La medicina di emergenza minacciata in Toscana dalla de-medicalizzazione del 118

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Firenze, 5 novembre 2018 – La Regione Toscana continua imperterrita nella sua opera di de-medicalizzazione strisciante del 118 che sta assumendo l’aspetto di un autentico smantellamento della presenza medica in emergenza.

Non è stata mantenuta la promessa, fatta dagli organismi competenti della Regione, sin dal dicembre 2017, di emanare una delibera regionale per il riordino del sistema di emergenza sanitaria territoriale. Lo SMI Toscana aveva chiesto, già dal mese di luglio, l’istituzione di tavoli tecnici condivisi con le Organizzazioni Sindacali mediche ed infermieristiche e con le rappresentanze delle associazioni di Volontariato. Nessuna risposta!

Al contrario, sta avanzando una riorganizzazione silente, con protocolli già firmati, affidata, o meglio, delegata ai responsabili delle Centrali Operative che, malgrado la indiscussa competenza tecnica, non possono avere una visione generale del Sistema regionale che, invece, deve essere frutto di un incrocio tra criteri, parametri condivisi e le esigenze delle Comunità Locali in relazione al diritto costituzionale alla vita ed alla salute di tutti i cittadini ed in tutti i territori.

In molte zone si elimina il soccorso con medico a bordo, in altre lo si sostituisce con le ambulanze infermieristiche, responsabilizzando in modo improprio e pericoloso, la stessa figura dell’infermiere, indubbiamente qualificato per le prestazioni di sua pertinenza deontologica, ma non per un atto medico delegato, con somministrazione di farmaci di primo soccorso su diagnosi ed indicazioni impartite solo telefonicamente, da un medico della Centrale Operativa.

La Regione Toscana, ancora una volta, decide d fare una scelta ‘teleguidata’ ai tecnici subordinati, senza una visione complessiva e senza condivisione con i rappresentanti istituzionali delle comunità locali, degli operatori sanitari, delle associazioni di Volontariato. La Regione Toscana continua a scegliere un orientamento liberista, privilegiando il risparmio sui costi alla qualità del servizio ai cittadini, scelta errata nei calcoli numerici quanto ingiusta nei contenuti umani e sociali.

Lo SMI intende decisamente affermare il diritto di ogni persona che vive sul nostro territorio ad avere un soccorso adeguato in emergenza sia che abiti in un’Area Metropolitana o in una città oppure viva in una zona a bassa densità abitativa montana o insulare. Lo SMI, da solo, per questo inalienabile diritto, bloccò nel 2016, la chiusura prevista, su tutto il territorio nazionale della Guardia Medica notturna.

Lo SMI, in questi mesi, svilupperà tutte le iniziative di lotta per tutelare questo stesso diritto; e, allo stesso tempo, ricercheràun confronto con le istituzioni regionali,con i Sindaci e con l’ANCI Toscana. Facciamo appello ai cittadini e a chiunque voglia condividere questa giusta e sacrosanta battaglia a tutela della salute.

Nicola Marini
Segretario Regionale del Sindacato Medici Italiani (SMI)

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