HIV, rischio sottovalutato e diagnosi tardive. Alla base del contagio rapporti non protetti con ‘untori’ inconsapevoli

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Professoressa Antonella d’Arminio Monforte, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano: “La metà di coloro che arrivano alla diagnosi di HIV sono già immunodepressi. Per una maggiore prevenzione diventa necessaria la collaborazione con la community per una maggiore diffusione del test rapido e un incremento della sinergia tra medici specialisti di diverse discipline”. A Roma il V meeting della Coorte ICONA su HIV/AIDS ha confermato il numero di nuove infezioni contratte ogni anno. Evidenziati da parte della Fondazione numeri preoccupanti sulla consapevolezza dell’infezione da parte dei più giovani

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Roma, 2 febbraio 2019 – Il V meeting della Coorte ICONA tenutosi a Roma ha offerto nuovi spunti sul tema dell’HIV. Icona è una Coorte che coinvolge circa 17mila pazienti sieropositivi, arruolati quando non fanno ancora la terapia antiretrovirale. Icona è nata nel 1997 ed è Fondazione dal 2007; è una delle poche coorti al mondo in grado di fornire dati attendibili sul ruolo dei primi trattamenti sull’HIV su parametri epidemiologici, clinici, biologici e comportamentali. Conta 52 centri in tutta Italia, è un osservatorio d’eccellenza della situazione epidemiologica nazionale.

Gli specialisti della Fondazione hanno rilevato che in Italia i nuovi casi sono dovuti soprattutto al contagio sessuale, sia tra Maschi che fanno Sesso con Maschi (MSM), sia nei rapporti eterosessuali. In quest’ultimo ambito spesso il rischio è sottovalutato, poiché non si pensa che il partner possa aver contratto il virus anche molti anni prima, in una relazione precedente: un primo elemento che rivela quanto il test possa essere utile.

Un’altra considerazione che emerge è che è aumentata la fascia d’età dei nuovi casi, colpendo soprattutto trentenni e quarantenni.

“L’aspetto più preoccupante è che circa la metà di coloro che arrivano alla diagnosi di HIV sono già molto immunodepressi, rivelando tardiva la stessa diagnosi – rivela Antonella d’Arminio Monforte, Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano e Presidente della Fondazione Icona – Addirittura il 20% è rappresentato da soggetti con grave immunodepressione (con conte di CD4 inferiori alle 200 cellule/ml) o con AIDS conclamato. La costanza negli anni di questi numeri e la diffusione del fenomeno in numerosi Paesi europei testimoniano l’elevata percentuale di diagnosi tardive, ragione alla base della presenza dei cosiddetti untori, coloro che sono inconsapevoli di essere affetti dall’infezione e non prendono le adeguate precauzioni. Questo è l’aspetto più negativo dei dati. La diffusione del virus si origina infatti molto più da questa categoria (oltre che da coloro che pur consapevoli di essere affetti dall’infezione non seguono alcuna terapia) che da soggetti affetti da HIV ma sotto trattamento e con bassa carica virale”.

Come fare prevenzione
Per far emergere il sommerso si seguono due direttrici. La prima è relativa all’aumento del test nei gruppi a rischio, le cosiddette key population (uomini che hanno rapporti con altri uomini, tossicodipendenti, detenuti, sex workers, transgender).

I test rapidi sono ancora troppo poco diffusi, esiste un solo check-point adibito a tale scopo in Italia, a Bologna, mentre dovrebbero essercene numerosi, vicino alle zone della movida e in altre aree strategiche. A tale proposito, a Milano, in accordo con il Comune di Milano, il prossimo 5 febbraio aprirà il primo check-point cittadino, presso la Casa dei Diritti in via de Amicis. In questo processo è fondamentale l’apporto della community, in quanto un gesto fatto da pari a pari può essere accettato più facilmente.

“La seconda direttrice da seguire invece coinvolge più direttamente noi specialisti infettivologi, che dobbiamo avviare una campagna educazionale nei confronti dei nostri colleghi di altre aree che dovrebbero sottoporre al test soggetti affetti da patologie indicative di immunodepressione che giungono alla loro osservazione” aggiunge la professoressa d’Arminio Monforte.

“I nuovi studi su HIV/AIDS presentati al Congresso di Roma hanno testimoniato il prosieguo di una vivace attività scientifica – conclude d’Arminio Monforte – Da sottolineare che l’attività della Fondazione avviene senza finanziamenti pubblici e con il solo supporto delle aziende. È tuttavia necessario portare avanti queste ricerche e siamo grati alle nuove generazioni di specialisti che hanno portato grande entusiasmo e nuovi stimoli. Un apporto fondamentale, visto che la lotta contro l’AIDS non è affatto terminata”.

La malattia, come è noto, ad oggi si controlla ma non si guarisce e non esiste nessun vaccino.

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