Frattura del femore, ogni anno 175mila persone ricorrono al Pronto Soccorso

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Bari, 9 novembre 2018 – Nel nostro paese ogni anno più di 175mila persone fanno ricorso al pronto soccorso per fratture di femore (90 mila) vertebrali (70mila)e polso (15 mila) con la possibilità che il loro numero sia complessivamente più alto considerando quelle non diagnosticate, e in quasi l’80% dei casi si tratta di donne con un’età superiore ai 65 anni.

La frattura del collo del femore è caratterizzata da una percentuale di mortalità pari al 5% in fase acuta e del 15-25% entro un anno, con un’incidenza sovrapponibile a quella per ictus e per carcinoma mammario. Inoltre, nel 30% dei casi il paziente avrà una disabilità permanente e una riduzione delle sue capacità di deambulare in maniera autonoma.

È quanto emerge dai lavori del 103° Congresso nazionale della Società italiana di ortopedia e traumatologia in corso di svolgimento alla Fiera del Levante di Bari.

Secondo i presidenti del Congresso, prof. Biagio Moretti e dott. Vincenzo Caiaffa, “i notevoli costi socio-sanitari di una patologia così diffusa e invalidante rappresentano una vera e propri sfida per il Sistema sanitario nazionale. Le Aging Fractures (fratture da fragilità dei pazienti anziani) rappresentano spesso la conseguenza di una fragilità scheletrica secondaria in genere all’osteoporosi. L’incremento dell’incidenza di questa malattia viene definito come epidemia silenziosa perché spesso resta come una patologia sotto diagnosticata e senza un adeguato trattamento farmacologico finalizzato alla prevenzione delle fratture da fragilità, responsabili di gravi disabilità motorie con riduzione della qualità della vita e conseguente perdita della autonomia”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità a causa dell’osteoporosi, ogni tre secondi si verifica una frattura di femore, di polso o di vertebra, e nelle donne con età superiore ai 45 anni le fratture da osteoporosi determinano un numero di giornate di degenza ospedaliera maggiore rispetto ad altre patologie quali l’infarto del miocardio, il diabete o il tumore della mammella.

“Il femore, le vertebre, il polso e l’omero – ricordano il prof. Moretti e il dott. Caiaffa – sono i distretti ossei maggiormente colpiti dall’osteoporosi e l’evento fratturativo è spesso conseguenza di un trauma banale a bassa energia come una caduta anche tra le mura domestiche. Una frattura vertebrale, anche se clinicamente misconosciuta, è però causa di un significativo aumento del rischio di andare incontro a nuove fratture della colonna fino a 5 volte in più rispetto alla popolazione normale e con un rischio raddoppiato nei riguardi delle fratture di femore prossimale”.

Per gli ortopedici, gli antiscivolo nelle docce e la riduzione del numero di tappeti a casa sono delle misure preventive che possono evitare cadute e fratture.Tra i fattori di rischio correggibili i principali sono le carenze alimentari di calcio e un’inadeguata assunzione di vitamina D che nell’anziano deve quasi sempre essere integrata farmacologicamente. Inoltre, per prevenire ulteriori fratture da fragilità è indispensabile una volta inquadrato il paziente ed eliminati i fattori di rischio andare ad impostare un’adeguata terapia farmacologica.

Ad oggi, sono numerosi i farmaci a disposizione e deve essere lo specialista ad impostare la terapia più idonea per ogni singolo paziente.
Al 103° Congresso della SIOT, che ritorna a Bari dopo 34 anni, prendono parte circa 3.000 ortopedici e traumatologi provenienti da tutta Italia e anche da altri Paesi.

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