Infezioni ospedaliere, in Italia la prevalenza è superiore alla media europea

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“Alcuni batteri ultraresistenti restano sensibili a pochissimi antibiotici e si sono recentemente diffusi negli ospedali italiani, raggiungendo in alcuni casi proporzioni molto elevate”, prof. Gian Maria Rossolini, Direttore Laboratorio Microbiologia e Virologia A.O.U. Careggi di Firenze

ospedale-medici-corsiaFirenze, 5 novembre 2016 – Le infezioni acquisite dai pazienti sottoposti a cure mediche ricoverati presso le strutture ospedaliere (infezioni nosocomiali) sono una causa importante di morbosità e di mortalità e una voce di spesa importante per il sistema sanitario. In Europa, la prevalenza di queste infezioni si aggira attorno al 6% fra i pazienti ricoverati, con un numero stimato di circa 3.200.000 di casi all’anno e un costo stimato di circa 6 miliardi di euro all’anno. In Italia, la prevalenza di queste infezioni è leggermente superiore alla media europea, con un numero stimato di circa 300.000 casi all’anno.

Vari tipi di microrganismi possono essere sono responsabili delle infezioni nosocomiali. Tra i batteri, i principali responsabili sono gli enterobatteri (soprattutto Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae), gli stafilococchi, i batteri Gram-negativi non fermentanti (soprattutto Pseudomonas aeruginosa ed Acinetobacter), gli enterococchi e il Clostridium difficile. Tra i funghi i principali responsabili sono le candide di varie specie. L’importanza relativa di questi patogeni può variare nei vari paesi. In Italia, gli enterobatteri (Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli) e Pseudomonas aeruginosa si collocano ai primi tre posti.

Il fenomeno della resistenza agli antibiotici rende i batteri insensibili a questi farmaci e riduce le possibilità di trattamenti efficaci. Tale fenomeno è favorito dall’uso degli antibiotici e tende ad essere particolarmente rilevante tra i batteri responsabili delle infezioni nosocomiali (in ambiente ospedaliero si fa tipicamente più uso di antibiotici) e rende più difficile il trattamento di queste infezioni.

Recentemente, tra i batteri responsabili delle infezioni nosocomiali, sono evoluti ceppi capaci di resistere alla maggior parte degli antibiotici disponibili (ceppi ultraresistenti), che sono molto difficili e talvolta impossibili da trattare. La comparsa di questi batteri ultraresistenti ci riporta drammaticamente indietro di oltre mezzo secolo, ai tempi in cui non esistevano farmaci per trattare le infezioni, che erano una importante causa di morte.

Tra i più importanti batteri ultraresistenti che possono causare infezioni nosocomiali sono da ricordare gli enterobatteri (soprattutto la Klebsiella pneumoniae) resistenti ai carbapenemi (CRE) e le Pseudomonas aeruginosa ultraresistenti.

Entrambi i tipi di batteri ultraresistenti restano sensibili a pochissimi antibiotici e si sono recentemente diffusi negli ospedali italiani, raggiungendo in alcuni casi proporzioni molto elevate. La Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, ad esempio, è responsabile di circa un terzo dei casi di infezione da Klebsiella, che come ricordato in precedenza è la causa più frequente di infezione nosocomiale in Italia.

fonte: ufficio stampa

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