale e psicologica. “Esistono molti studi sull’influenza negativa di semplici fattori ambientali come fumo, alcol, alimentazione non corretta, fattori socio-economici, sul nostro stato di salute, documentati dalle modificazioni del profilo epigenetico, ma per quanto riguarda le modificazioni indotte dalla violenza, gli studi pubblicati sono perlopiù incentrati sulla popolazione maschile e su classi particolari di popolazione – commenta il Direttore Generale ASLTO 2, dott. Valerio Fabio Alberti – per cui la ricerca cui partecipiamo è ancora più innovativa e vede alleate tutte le professionalità del mondo ospedaliero, assistenziale, sociale e della ricerca, per affrontare questo rilevante problema di salute pubblica globale”.

Le persone che hanno subìto violenza, in accesso ospedaliero, possono aderire su base libera e volontaria allo studio, acconsentendo al prelievo di propri campioni biologici, che verranno comparati con quelli di soggetti sani, per valutare il rischio di sviluppare Disturbo Post Traumatico da Stress. Il protocollo, confezionato e approvato dal Comitato Etico dell’IIS, sulla base della normativa europea, prevede il prelievo di poche gocce di sangue (per Ematocrito, Analisi biochimiche specifiche e profilo epigenetico) unito alla compilazione di questionari su abitudini alimentari e stili di vita, misurazioni antropometriche, nonché test psicologici e di valutazione della capacità funzionale e del benessere generale della vittima.

Gli aderenti al progetto verranno seguiti nel percorso terapeutico per la durata di 18 mesi, con altri prelievi di sangue a distanza dopo 6, 12 e 18 mesi, concomitanti con interviste, esame obiettivo e misurazioni antropometriche per la valutazione dell’evoluzione dello stato psico-fisico.
La partecipazione allo studio multicentrico non comporta rischi, non è retribuita ed è molto importante per la Ricerca e per la salute pubblica: ciascuno avrà contribuito personalmente allo sviluppo di possibili benefici per le generazioni future.

Lo studio prospettico EpiREVAMP è la linea di ricerca specifica all’interno del Progetto multicentrico “Controllo e risposta alla violenza su persone vulnerabili: la donna e il bambino, modelli d’intervento nelle reti ospedaliere e nei servizi socio-sanitari in una prospettiva europea – REVAMP”, finanziato dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM 2014) del Ministero della Salute. Dati preliminari hanno evidenziato che lo studio REVAMP è in grado di identificare un campione di 1.500 donne che hanno subito violenza.

Dal campione saranno arruolate 200 donne, che saranno appaiate per omogeneità di fattori socioambientali con altrettante donne che non hanno subito violenza.

fonte: ufficio stampa

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