Infarto, si trascurano i sintomi per timore di entrare in ospedale. Paura del contagio da Covid-19

Allarme del Centro Cardiologico Monzino insieme ai cardiologi italiani: troppi pazienti trascurano i segnali di infarto per paura di entrare in ospedale e arrivano in Pronto Soccorso con ritardo e in situazione già critica

Milano, 25 marzo 2020 – “Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus abbiamo registrato una diminuzione vicino al 30% degli accessi al nostro Pronto Soccorso Cardiologico, l’unico dedicato esclusivamente alle malattie cardiovascolari. Purtroppo però i pazienti che arrivano al nostro pronto soccorso con ritardo rispetto all’insorgenza dei sintomi, sono mediamente più compromessi e pertanto richiedono interventi più complessi e rischiosi e meno efficaci. Segno che i cittadini sottovalutano i sintomi dell’infarto e aspettano troppo a lungo prima di accedere all’ospedale spesso per paura del contagio da Coronavirus. Ma così mettono ancora più a rischio la loro vita”.

Parla, a nome di tutto il Centro Cardiologico Monzino, Emilio Assanelli, medico responsabile del Pronto Soccorso del Monzino, una delle figure in trincea nell’emergenza Coronavirus, unendosi all’appello lanciato dalla Società Italiana di Cardiologia.

“Capiamo la paura dei pazienti, ma li invitiamo ad avere fiducia in noi e nel sistema sanitario regionale, che ha creato la rete degli hub cardiologici perché i malati di cuore possano curarsi in luoghi protetti – spiega Assanelli -.Anche in emergenza virus possiamo curarli al meglio, come abbiamo fatto fino a gennaio. Abbiamo riorganizzato completamente tutto l’ospedale, creando in pratica percorsi separati per pazienti in cui si sospetta infezione da Coronavirus, a partire appunto dal Pronto Soccorso. Qui facciamo un pre-triage: è il personale sanitario ad andare incontro al paziente in una zona protetta, misurare la temperatura e fare le domande necessarie circa i suoi contatti con persone positive al virus. Se c’è un sospetto, il paziente entra da subito in una zona isolata “Coronavirus”. Ovviamente se c’è un’urgenza cardiologica indifferibile la trattiamo immediatamente. Ma lo facciamo con misure di precauzione molto avanzate e, in ogni caso, risolta l’emergenza, il paziente viene testato e, se risulta sospetto, continua il suo percorso in area “Coronavirus”.

Da due settimane la Regione Lombardia ha definito il Centro Cardiologico Monzino come un centro “hub” (di riferimento) di altre strutture lombarde, per il trattamento delle emergenze cardiovascolari chirurgiche, vascolari, e coronariche. Significa che vengono trasferiti al Monzino da altri ospedali, in prima linea per trattare i soggetti affetti da Coronavirus, i pazienti che necessitano di procedure di cardiochirurgia, cardiologia interventistica e aritmologia.

Viceversa alcuni pazienti del Monzino nei quali è stata accertata infezione da Coronavirus, vengono trasferiti, ove possibile, ad altri ospedali. La gestione dei trasferimenti viene effettuata da una Unità di Crisi regionale che funziona in modo efficiente.

In quanto hub, il Monzino ha quindi definito percorsi specifici per i pazienti che necessitano di cure cardiovascolari urgenti e separato reparti che ospitano pazienti potenzialmente o sicuramente affetti da infezione da Coronavirus, creando, per così dire, due ospedali.

“Insieme a tutti gli ospedali lombardi combattiamo con tutte le nostre forze per reggere l’urto del Coronavirus e continuare a salvare il cuore e la vita dei pazienti cardiopatici – conclude Assanelli – A loro chiediamo di collaborare con noi, evitando di nascondere o trascurare i sintomi quali dolore al petto, eventualmente irradiato alle braccia e al collo e associato a sudorazione e mancanza di fiato, e recandosi subito in ospedale senza paura”.

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